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Il Consiglio dei ministri stanzia 18 milioni di euro per il progetto 'Santa Chiara Open Lab'

Il progetto costa complessivamente 40 milioni di euro tra l'investimento pubblico e quello a carico di privati. Sono otto i moduli di interventi tra via S. Bosco, ex S. Chiara e via S. Croce

Di Luca Andreazza - 29 giugno 2017 - 16:37

TRENTO. Novità per il progetto 'Santa Chiara Open Lab', il decreto del Consiglio dei ministri assegna 18 milioni di euro al Comune di Trento, che quindi può dare il via libera alla successive azioni inserite nel piano di riqualificazione del compendio.

 

"E' un risultato importante - spiega l'assessore Italo Gilmozzi - in quanto ora abbiamo la certezza del finanziamento e in settembre con la variazione di bilancio si liberano circa 12 milioni di euro da poter investire altrove".

 

II Comune ha partecipato alla procedura di selezione indetta dalla Presidenza del consiglio dei ministri individuando per la presentazione della domanda al finanziamento l'isolato compreso tra via San Giovanni Bosco, il parco S. Chiara e via S. Croce, con particolare riferimento al comparto comprendente gli edifici dell'ex Casa di Riposo, dell''emergenza freddo', dell'ex mensa S. Chiara e della chiesetta del Redentore su via San Giovanni Bosco.

 

Il decreto dispone una prima ripartizione del Fondo per il finanziamento degli investimenti e dello sviluppo infrastrutturale dell'Italia, destinando 270 milioni di euro per il biennio 2017 e 2018 e 260 milioni di euro per l’anno 2019 per il finanziamento degli interventi inseriti nel Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia.

 

Per l'attuazione del programma è stata autorizzata la spesa di 500 milioni di euro per l'anno 2016 con un finanziamento previsto fino ad un massimo di 40 milioni di euro per il territorio di ciascuna città metropolitana e di 18 milioni di euro per i comuni capoluogo di provincia, sulla base di quanto richiesto da ogni singola città e del punteggio conseguito in esito alla procedura di selezione dei progetti presentati. Il bando persegue la finalità della rigenerazione delle aree urbane degradate, considerando le 'periferie' nel significato di 'aree urbane caratterizzate da situazioni di marginalità economica e sociale, degrado edilizio e carenza di servizi'.

 

Il comparto edilizio individuato dall'amministrazione comunale possiede i requisiti identificati dal bando dal punto di vista della marginalità sociale (alcuni degli edifici e l'area in oggetto costituiscono saltuaria dimora di persone con esistenze ai margini della società) e del degrado edilizio (gli edifici sono sostanzialmente dei 'ruderi urbani').

 

Il Servizio Edilizia pubblica, sulla scorta del documento preliminare redatto nel mese di luglio dello scorso anno e delle disponibilità dei soggetti pubblici e privati che hanno manifestato il proprio interesse a partecipare all'iniziativa, ha quindi elaborato il progetto di fattibilità tecnica e economica del 'Santa Chiara Open Lab – Programma di rifunzionalizzazione e riuso sostenibile dell'area Santa Chiara'.

 

"La realizzazione del piano di lottizzazione - aggiunge Gilmozzi - è coerente con le finalità generali di riqualificazione urbana e la compartecipazione al progetto da parte di un privato con un investimento a proprio carico rilevante: i costi previsti dal piano di lottizzazione sono a totale carico del proponente privato e non danno accesso ad alcuna parte dell'eventuale finanziamento che dovesse essere concesso e corrisponde ad un'importante opportunità per aumentare le possibilità di successo per l'ammissione al finanziamento".

 

Il costo complessivo, presunto, per la realizzazione di tutti i moduli funzionali proposti nel progetto di fattibilità tecnica e economica ammonta a circa 41 milioni di euro, 18 milioni dei quali per interventi pubblici. I restanti 23 milioni di euro sono a carico delle iniziative private.

 

Sono due le finalità del piano, il primo è quello dell'aumento del livello di sicurezza reale e percepita e quindi quello dell'aumento della capacità di resilienza urbana, che vengono perseguiti attraverso una molteplicità di azioni, individuate per offrire risposte efficaci su più livelli.

 

Questo progetto si articola in otto moduli funzionali, si inizia dalla ristrutturazione dell'edificio ex casa di riposo in via San Giovanni Bosco (proprietà del Comune) per realizzare la nuova sede degli uffici tecnici comunali, quindi si passa al restauro dell'edificio ex mensa S. Chiara (proprietà Comune) per la nuova sede degli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti, dell'Urban Center e del Centro giovani.

 

Si va poi dal restauro dell'edificio ex sede degli uffici dell'Azienda pubblica di servizi alla persona (Apsp) Civica di Trento, di proprietà della stessa, con la realizzazione della nuova sede del Centro anziani, di alcune unità di co-housing e del nuovo asilo nido interaziendale della Civica al restauro a fini conservativi della Chiesetta del Redentore (proprietà dell'Apsp Civica di Trento) per un possibile utilizzo a fini culturali e divulgativi.

 

Il progetto prevede anche la riqualificazione degli spazi aperti e del tessuto connettivo del comparto, ma anche lo sviluppo di nuovi sistemi e soluzioni per la sicurezza urbana in ambito 'smart city', modulo in cui si inserisce la partecipazione del proponente privato U-Hopper srl, con parte degli oneri a proprio carico.

 

Gli altri interventi riguardano l'attività di promozione e formazione sui temi della resilienza urbana e la realizzazione del piano attuativo di iniziativa privata su terreno di proprietà di Habitat spa, proposta che riveste un interesse rilevante nell'economia generale del progetto elaborato dall'Amministrazione.

 

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