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La Provincia investe sull'innevamento artificiale e l'Altra Trento a sinistra chiede le dimissioni di Ugo Rossi. Mercalli: "Si scierà solo in alta quota. Alpi sempre più simili agli Appennini"

Le precipitazione nevose sono calate del 36% negli ultimi trenta anni. Il dossier 'Nevicate a Trento (1920-2017)' di Meteotrentino evidenzia questa tendenza. Un trend che non è dovuto al calo di precipitazioni invernali, ma al diverso rapporto tra neve e pioggia

Di Margherita Girardi e Emma Traina - 24 luglio 2017 - 07:46

TRENTO. La Provincia ha approvato un provvedimento per ampliare i bacini idrici per l'accumulo di acqua da utilizzare per l'innevamento artificiale. Una decisione che lascia sbalordita la consigliera comunale Antonia Romano targata l'Altra Trento a Sinistra, che chiede le immediate dimissioni del presidente Ugo Rossi.

 

"Non è certo con questi provvedimenti - commenta Romano - che si tutelano gli interessi delle categorie che si occupano di turismo, ma è necessario un rovesciamento di visione turistica della montagna. Versiamo in emergenza climatica: questo cambiamento e l'innalzamento delle temperature sta determinando da anni la diminuzione dell'innevamento naturale e lo scioglimento dei ghiacciai, senza dimenticare che tra il 25 aprile e l'1 maggio l'Adige non è riuscito a sfociare nel mar Adriatico, causando un ingresso di acqua marina nel letto del fiume per circa 12 chilometri".
 

Un calo del 36% delle precipitazioni nevose in città rispetto all’ultimo trentennio è infatti quanto salta all'attenzione se si analizza il dossier ‘Nevicate a Trento (1920-2017)’ a cura di Alberto Trenti, direttore di ‘Meteotrentino’.

 

"Il trend delle nevicate che coinvolgono le montagne circostanti la città di Trento -  spiega invece il noto climatologo Luca Mercalli - sarà simile a quello di tutte le altre zone alpine: gli inverni, come d'altronde già le estati, saranno caratterizzati da un significativo aumento della temperatura e, soprattutto a valle le giornate favorevoli alle precipitazioni nevose saranno sempre minori, a vantaggio di quelle piovose".

 

Le nevicate sono quindi diminuite, l'inversione termica accade sempre più spesso e questo può incidere su diversi settori, come quello turistico, ma anche ambientale e economico. Risulta chiaro che i primi a risentire di questi cambiamenti meteorologici saranno proprio i gestori di impianti sciistici, già da anni costretti a fronteggiare la mancanza di neve fresca. La prospettiva è la necessità di investire in un diverso tipo di turismo. Il futuro della neve, insomma, non gioca a nostro favore: la diminuzione di nevicate invernali comporterà anche una notevole calo delle risorse idriche in estate, rendendola una stagione sempre più infuocata. 

 

"Ad alta quota - aggiunge Mercalli - la situazione cambia leggermente. Si potranno trovare ancora cime imbiancate, ma, anche a una certa altezza, gli inverni saranno incostanti e frammentari e il clima sarà più affine a quello appenninico".

 

Il clima cambia e questo è un segnale evidente, ma diversamente da come si potrebbe pensare questo non è provocato dalla diminuzione delle precipitazioni invernali complessive, ma dal differente rapporto tra quelle nevose e quelle piovose, passate da un terzo a un quinto.

 

"L’aumento di piogge - chiarisce Trenti - si è verificato in seguito all'innalzamento delle temperature annuali, cresciute di 1 grado in città e tra i 2 e i 3 gradi in quota. Ecco che si parla del cosiddetto ‘effetto serra’: negli ultimi cent’anni sono state liberate, in seguito all'intervento dell’uomo, grandi quantità di combustibili fossili, principali emittenti di metano e anidride carbonica, conservate nella terra da millenni. Questo processo violento, rapido e innaturale ha creato un’onda d’urto contro l’atmosfera che ha risposto alzando la temperatura nei suoi strati più bassi. Si è creata in questo modo una ‘coperta’ che non permette al calore di fuoriuscire dall’atmosfera che si blocca così vicino al suolo".

 

Si può notare inoltre, seppur ad annate alterne, una ripresa delle nevicate dal 2006 rispetto agli anni ‘90 e primi 2000, dopo il boom a cavallo degli anni '60 e '80. Questa leggera riduzione è dovuta in primo luogo all’aumento delle piogge in inverno che, assieme alle giornate di sole, contribuiscono alla minor durata della neve.

 

Nell’ultimo secolo a Trento, in definitiva, si sono verificate 465 nevicate per un totale di 48 metri di neve. Sono stati solo due gli inverni completamente privi di 'bianco', quella del 1922-23 e del 2001-02: a Trento c’è quindi una probabilità del 98% che nevichi annualmente.

 

Mantiene invece il primato la nevicata dell’84-85, spesso definita ‘La nevicata del secolo’, durante la quale sono precipitati, in soli 7 giorni, quasi 2 metri di neve, mentre un altra data particolare è quella del 28 gennaio 2006, dove sono stati raggiunti 65 centimetri di neve in sole 24 ore.

 

A proposito delle nevicate nel periodo natalizio: se ne sono verificate in più della metà degli inverni, mentre sono state solo 19 quelle registrate a cavallo del 25 dicembre.

 

Non mancano chiaramente quelle fuori stagione: la serie storica di Trento riporta nevicate in 7 mesi diversi dell’anno (nel 70% degli autunni e delle primavere si sono verificati eventi nevosi), tra le più eclatanti si ricordano quelle di novembre del 2008, quando sono caduti 48 centimetri di neve, del marzo ’73 (36 centimetri) e dell’aprile del 1962 (28 centimetri).

 

Già dal 1916 in Italia si sono iniziati a costruire i primi Uffici idrografici per monitorare le precipitazioni e la portata d’acqua nelle diverse regioni. A controllo della zona alpina vi erano quelli di Parma e Venezia. Si è sentita però l’esigenza di istituirne un punto anche a Trento: nel 1920 viene costruito così l’Osservatorio Meteorologico in località Laste. A quasi un secolo dall'inaugurazione del centro, Alberto Trenti 

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