Vittorio Tiralongo ucciso dai separatisti sudtirolesi riconosciuto dal Presidente Mattarella come vittima del terrorismo. Urzì: "Finalmente: è tra gli eroi della nazione"
Tiralongo venne ucciso nel 1964 da un'organizzazione secessionista antitaliana con un colpo di fucile, mentre prestava servizio nella caserma di Selva dei Molini

ROMA. Erano le 21:30 del 3 settembre 1964 quando il Carabiniere Vittorio Tiralongo venne assassinato all'esterno della caserma di Selva dei Molini, in Alto Adige con colpo di fucile esploso dai componenti di una organizzazione secessionista antitaliana. Tiralongo, 60 anni dopo i fatti, è stato insignito dal capo dello Stato Sergio Mattarella del titolo di vittima del terrorismo.
Nato a Noto (SR) l’8 ottobre 1940, Tiralongo si arruolò nell’Arma nel 1961 e dopo le prime esperienze professionali in Reparti della Regione Toscana, fu trasferito in Trentino Alto Adige dove prestò servizio prima a Cavalese e, dal 1964, alla Stazione di Selva dei Molini, dove venne ucciso.
La notizia dell'insignazione è trapelata dalla vedova e dalla figlia, che in tutti questi anni hanno richiamato le istituzioni repubblicane ad assumere una posizione chiara di riconoscenza. A rendere nota la notizia è l'Onorevole Alessandro Urzì, capogruppo in commissione Affari Costituzionali. “Con la concessione del titolo di vittima del terrorismo, ai sensi della legge dello Stato, il carabiniere Vittorio Tiralongo viene finalmente ascritto nel novero degli eroi della Nazione, dei martiri della Repubblica a cui l’intero paese riconosce il valore del sacrificio – dichiara Urzì - Questo riconoscimento è anche un monito affinché mai più violenza politica ed estremismi ideologici nonché radicalismi separatisti possono attraversare le belle vallate dell’Alto Adige e si possa finalmente trovare anche un luogo dove potere degnamente celebrare queste vittime in provincia di Bolzano dopo decenni di oblio”.
“Tiralongo – prosegue Urzì - da carabiniere poco più che ragazzino si era trovato a prestare il proprio servizio prima in Trentino e poi lassù, in una delle più sperdute valli dell’Alto Adige dove imperava in quegli anni la banda, come veniva soprannominata sarcasticamente, dei “quattro bravi ragazzi della Valle Aurina”, autori di una serie impressionante di attentati e omicidi. Chiarissimo il contesto, chiarissima la matrice, chiarissimo l’utilizzo della medesima arma in successive operazioni terroristiche eppure per lunghi anni la propaganda secessionista ha sempre voluto offuscare il sacrificio di Tiralongo anche spesso usando modalità infamanti”, conclude l'Onorevole.


















