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Punto nascite di Cavalese, i numeri non ci sono ma Zeni non si arrende: "Cercheremo di prolungare la deroga e di chiedere nuovi standard di sicurezza"

Ieri sera l'incontro con i rappresentanti di Fiemme e Fassa per capire che margini ci sono per tenere aperta la struttura. Non sono bastate le proposte di pernottamento in valle gratis per le famiglie delle partorienti e gli accessi gratuiti a piscine e impianti per i pediatri. Ne servivano 6 sono 2 (e mezzo) e i parti sono stati solo 80 (500 quelli richiesti)

Di Luca Pianesi - 17 gennaio 2017 - 07:01

CAVALESE. Cavalese ultimo atto? "Ancora no. Non molliamo. Continueremo a interloquire con il Comitato per il percorso nascita nazionale per chiedergli di tenere aperta la struttura mentre cercheremo di ottenere degli standard di sicurezza particolari per i punti nascita degli ospedali di valle e di montagna". Non getta la spugna l'assessore alla sanità della Provincia Luca Zeni che ieri sera ha incontrato i sindaci di Fiemme e Fassa, la procuradora di Fassa, il presidente del Consorzio dei comuni, Paride Gianmoena, assieme al vertice dell’Azienda sanitaria (Bordon, Guerrera, Nardelli, Magnoni e il primario Annunziata Di Palma) e al dirigente del dipartimento Silvio Fedrigotti. Il tema sul tavolo era uno e uno soltanto: il punto nascita di Cavalese,

 

Non sono bastati, infatti, l'offerta di contratto a tempo indeterminato, le proposte dell'associazione "Parto per Fiemme" che assicurava l'acceso gratuito alle piscine, agli impianti di risalita, addirittura ad un centro sauna-benessere-fitness e persino la gratuità dei corsi di teatro per i figli di quei pediatri che avrebbero accettato di andare a lavorare a Cavalese. E non sono servite nemmeno le proposte per le famiglie prossime ad un parto di essere ospitate, sempre gratuitamente, negli alberghi a 3 o 4 stelle della Val di Fiemme nei 5 giorni prima e dopo il grande evento. Niente da fare: i pediatri non sono arrivati e i bambini nati nel 2016 a Cavalese sono crollati a 80. Pochi, pochissimi. Un numero lontanissimo da quello richiesto dalla legge per mantenere aperto un punto nascite: 500. 

 

La scorsa estate alla struttura di Cavalese (come a quella di Cles) era stata concessa una deroga purché riuscisse ad adeguarsi entro 6 mesi a dei rigidissimi standard di sicurezza. I sei mesi per la verifica scadono a fine mese e ad oggi non è riuscita l'operazione di attrazione dei pediatri. "Ne servivano sei - spiega l'assessore Zeni - e nonostante si sia cercato di fare l'impossibile siamo riusciti ad ottenere solo la disponibilità di un medico di quelli che hanno fatto il concorso, la disponibilità a fare qualche turnazione da parte di un altro e la mobilità di un terzo. Quindi, nei fatti, siamo a due medici e mezzo".  

   

La struttura di Cavalese, infatti, da tempo si sta avvinghiando in una spirale sempre più negativa: meno parti vuol dire essere meno attrattivi per i pediatri che con gli attuali numeri (una media di 6 nascite al mese) finirebbero per lavorare troppo poco, pochissimo; e meno pediatri vuol dire meno nascite. Insomma il percorso imboccato ha il sapore della condanna. E se nel 2015 le nascite erano state 232 (comunque meno della metà di quanto previsto per legge) quest'anno sono crollate anche perché dal novembre 2015 il punto nascita è aperto solo nelle ore diurne. Mancano i medici, i pediatri, appunto, e quindi mancano le condizioni di sicurezza richieste dal Comitato per il percorso nascita nazionale sulle 24 ore.

 

Il Comitato aveva concesso la deroga alla Provincia di Trento di tenere aperti il punto nascita di Cavalese e anche quello di Cles. In Val di Non però le cose sono andate molto diversamente. La corsa per rientrare negli standard previsti a livello statale sembra stia riuscendo: si sono raggiunti 461 parti del 2016 e la struttura è funzionare 24 ore su 24. Perché a Cles si è riusciti e a Cavalese no? "Perché a Cles il punto nascite era già molto più strutturato e la proposta di rotazione che abbiamo fatto a medici anche di Trento è stata subito accettata - prosegue Zeni - mentre a Cavalese per le ragioni legate alla sicurezza, abbiamo avuto il 100% di diniego. Inoltre Cles era già molto più vicina per numero di parti. Cavalese è vero che è arrivata a 80 parti l'anno scorso ma non va considerato quel dato. Negli scorsi anni eravamo introno ai 270. Troppo pochi, comunque, ma è a quello il numero al quale si deve fare riferimento, quando la struttura funzionava 24 ore su 24".

 

Fine gennaio, però, si avvicina. Mancano due settimane e la realtà è quella di una struttura lontanissima dagli standard richiesti per continuare a concedere la deroga. "Adesso ci muoveremo su due piani - conclude l'assessore alla salute della Provincia - da un lato nell'immediato interloquiremo con il Comitato per chiedergli di darci ancora del tempo e dall'altro cercheremo di agire sul lungo periodo per far cambiare le regole sulla sicurezza. Dobbiamo far passare il messaggio che i punti nascita di valle e di montagna possano avere degli standard diversi, per esempio il numero di 4 pediatri e non 6. In questo modo potremmo farcela. Non tutto è perduto". 

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