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L'Arcivescovo Lauro Tisi: “Dietro agli attentati non ci sono le religioni ma il commercio delle armi e i grandi imperi finanziari”

Dalle tragedie degli attentati al problema del lavoro in Trentino. L'intervista a monsignor Lauro Tisi. Venerdì incontrerà alcuni lavoratori. " Sul lavoro dobbiamo essere coscienti che il problema c'è e non dobbiamo fidarci solo delle statistiche e delle percentuali che non hanno davanti la concretezza della storia di tutti i giorni"

Di G.Fin - 21 dicembre 2016 - 19:02

TRENTO. Avere fiducia negli altri e non perdere mai la speranza. Questo il messaggio che l'arcivescovo di Trento Lauro Tisi ha lasciato questo pomeriggio all'incontro con ildolomiti.it prima delle festività natalizie. Un momento durante il quale si è parlato di temi legati all'attualità come il recente attentato a Berlino ma anche al problema del lavoro che sta attanagliando numerose famiglie trentine.

 

L'attentato di Berlino ha fatto ripiombare le comunità nella paura. Difronte al terrorismo e a quello che sta accadendo quale risposta si deve dare?

“Secondo me occorre tornare ad aver fiducia nell'incontrare le persone e nel fidarsi delle persone. Non ci sono altre alternative. Davanti a queste barbarie l'unico antidoto sono le reazioni dei cittadini che si stringono assieme, che ripartono dal dato della fiducia, dal piangere, dal soffrire, dall'immaginare e dal sognare assieme. Questo è quello che si vede anche in questi momenti. C'è tanta violenza ma quello che mi colpisce è che immediatamente scatta una reazione umana di ricordo e solidarietà, di struggente compassione che ci fa dire che la barbarie è forte ma l'ultima parola l'ha l'umano, il positivo”.

 

Cosa c'è dietro agli attentanti che stanno colpendo anche l'Europa?

“Dietro a queste operazioni non ci sono le religioni. Ci sono i potentati, il commercio delle armi, i grandi imperi finanziari e un'oligarchia di persone che ha in mano la finanza mondiale e decide le sorti del mondo alimentando percorsi di paura e angoscia. Quando gli uomini hanno paura, il manovratore può fare quello che vuole. Da questo punto di vista, tutto questo terrore è alimentato a costruire la possibilità affinché i manovratori percorrano la loro strada quasi indisturbati”.

 

Questi attacchi terroristici in alcuni casi cambiano, in peggio, la percezione delle persone sull'accoglienza dei profughi. Su questo tema cosa la comunità trentina deve fare in più?

“Occorre prendere atto della realtà oggettiva e non della realtà raccontata. Il grande problema che noi abbiamo è che oggi quello che viene raccontato della realtà diventa la realtà. E anche su queste telematiche si schematizza, si generalizza, si tende a vedere o il bianco o il nero delle cose e si va quindi fuori dalla realtà. Questo alimenta la paura, le azioni istintive ed emotive che non hanno una base di oggettività e di concretezza. Hanno in sé semplicemente il fantasma agitato della paura che queste ricostruzioni virtuali mandano in giro”.

 

Altra tema molto importante è quello del lavoro. Venerdì alle 14 incontrerà i lavoratori del Quid Hotel.

“Su questo fronte bisogna rendersi conto che il lavoro è una realtà presente e che segna la vita di tante famiglie e di tante persone. Senza lavoro non c'è futuro, non c'è progettazione. Dobbiamo essere coscienti che il problema c'è e non dobbiamo fidarci solo delle statistiche e delle percentuali che non hanno davanti la concretezza della storia di tutti i giorni. Da parte nostra avevamo il “Progetto speranza” per la partita del lavoro. A gennaio allargheremo questo tavolo per vedere di implementare le azioni in maniera concreta. Non mi illudo che questo possa risolvere tutti i problemi. Ma la soluzione verrà se ci metteremo attorno ad un tavolo ed ognuno ci metterà un po' del suo. Per quanto riguarda i lavoratori che incontrerò venerdì, per prima cosa li voglio ascoltare. Io la questione l'ho saputa dai giornali e nelle prossime ore la studierò. Per quello che posso cercherò di fare il possibile per venire incontro alle loro esigenze”.

 

Quale messaggio vorrebbe mandare alla comunità trentina?

“Il messaggio per i trentini lo prendo da papa Francesco: 'Non lasciatevi rubare la speranza', e non credete che tutto è nero, perché dentro la nostra realtà ci sono tante cose straordinarie. Per quanto riguarda i giovani, invece, dobbiamo tornare a stare con loro. Dobbiamo parlare con loro, progettare per loro ma soprattutto tornare ad accompagnarli ascoltando il loro vissuto”.

 

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