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Profughi minorenni, ce ne sono più di 60, solo 5 ospitati in famiglie trentine. Zeni prende un impegno: "Anche qui promozione dell'affido"

In Alto Adige l'Azienda per i Servizi sociali Alexej Paoli ha lanciato un appello affinché le famiglie sudtirolesi si candidino a diventare le famiglia affidatarie di dei minori stranieri ospitati a Bolzano. Zeni: "Ottima idea". E assicura che approfondirà il tema

Di Donatello Baldo - 08 agosto 2017 - 18:28

TRENTO. Ci sono famiglie che decidono di aiutare i profughi a casa loro. Ma quel 'loro' si riferisce al soggetto, non all'oggetto. Sono le famiglie stesse che mettono a disposizione la loro casa, senza delegare ad altri, senza cercare scuse o semplici slogan. Ma anzi, rovesciando quello slogan dell' “aiutiamoli a casa loro” decidono di agire in prima persona.

 

Ci sono poi persone che scelgono di prendersi cura di qualcuno, senza dargli ospitalità ma facendosi in quattro per difenderlo, per tutelare tutti i sui diritti e tutti i suoi interessi, che scelgono per missione di 'prendersi carico' e 'accudire' un ragazzo o una ragazza in Italia senza genitori.

 

In Alto Adige il vicedirettore dell'Azienda per i Servizi sociali Alexej Paoli ha lanciato un appello affinché le famiglie sudtirolesi si candidino a diventare, anche solo per pochi anni, le famiglia affidatarie di questi adolescenti arrivati in Italia senza i genitori.

 

E oltre a questo appello, la stessa Azienda ha avviato un corso per diventare tutori di questi minori stranieri non accompagnati. Un tutore ha maggior voce in capitolo nella tutela dei diritti del 'soggetto debole', è compito suo accertarsi della formazione, della condizione fisica e psicologica.

 

E in queste ore, in Sudtirolo, si sta assistendo ad una vera e propria gara di solidarietà. All'appello per diventare tutori di minori stranieri non accompagnati stanno rispondendo in molti, pronti a dare la propria disponibilità a spendersi personalmente per garantire i diritti a questi profughi non ancora maggiorenni.

 

In Provincia di Bolzano sono una cinquantina, ragazzini e ragazzine che i genitori non li hanno più, oppure che li aspettano in Germania, ma la frontiera del Brennero è vietata: non si può passare. Per la legge, questi minori hanno diritto a una famiglia, sono tutelati dalla normativa italiana e dalle convenzioni internazionali.

 

A Bolzano, come dicevamo, sono tanti, accolti nelle strutture destinate ai profughi contrassegnati dall'acronimo Msna: minori stranieri non accompagnati. Sono per lo più adolescenti, tra i 15 e i 18 anni, arrivati in Italia attraversando il Mediterraneo oppure passando la via dei Balcani. Per loro è molto meglio una famiglia che li accolga; una struttura, una caserma, un container non è il luogo adatto per nessuno, ancora meno per un adolescente.

 

Ma in Trentino com'è la situazione? “Ad oggi ci sono 46 minori non accompagnati, 41 in struttura e 5 in famiglia - spiega Pierluigi La Spada del Cinformi – e per la precisione si tratta di 29 africani, 10 asiatici, 6 dell'Est Europa, 1 dal Sud America”.

 

I maschi sono 41, le femmine 5. Ma si arriva a 66, in realtà, se si considerano anche i 5 sedicenti minori su cui si deve determinare l'età e i 15 appena maggiorenni ma che per i prossimi sei mesi rimangono comunque all'interno dell'accoglienza minori.

 

Numeri pressoché uguali alla vicina Provincia di Bolzano, ma in Trentino non c'è una mobilitazione per promuovere l'affido. Uno strumento, quello dell'affido, già previsto dall'ordinamento, anzi dall'ordinamento incentivato e sollecitato.

 

La legge Zampa, approvata nell'aprile scorso dal Parlamento, su questo aspetto è molto chiara: “Gli enti locali possono promuovere la sensibilizzazione e la formazione di affidatari per favorire l'affidamento familiare dei minori stranieri non accompagnati, in via prioritaria rispetto al ricovero in una struttura di accoglienza”.

 

A Bolzano hanno avuto un'ottima idea”, dice l'assessore Luca Zeni, che spiega che anche in Trentino è tutto predisposto a livello procedurale: chi volesse candidarsi per l'affido può farlo anche subito. Sarà valutato, sarà fatto un colloquio e poi la famiglia affidataria, se rientra nei criteri, potrà accudire il minore e permettergli di lasciare la struttura di accoglienza.

 

Ma, come detto sopra, in tutto il Trentino sono solo cinque i minori che possono cenare in in una casa vera, imparare l'italiano dai 'fratelli' della loro famiglia affidataria, andare al mare o in montagna in estate, a sciare in inverno, che possono imparare da un adulto le regole sociali, il lessico familiare, l'educazione.

 

Solo cinque su più di sessanta. Gli altri sono in case-famiglia, nelle strutture di accoglienza, gli adulti con cui raffrontarsi sono operatori. Profughi come gli altri, non 'figli', seppure di genitori affidatari.

 

La norma e la procedura c'è anche a Trento, ma a Bolzano hanno fatto di più. Hanno pubblicizzato la possibilità di fare qualcosa per davvero. E si sono presentati in tanti con la richiesta in mano, disponibili ad aggiungere quel famoso posto a tavola.

 

Magari non tutti, o solo pochi, potranno farlo per davvero, molti daranno la loro disponibilità soltanto ad essere tutori. Ma è già qualcosa. “Da parte mia – afferma Zeni – c'è la volontà di approfondire e l'impegno a promuovere anche nella nostra provincia l'affido di minore straniero non accompagnato”.

 

“I minori, in generale, sono soggetti deboli e con maggiori fragilità – spiega l'assessore – e sulla loro tutela è impegnata anche l'accoglienza trentina. Però è vero – ammette – un minore non dovrebbe rimanere in una struttura, la famiglia è il luogo ideale, anche per promuovere al meglio l'integrazione”.

 

Di quello che in questi giorni succede a Bolzano l'assessore non ne era a conoscenza. L'abbiamo informato noi de ilDolomiti. Ora Luca Zeni si è preso l'impegno di approfondire e di promuovere maggiormente anche in Trentino la pratica dell'affido in famiglia dei tanti ragazzini che sono qui senza i loro genitori.

 

Ci contiamo, perché crediamo anche noi che ogni minore abbia diritto ad una famiglia, anche se affidataria se non sono presenti i genitori, anche solo di un tutore che abbia voglia di impegnarsi per qualcuno. Ci aspettiamo la realizzazione di una campagna ad hoc, ci aspettiamo che il numero di adolescenti stranieri accolti dalle famiglie trentini passi da cinque a molti di più.

 

Per poter dire di essere accoglienti veramente, per non usare lo slogan dell' “aiutiamoli a casa loro” quando a casa nostra, alla nostra tavola, c'è quel famoso posto in più. 

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