Nel ghetto di Rosarno, tra latrine e criminalità, spunterà una casa costruita dai profughi 'trentini' grazie al crowdfunding
Il Collettivo Mamadou e Brave new alps hanno progettato un 'Hospital(ity) school', un centro multifunzionale che avrà il ruolo di presidio medico, scuola e punto legale nella piana di Gioia Tauro. Sarà inoltre possibile imprimere il proprio nome e cognome sull'edificio

TRENTO. Un segno indelebile della propria solidarietà: la possibilità di avere il proprio nome e cognome incisi nel legno trentino della struttura pensata per alleviare la situazione insostenibile nel ghetto di Rosarno. Come fare? Semplice, basta donare almeno 20 euro per realizzare la struttura multifunzionale 'Hospital(ity) school'. Questa la proposta del Collettivo Mamadou di Bolzano in collaborazione con Brave New Alps di Nomi.
La sinergia tra due realtà del Trentino Alto Adige sfocia infatti nella volontà di realizzare un edificio, costruito dai richiedenti asilo presenti nella nostra regione, che avrà la funzione di ambulatorio sanitario, scuola e primo punto legale.
"Questa iniziativa - spiega Matteo De Checchi del Collettivo Mamadou - parte dal basso e per finanziarci abbiamo aperto un crowdfunding (Qui info): siamo riusciti a raggiungere la quota di circa 2 mila euro, ma servono circa 4 mila euro in totale per concretizzare il progetto firmato dagli architetti Francesca Bonadiman, Michele Rossa e Lionella Biancon".
Ammassati come animali in ruderi fatiscenti o in accampamenti di fortuna tra i frutteti della piana di Gioia Tauro, sono migliaia i migranti che, per la raccolta della frutta, si trovano stipati nel ghetto di Rosarno, un'area composta da oltre cinquanta tende montate dal Ministero degli Interni nel 2010, anno della famosa rivolta degli immigrati.
"La situazione a Rosarno - aggiunge - è il simbolo della disumanità collettiva e sociale: il ghetto rappresenta un contenitore umano che sprigiona drammaticità e sgomento tra latrine a cielo aperto, spazzatura, mancanza totale di servizi minimi, disinteresse istituzionale e criminalità organizzata. Allo stesso tempo, questo luogo rilascia una carica di speranza e voglia di comunità e riscatto".
Una situazione sempre sull'orlo di una crisi di nervi: gli stranieri cercano di dividersi i pochi spiccioli per ogni cassetta di mandarini e arance, ma anche kiwi, pomodorini e tanto altro, consegnata al caporale di turno, mentre i residenti si trovano costretti, loro malgrado, a convivere in città con interi quartieri trasformati in ghetti.
"Alcuni ghetti - prosegue il Collettivo - sono stati chiusi e quindi i richiedenti asilo si sono riversati a Rosarno, aggravando una situazione già instabile. Ora si è sviluppato il fenomeno della prostituzione e del traffico di armi, senza dimenticare che le baracche nuove sono sempre in aumento: la baraccopoli è ormai formata e non sembra più un semplice luogo di passaggio per oltre 2.500 braccianti africani".
La struttura, ecosostenibile e dotata di pannelli fotovoltaici, diventerà un punto di riferimento per la costruzione di un percorso, dal basso, per promuovere l'emancipazione da condizioni di schiavitù e sfruttamento umano e lavorativo.
"Il nostro impegno - conclude De Checchi - non si ferma certo qui, visto che ormai da oltre un anno proponiamo corsi di prima alfabetizzazione e cerchiamo di sensibilizzare l'opinione pubblica e di raccogliere fondi per sostenere la nostra attività, anche attraverso spettacoli teatrali in giro per l'Italia e serate informative: dopo Milano e Torino ritorniamo in regione e il prossimo appuntamento per approfondire questa tematica è organizzato a Mori il 30 maggio".













