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"Qui si vive costantemente nel futuro tra la multi-culturalità, fame di successi e servizi all-inclusive in azienda", il viaggio di Francesca Musolino in Silicon Valley

La trentina ha visitato la sede dell'azienda di LinkedIn a San Francisco in Silicon Valley: un ufficio che non chiude mai e che rimane a disposizione ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette dei propri dipendenti

Di Francesca Musolino - 03 settembre 2017 - 16:51

SAN FRANCISCO (Stati Uniti). Venerdì scorso ho fatto serata a LinkedIn nella sede di San Francisco, un nuovissimo grattacielo di ventisei piani. Ormai non era la prima volta che visitavo un’azienda in Silicon Valley, essendosi appena conclusa la settimana del Silicon Valley Study Tour 2017, progetto che ogni anno porta una quarantina di ragazzi da diverse università italiane a conoscere dall’interno quest’altra parte di mondo, guidati da alcuni italiani che hanno deciso di lavorarci e viverci.

 

A parlare è Francesca Musolino la ragazza di 24 anni, studentessa di filosofia originaria di Riva del Grada vincitrice del Silicon Valley Study Tour, che avete aiutato ad andare negli States con un crowdfundingE come promesso Francesca ci racconta quello che ha visto in quella "valle" dove si sviluppano le tecnologie del domani e dove i più grandi gruppi del mondo (da Facebook a Google, da Cisco a Dropbox) hanno la loro principale sede. Un'esplorazione cominciata dall'aeroporto e che oggi si completa di tutto il viaggio. 

 

 

Quella sera, dopo un aperitivo in un incubatore di start-up, Roberta, che in Silicon Valley ci vive da anni, ha avuto la folle idea di accompagnare quindici di noi a giocare a LinkedIn.

 

 

Tempo di prendere un Uber e ci riuniamo all’ingresso. Sono le 11 di sera, ma trovare l’ufficio aperto non mi stupisce più. Nei giorni precedenti lei e altri dipendenti ci avevano ampiamente raccontato di come il loro ufficio non chiudesse mai, ma rimanesse a disposizione ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette.

Prima di entrare mi registro come visitatore accompagnato e insieme ai miei dati personali lascio la mia fotografia, per poi passare il tornello. So che i dipendenti di LinkedIn in realtà non hanno orari di lavoro: ho immaginato subito che lo scopo dei tornelli fosse quello di registrare l’identità di chi entra ed esce per questioni legate alla sicurezza, più che monitorare le ore effettive trascorse in ufficio.

 

Malgrado ne avessi sentito parlare, per la prima volta mi sembra di essere entrata in una città a se stante e mi ci sento parte. Salgo i diversi piani e visito la palestra, dove si organizzano attività sportive per i dipendenti, la silent disco e la sala prove di musica, diversi bar e caffetterie, la mensa con cucina a vista e corsi tenuti dallo chef, la gelateria, la terrazza con vista sulla baia, la sala videogiochi e delle stanze relax con divani e schermi. Solo alla fine mi accorgo della presenza di alcune grandi postazioni con scrivania e due monitor, in open space divisi per team e per settore.

In giro vedo diversi cartonati di Justin Bieber, che pare abbia visitato l’azienda recentemente, canestri appesi ai muri, maxi lavagne con lettere magnetiche, pannelli su cui colorare, poster di design e altre fonti di intrattenimento creativo non lasciate al caso. In questi spazi si lavora in gruppo per raggiungere obiettivi che nel migliore dei casi nascono proprio da intuizioni personali o iniziative collettive dei dipendenti, costantemente incentivate.

 

I dipendenti in Silicon Valley sono in realtà degli imprenditori, sempre spronati a rischiare intelligentemente e con convinzione. Proprio la cultura del fallimento costituisce una parte fondamentale dell’innovazione: il nuovo rappresenta sempre un rischio e se non fallisci mai è perché non hai rischiato abbastanza. Si lavora nella consapevolezza che niente in Silicon Valley è infinito e ciò spinge a mettersi in discussione quotidianamente.

 

Vivere in questo ambiente significa riuscire ad adattarsi velocemente al cambiamento per dominarlo e puntare sempre a qualcosa di più che lo svolgimento del proprio compito: 'you don’t excell if you just do your job'.

 

Sembrava controproducente offrire al dipendente l’opportunità di gestirsi autonomamente l’orario di lavoro, ma una volta entrati in quest’ottica capisco che non ha ormai più importanza: la qualità è data dal team e dal suo apporto innovativo nell'organizzazione. Il principale compito dell’azienda è quindi quello di tutelare il capitale umano, motivo per cui non solo si facilita l’ingresso dei lavoratori, in particolare dei sempre più richiesti ingegneri, ma ci si prende cura di loro per trattenerli in ufficio il più possibile.

Penso a tutto ciò mentre gioco a Guitar Hero e arrivo terza nella classifica dei dipendenti LinkedIn – cosa che in cuor mio vorrei facesse curriculum. Entro in un bagno 'inclusive' e mi rendo conto che è già passata un’ora da quando ho preso un tè e qualche snack alla caffetteria e sono diventata una campionessa di videogames. Un dubbio incorre e comincio a mettere in discussione per un attimo l’effettiva produttività dei dipendenti in un ambiente a tratti così dispersivo.

Non ci sono orari di lavoro, ogni servizio interno all’ufficio è gratuito (cibo, asilo, massaggi, parrucchiere), vengono organizzati corsi e attività gratuite per il tempo libero, l’azienda copre interamente le spese di trasporti e assicurazione sanitaria di massimo livello e offre duemila dollari all'anno per servizi extra.

Perché fanno tutto questo? Lavorare nell’innovazione non fa per tutti: significa pensare a un’idea nella consapevolezza di essere in ritardo già in partenza e vivere quindi nell'urgenza di doverla rendere progettuale il prima possibile. Le migliori teste del mondo si trasferiscono in Silicon Valley per sviluppare il futuro ed è fondamentale cercare di legare a sé i dipendenti più creativi e produttivi, pronti a rispondere in modo propositivo allo stress o a situazioni problematiche. Al resto ci pensa l’organizzazione interna, consapevole delle importanti ricadute economiche e sociali di tale politica aziendale sull'intera struttura.  

 

Durante i primi giorni a San Francisco la multi-culturalità della città mi aveva decisamente disorientata: ora capisco che si tratta del vero elemento vincente di questa zona. Le aziende si preoccupano che lavoratori con percorsi formativi e culture differenti possano facilmente relazionarsi tra loro, privilegiando il fine comune in ottica del risultato. Ecco il perché degli 'inclusive restroom', degli asili aziendali, dell’attenzione al genere e all’orientamento sessuale, delle campagne educative e di promozione sociale delle diversità.

La Silicon Valley è un sistema complesso in cui interagiscono tra loro non solo l’enorme disponibilità di capitale, ma anche un’attitudine liberale, la ricerca universitaria di Stanford e Berkeley e la multi-culturalità. Si tratta di un ambiente poco replicabile altrove, un paradiso contradditorio e instabile, forse psicologicamente pesante dal punto di vista italiano.

Sono ormai le 2 e mezza ed è il caso di tornare in albergo. Esco dalla porta chiedendomi se mai ci rientrerò.

 

Lavorare in Silicon Valley significa vivere costantemente nel futuro. Ogni particolare all’interno dell’organizzazione aziendale è pensato perché chi ci operi non perda mai la motivazione e la convinzione di poter davvero cambiare il mondo, mettendo in pratica ogni giorno il proprio sogno. In questo consiste la sfida della Silicon Valley.

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