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Moschea, unioni civili e patrimonio immobiliare della curia, l'intervista al vescovo Tisi

"La libertà di culto vale per tutti" e sulle coppie gay: "Nessuno discrimini". Su Isa, l'immobiliare della curia, "un ripensamento serio"

L'arcivescovo di Trento Lauro Tisi
Di Giuseppe Fin - 03 settembre 2016 - 08:29

TRENTO. Una riorganizzazione del patrimonio immobiliare della Chiesa trentina e un chiaro invito a non discriminare “per il colore della pelle, per il genere o per l'orientamento sessuale”. L'ordinazione episcopale con l'ingresso di monsignor Lauro Tisi come nuovo arcivescovo di Trento è avvenuta nel pomeriggio di domenica 3 aprile 2016 nella cattedrale. A sei mesi di distanza Monsignor Tisi sta muovendo i primi passi nell'amministrazione della Diocesi trentina.

 

Come sono stati questi primi 6 mesi alla guida della Diocesi?

“La cosa che ho sentito interessante in questi mesi è stato l'incontro con le comunità e con tante persone. Questo nuovo servizio mi consente una maggiore interlocuzione attraverso la quale mi vengono affidate storie di fatiche e di sofferenze. Una ricchezza molto grande. Quando incontro le comunità vedo che ci sono delle enormi potenzialità spesso nascoste e non percepite.

 

Quindi tutto bene.

“Non tutto. Purtroppo ho percepito anche tre grosse problematiche. Una riguarda il lavoro che sta segnando in maniera pesante la vita delle famiglie. Poi c'è la realtà delle relazioni in generale, uno stato di angoscia che attraversa diverse persone. La questione dei migranti, infine, ma quando da semplici numeri sono diventati nomi e volti molti pregiudizi sono saltati.

 

Fin dall'inizio del suo mandato ha deciso di non vivere nel palazzo vescovile ma nella sua precedente casa, in un condominio. Continuerà a farlo?

Assolutamente. Continuerò ad abitare dove sono sempre stato. Il palazzo vescovile di piazza Fiera lo vedo come luogo istituzionale. Mi comporterebbe un regime di vita molto più costoso e soprattutto servirebbe più personale di servizio e un sacco di accorgimenti di cui posso fare a meno. Vivere in un condominio con altri è per me una grande opportunità di incontro.

 

Quindi la sua vita privata non è affatto cambiata.

Un po' sì, vorrei avere ancora la possibilità di passare inosservato lungo la strada. Mi manca un po' l'anonimato.

 

Nella sua prima “Lettera alla comunità” dal titolo “Silenzio e attesa” parla di una società che è stata caratterizzata negli ultimi anni dall'egocentrismo e dal narcisismo. Come mai?

C'è una cultura generale che è dominata dal narcisismo e non è solo una questione che riguarda il singolo individuo ma è strutturale al sistema di vita. E' una specie di rivendicazione di un Io che è ingordo e che vuole tutelarsi e blindarsi. Generalmente è un Io che si chiude, autoreferenziale. Dobbiamo però anche dire che sempre di più sta emergendo una specie di stanchezza nei confronti di questo egocentrismo.

 

Uno dei temi discussi nelle scorse settimane è stato quelle della possibile costruzione di una moschea anche a Trento. Cosa ne pensa?

“La libertà di culto vale per me e vale per gli altri. E' giusto che qualunque confessione religiosa abbia la possibilità di darsi un suo spazio dignitoso. La libertà di culto o c'è per tutti oppure per nessuno.

 

La chiesa in Trentino ha un immenso patrimonio immobiliare, un patrimonio collegato anche ad ordini e associazioni. Su questo ci dobbiamo aspettare dei cambiamenti nei prossimi anni ?

Il cambiamento sarà una linea irreversibile e l'alleggerimento del patrimonio immobiliare sarà una questione cruciale nei prossimi anni. Gli edifici devono essere usati sempre più per finalità di tipo sociale e quindi in alcuni casi ripensati. Questo accadrà senz'altro. Interverremo anche su Isa (la finanziaria della curia trentina, ndr) e il ripensamento sarà serio, non semplice e nemmeno immediato.

 

Oggi in Trentino ci sarà il primo matrimonio tra due ragazzi gay. Penso sia impossibile chiederle una benedizione, ma a due persone che promettono di amarsi reciprocamente cosa può dire?

Io non entro sul caso specifico ma sono contrario a qualunque atteggiamento discriminatorio. Qualsiasi discriminazione è sbagliata. Come ci sta insegnando Papa Francesco esiste la persona, non esiste la sigla. Quello che io veramente auspico è che impariamo tutti a valutarci in maniera assolutamente e profondamente umana senza etichettarci per il colore della pelle, per il genere di appartenenza o per l'orientamento sessuale. Certo, mi piacerebbe ci fosse tutto questo entusiasmo anche per i matrimoni tra eterosessuali.

 

 

 

 

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