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Montagna, ritorno agli anni '80. Failoni: ''La Provincia ha compreso l'importanza dello sci alpino''. Mentre per l'Eea sarà sempre più in calo

Ieri l'assessore con il presidente Fugatti ha inaugurato l'impianto ''Fossadei-Malga Cioca'' andando a ribadire la sua visione per il futuro, parlando di bacini di raccolta e investimenti per lo sci alpino quando ormai da qualche decennio qualsiasi indicatore dice che le Alpi devono convertirsi ad altri modelli turistici. Mountain Wilderness: ''Non c'è nemmeno più un confronto''

Di Luca Pianesi - 24 febbraio 2019 - 15:11

TRENTO. ''La Provincia ha compreso pienamente l'importanza dello sci alpino e continuerà a sostenerlo''. Sembra una frase uscita dritta dritta dagli anni '80 e invece è quanto ha affermato ieri l'assessore provinciale al turismo Roberto Failoni durante l'inaugurazione della seggiovia a sei posti ''Fossadei-Malga Cioca'' nella ''sua'' Pinzolo. Una struttura che andrà a sostituire l'impianto del 1972 permettendo di superare 270 metri di dislivello in 3 minuti (prima ce ne volevano 8) per portare gli utenti dalla stazione a valle (a quota 1.484 metri) alla stazione a monte (quota 1.761 metri).

 

Insomma ben al di sotto della ''soglia'' dei 2.000 metri ritenuta ormai quota minima per sviluppare impianti e strutture sciistiche in grado di reggere sul piano dell'innevamento naturale se è vero, come certificano Ocse, Agenzia europea per l'ambiente, e praticamente tutti gli istituti di monitoraggio internazionali, che la temperatura sulle Alpi è cresciuta di circa il doppio rispetto alla media globale, a partire proprio dagli anni '80. Entro 20 anni, a ilDolomiti, il glaciologo del Muse Christian Casarotto spiegava che i ghiacciai andranno praticamente a scomparire dalle Alpi e non per niente l'Agenzia europea per l'ambiente (l'Eea e quindi il Parlamento Europeo) nello studio sull'impatto del cambiamento climatico in europea inserisce per le aree montane (comprese quelle del Trentino e dell'Alto Adige) la specifica voce ''meno turismo sciistico''.

 

 

 

 

 

Il calo, su base globale, rappresenta sempre più un trend e se anche in qualche annata, su scala locale, si può registrare qualche ottimistico ''segno più'' ci sono fiori di studi che lanciano un allarme per il futuro visto anche l'invecchiamento della popolazione e che il ricambio sulle piste non sembra poter garantire i numeri di presenze di 20 anni fa, nel prossimo futuro. Insomma neve sempre più scarsa, temperature sempre più alte, calo dei giovani e crescita del diversificarsi degli interessi, stanno spingendo il mondo del turismo verso nuove frontiere (votate sempre più a un turismo della montagna di stampo ''estivo''). L'annuale International Report on Snow & Mountain Tourism specifica nelle sue conclusioni che ''ovunque, la sfida è quella di attirare le generazioni più giovani che hanno dei modelli di consumo diversi e che spaziano rapidamente da un interesse all'altro''. E si specifica che non possono essere lo sci e gli impianti di risalita a rappresentare un modello turistico moderno. 

 

''In Trentino sembra che in poche settimane siamo davvero tornati indietro di 40 anni - spiega Franco Tessadri presidente di Mountain Wilderness -. Sentiamo che si torna a parlare dello sci alpino come modello turistico e intanto si sospendono i progetti che tentavano di ridurre il traffico sulle nostre montagne, come accaduto per il blocco all'accesso ai passi dolomitici. Si rilancia con i bacini di innevamento e si smantellano enti importanti di dialogo, come poteva essere il comitato faunistico provinciale. In questo modo si azzera il confronto con chi sta dalla parte dell'ambiente e della natura e assistiamo ad uscite di assessori che vanno avanti per la loro strada senza lasciare nemmeno degli spiragli di dibattito. O meglio il dialogo, forse, c'è ma solo ma con le lobby e gli imprenditori del settore. Si può dire, infatti, che con queste operazioni stanno facendo ben contenti alcuni senza pensare troppo al benessere collettivo e mostrando un'assenza di visione strategica. Il caso di Pinzolo è emblematico. Si inaugurano strutture, pagate da tutti i contribuenti, che, sul piano economico, faranno felici specifici imprenditori della zona senza pensare allo sviluppo dell'arco alpino in maniera coordinata e di sistema''.    

 

Failoni, albergatore pinzolese, durante l'inaugurazione ha ricordato di avere sciato in quei luoghi da bambino, e dunque, di esservi profondamente affezionato. "Questa è una scommessa vinta - ha detto - e dimostra che, se i territori coltivano un sogno, riescono a realizzarlo. E non finisce qui: realizzeremo altre opere, fra cui l'atteso bacino di raccolta, e poi guarderemo verso Campiglio. La Provincia ha compreso pienamente l'importanza dello sci alpino e continuerà a sostenerlo". 

 

"L'opera che inauguriamo oggi è un esempio di come, se i territori uniscono le forze, se sanno fare sinergie, tutti ne traggono benefici - ha detto il presidente della Provincia Fugatti anch'egli presente al taglio del nastro - . E proprio di questo abbiamo bisogno: di gioco di squadra, fra Provincia, Comuni, Comunità e privati, per fare sviluppo, per promuovere, come in questo caso, un turismo di qualità. Il taglio di questo nastro è un messaggio per tutto il Trentino". Un messaggio chiaro che pare ricordare a tutti che il passato è già futuro.

 

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