"Vi racconto la mia vita in Zambia", la storia delle 30enne Erica Bruschetti: "A Lusaka ho buttato l'orologio e conosciuto molte più persone felici che in Occidente"
La trentina Erica Bruschetti ha viaggiato in lungo in largo. Approdata in Zambia nel 2020, ci ha lasciato il cuore: "Là ho riscoperto la semplicità, il dolore, la speranza e l’arte dei silenzio, caratteristiche che faranno per sempre parte anche di me"

TRENTO. La storia di Erica Bruschetti è quella di una giovane donna che ha viaggiato in lungo e in largo. La trentina classe 1992, protagonista d’un racconto narrato a Il Dolomiti, non si cura del futuro, cercando di vivere appieno le esperienze che colmano il suo presente. Definirla ‘cittadina del mondo’, sarebbe troppo generico, poichè ad oggi un posto speciale nel cuore è stato riservato allo Zambia, Paese nel quale farà presto ritorno: "Non so quanto tempo rimarrò lì ma sono certa di volerci tornare", anticipa.
Dopo una laurea in Studi internazionali all'Università di Trento, Erica ha iniziato a viaggiare (collezionando nel frattempo ben due master ndr), facendo differenti esperienze di tirocinio e volontariato in Paesi in via di sviluppo: "Nel 2020 ho deciso infine di candidarmi per il servizio civile, iniziando così la mia carriera nel mondo della cooperazione internazionale", sottolinea.
L'avvento del Covid e della pandemia, tuttavia "ha ritardato il mio programma di 6 mesi. A novembre 2020 è arrivato però finalmente il mio momento e, dopo aver accettato un ricollocamento per un progetto in Zambia, uno dei pochi Paesi che non aveva chiuso le frontiere, sono partita". I primi 9 mesi di Erica a Lusaka sono stati caratterizzati da un'esperienza nello "Mthunzi centre, un orfanotrofio per ex bambini di strada coordinato dalle associazioni italiane Celim e Amani, situato nella periferia della città".
Una realtà unica nel suo genere, che rende l'esperienza del circo una vera e propria occasione per apprendere e socializzare, "offrendo la possibilità a ragazzi e ragazze (ma anche bambini e bambine) provenienti dai quartieri malfamati di imparare l’arte circense e diventare, con impegno, professionisti, allontanandoli da piaghe sociali come droga, alcol e prostituzione".
Durante la sua esperienza nel "Circus Zambia", la giovane ha scelto un "cambio di vita radicale, accettando un salario locale, di tre volte inferiore rispetto a quanto percepivo durante l’anno di servizio civile, vivendo come la gente del posto in una casa molto semplice, comprando il cibo al mercato di strada e utilizzando i mezzi di trasporto pubblici - dichiara -. A Lusaka la maggior parte dei bianchi, o 'musungu' come veniamo chiamati nella lingua locale, vivono uno stile di vita molto più agiato e vivono solo in determinate zone, non utilizzano mezzi pubblici e non frequentano i mercati popolari", precisa Erica.
La nuova esperienza di Bruschetti, "immersa fra i nativi del luogo", è stata occasione per riscoprire un posto non ancora ben sondato: "Ho avuto l'opportunità di comprendere quanto questo Paese viva nell'ombra del post-colonialismo e lo si evince nel modo di fare degli zambiani nei confronti dei 'musungu' - racconta -. Le persone mi fermano per strada in continuazione, sono curiose e vogliono conoscermi, solo perché 'bianca'. Sui trasporti pubblici capita di trovare qualcuno che mi tocca i capelli incuriosito o ancora chi mi chiede di fare una foto insieme mettendola poi come foto del profilo sui social".
Una grande considerazione, quella nutrita "nei confronti 'dell'uomo bianco', che si può riscontrare nondimeno in ambito lavorativo - ricorda la ragazza trentina -. I miei colleghi sul lavoro davano per scontato che io avessi ricevuto un'educazione migliore della loro e che avessi perciò sempre ragione: una realtà che mi rattristisce, ma che per certi versi può diventare anche molto stancante".
Uno stile di vita semplice, "senza lusso, caratterizzato da momenti di difficoltà come l'acqua che si ferma improvvisamente per 4 ore o le strade che si inondano a causa della pioggia - spiega Erica -. Giorni, quelli a Lusaka, caratterizzati da meravigliosi momenti ma anche da qualche impedimento. Lì è tutto molto flessibile, al punto che se ci si dà appuntamento alle 10 il rischio è che la persona con cui ci si deve incontrare arrivi anche 4 ore dopo: è un Paese in cui non si possono fare piani ma soprattutto si può buttare via l'orologio, tanto non serve".
"Ciò che mi ha colpito di più della mia esperienza a Lusaka? Lo Zambia è un Paese dove vi sono molti problemi, sia dal punto di vista economico che pratico ma devo ammettere di aver conosciuto più depressi in occidente che lì: gli zambiani prendono la vita più alla leggera, ma in senso positivo. Là vige un senso di felicità generalizzata. Ciò a cui non sono mai riuscita ad abituarmi è stato invece il 'silenzio': quello praticato dalla maggior parte delle persone dinanzi alle incomprensioni. In Zambia si preferisce infatti non discutere mai e lasciare correre, se emergono conflitti".
Bruschetti è rientrata in Italia un paio di mesi fa, "per rivedere i miei cari. Ripartirò presto alla volta dello Zambia, dove a partire da dicembre comincerò un nuovo lavoro. Attualmente sto facendo volontariato a bordo di una nave di 'Sea-Watch', che si occupa di riscattare rifugiati in mare, esperienza che si sposa perfettamente con la mia volontà di creare più ponti solidali tra Africa e Europa".
"A Lusaka ho riscoperto la semplicità, il dolore, la speranza e l’arte dei silenzio - conclude Erica - caratteristiche che faranno per sempre parte un po' anche della mia storia".













