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Piazza Dante? Ce la racconta chi la vive: "Uno dei grandi problemi è che tra i centrafricani molti sono ragazzini abbandonati al gruppo"

Tobia è senegalese ma vive in Italia da quasi trent'anni. Ci racconta la geografia della piazza (le panchine, per esempio, sul lato Nord-Ovest sono zona dei nord-africani) che pochi giorni fa è esplosa nell'ennesima rissa. Lui sta a Nord-Est: "Sto con i miei amici. Siamo gente tranquilla perché siamo più vecchietti. C'è chi beve e c'è chi fuma. Magari alziamo la voce. Ma non creiamo fastidio"

Di Luca Pianesi - 06 giugno 2017 - 06:32

TRENTO. "Piazza Dante è un mondo a parte, un mondo che ha le sue dinamiche, i suoi equilibri, che negli ultimi tempi stanno saltando perché lì in mezzo (e il dito indica la zona di fronte alla Palazzina Liberty ndr) ci sono tanti ragazzini, troppi. Non hanno regole e alla fine comanda chi gliele dà". Tobia Piazza Dante la conosce bene. Sono anni che la frequenta, che la vive. "Vengo qui perché ci sono i miei amici - racconta - vengo qui perché se stai in questa zona sei al sicuro, stai sereno. Discutiamo, giochiamo. C'è chi beve e c'è chi fuma. Magari alziamo la voce, ci mandiamo a quel paese. Ma noi siamo tranquilli. Abbiamo una certa età, noi".

 

Piazza Dante fa discutere. A chiunque la attraversi, anche frettolosamente, pare una polveriera pronta ad esplodere. Ogni giorno arrivano notizie di controlli, di scontri e di liti più o meno violente. La scorsa settimana si è scatenata una maxi rissa legata a questioni di spaccio ma anche a ragioni etniche. Nord Africani contro Centro Africani. Sono volate le bottiglie e addirittura le biciclette. A riportare la calma c'hanno pensato le forze dell'ordine ma i due gruppi se la sono giurata. Il nostro tentativo è quello di capire più da vicino cosa sta succedendo. E vorremmo farlo parlando proprio con le persone che la popolano e la vivono giorno per giorno. Senza pregiudizi e senza preconcetti. Ci sono ubriachi e ci sono drogati. Ci sono immigrati e semplici poveretti. Anziani che si fanno i fatti loro sulle panchine e anche qualche bambino che insegue le anatre vicino allo stagno. Insomma c'è di tutto. C'è il mondo.

 

La zona dove sta Tobia è quella sul lato Nord-Est. La statua di Dante fa da fulcro come fosse una meridiana. Il braccio teso, verso Nord, segna uno dei tanti confini. A Nord-Ovest della Piazza ci sono le panchine in fila. Lì è zona dei Nord Africani "quelli spacciano, vendono il fumo. Stanno lì sulle panchine e lo passano ad altri ragazzi che poi lo portano in giro per la città con le bici". La zona della piazza cui dà, invece, le spalle la statua di Dante è quella dei Centro Africani. "Anche quelli spacciano - prosegue Tobia - e ogni tanto litigano con gli arabi. Spesso sono loro che superano il confine. Perché sono giovani. Molti hanno 16, 17 anni. Non hanno ancora testa. Arrivano con le barche e poi qui non hanno nessuno. Sono costretti ad affidarsi al gruppo. A chi gli dà le regole. Che molto spesso sono sbagliate".

 

Anche Tobia è centroafricano. Viene dal Senegal ma da trent'anni gira l'Italia. Prima la Puglia "che bella gente che ho trovato lì. Buoni. Generosi. Accoglienti. Ma voi italiani siete tutti bravi. Noi ogni tanto facciamo casino ma voi siete bravi a capire". Poi Milano, la Lombardia, Padova, Pavia e Trento "ho sposato una trentina io - aggiunge - sono uno che ha studiato, poi una sequela di eventi mi ha portato qui ma tutto parte dal Congresso di Berlino. Ne parliamo?". Eccome se ne parliamo. Tobia parla benissimo. Meglio di tanti italiani. Alla parola "sequela" trasaliamo. Alla domanda "ma lavori?", lui sorride e risponde "a singhiozzo". "Ma guarda che nella sede della Cgil, qui a Trento, quando entri trovi una mia foto. Io ho fatto tanti lavori. E mi avevano anche fotografato e messo su un poster". Noi diciamo di sì e sorridiamo dubbiosi.

 

Cita de Gaulle ci spiega che i problemi, per l'Africa, sono cominciati con il 1885 e con la fine del Congresso di Berlino. "Voi europei lì avete fatto finta di dare il via all'esplorazione dell'Africa e invece vi siete spartiti senza criterio le colonie. Ci avete messi insieme tra popoli che non c'entravano nulla. Insomma qualche guaio lo avete ben fatto". E nel finale, quando lo ringraziamo e facciamo per salutarlo, ci stupisce con un'ultima battuta: "Io - dice - come tanti qui, potrei essere una risorsa e invece mi tenete qui a fare da risorsa". Un gioco di parole su quel "risorse" che spesso viene usato, anche nei commenti su Facebook sotto gli articoli che parlano di immigrazione, in senso dispregiativo. Tobia, evidentemente la conosce. E ci scherza su.

 

Per la cronaca, abbiamo chiesto alla Cgil se quella foto esistesse davvero. Eccola qui.

 


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