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Le Cinque Confraternite hanno i loro Gran Maestri, oggi l'investitura ufficiale

L'iniziativa nasce su intuizione di Stefano Grassi, presidente dell'Associazione Amici della Città e già papà del Palio delle Contrade. Grassi: "Si tratta dell'unione della cultura della gastronomia popolare e della storia per creare momenti socio-aggregativi"

I Gran Maestro delle Cinque Confraternite, da sx il sostituto di Mariano De Tassis (strangolapreti), Lino Tommasini (fasoi en bronzon), Roberto Bortolotti (canederli), Paolo Bolner (orzet) e Ivo Fadanelli (strudel)
Di Luca Andreazza - 26 novembre 2016 - 15:25

TRENTO. Oggi al Ristorante Rosa d'Oro si sono tenute le investiture ufficiali delle Cinque Confraternite della Cucina Trentina per opera dell'Associazione Amici della Città del presidente Stefano Grassi.

 

I Gran Maestri sono Roberto Bortolotti (Canederli), Paolo Bolner (Orzet), Mariano De Tassis (Strangolapreti), Lino Tommasini (Fasoi en Bronzon) e Ivo Fadanelli (Strudel).

 

"La cucina popolare - spiega Stefano Grassi - vanta secoli di tradizione. La vera cucina popolare è quella del popolo, dei contadini , delle classi meno abbienti: l'arte culinaria che si mescola con un'altra arte, ben nota, quella dell'arrangiarsi".

 

Le più grandi scoperte della gastronomia trentina sono avvenute mescolando ingredienti come il caso, la fantasia e la necessità: la mancanza di possibilità aguzzò l'ingegno della gente anche in campo gastronomico: "Così - continua Grassi - piccoli stratagemmi e abbinamenti impensati hanno dato vita alla cosiddetta 'cucina povera', semplice, ma gustosa, che si differenzia da quella dei ricchi signori che potevano permettersi ogni giorno carne, pesce e pane fresco".

 

I canederli sono gnocchi di pane, latte e uova, solitamente insaporiti con speck, prosciutto e formaggio e prezzemolo, l'orzet invece riporta la memoria alla cucina antica, di quando la donna di casa si alza presto e iniziava da subito a mettere sulla stufa a legna le pentole per preparare il pranzo e rimanevano a cuocere lentamente , fino a quando le campane del paese non suonavano il mezzogiorno.

 

Gli strangolapreti sono gli gnocchi verdi alla trentina e derivano dallo strozzapreti (piatto di origine toscana), modificato in quanto era il piatto preferito dai prelati. Il nome dei fasoi en bronzon deriva dal dialetto trentino e per bronzon si intende un particolare tipo di padella, la classica in bronzo di forma sferica, utilizzata per la cottura dei fagioli. Nel Medioevo, quando l'Europa era a rischio di spopolamento a causa dell'alta mortalità dovuta a epidemie e carestie che decimarono intere popolazioni e la gente incontrava grandi difficoltà per procurarsi il cibo, furono proprio i legumi e i fagioli ad assicurare un'importante fonte di proteine.

 

Ultimo, ma non per importanza, lo strudel vanta una ricetta che affonda le radici all'VIII secolo a.C., il tempo degli Assiri, senza dimenticare che simili dolci si trovavano anche nell'Antica Grecia.

 

"Le nostre tradizioni - prosegue il presidente - possono rappresentare un peso al nostro volerci aprire a nuove culture e nuovi stili di vita, ma è bello rivivere i momenti di un tempo, accompagnati dal cibo e dai suoi profumi e sapori, creando importanti momenti socio-aggregativi".

 

Le Cinque Confraternite appena nata in estate, sono già pronte a legarsi con l'altra creatura dell'Associazione Amici della Città: "Il Palio delle Contrade - conclude Grassi - rappresenterà l'ombrello che coniuga la tradizione gastronomica trentina e la vera storia medievale di Trento. L'organizzazione è già all'opera per riprendere le redini dell'evento dopo un anno di stop e per omaggiare la città con una festa unica nel suo genere, abbiamo già stretto un'importante sinergia con gli sbandieratori toscani". 

 

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