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Cinesi, indiani, messicani, magrebini e caucasici: ecco l'America. Il crowdfunding ha funzionato. Ora Francesca ci racconta San Francisco

La studentessa di Riva del Garda di 24 anni che qualche mese fa dalle nostre pagine aveva lanciato una raccolta fondi per sostenere il suo viaggio nella Silicon Valley ce l'ha fatta ed oggi è in America. Ci racconterà quel che vedrà nella "valle" dove si sviluppano le tecnologie e si progetta il domani

Francesca con alle spalle il mitico ponte Golden Gate Bridge
Di Francesca Musolino - 21 agosto 2017 - 19:53

SAN FRANCISCO. E' arrivata a San Francisco e ci racconterà quello che vedrà in questa sua esperienza nella Silicon Valley. Di chi stiamo parlando? Di Francesca Musolino la ragazza di 24 anni, studentessa di filosofia originaria di Riva del Grada vincitrice del Silicon Valley Study Tour, che avete aiutato ad andare negli States con un crowdfunding. E come promesso Francesca ci racconterà quello che vedrà, sarà gli occhi di tutti noi in quella "valle" dove si sviluppano le tecnologie del domani e dove i più grandi gruppi del mondo (da Facebook a Google, da Cisco a Dropbox) hanno la loro principale sede. Un'esplorazione a puntate e, come ogni viaggio che si rispetti...si parte dall'aeroporto

 

"Lavori attualmente?". "No, studio". "E come pensi di pagarti 10 giorni a San Francisco?". "Ho fatto un crowdfunding". "Hai fatto un crowdfunding per andare negli Us?". Avrei dovuto immaginare che ciò non sarebbe stato il modo migliore per convincere delle mie buone intenzioni il poliziotto nero e grosso alla dogana. Eppure si tratta della verità: le famose tre F (Family, Friends and Fools) hanno risposto alla mia chiamata online e hanno finanziato interamente il biglietto aereo che mi ha permesso di andare per la prima volta negli Stati Uniti.

 

Non mi piace viaggiare per scopo puramente turistico, ma sempre alla ricerca di una sfida. Anche in questo caso il motore che mi ha spinto fin qui non è solo quello della Lufthansa: dal 21 agosto parteciperò al Silicon Valley Study Tour 2017, programma che porta ogni anno degli studenti italiani selezionati a visitare le aziende di innovazione tecnologica. Il programma è vasto e sono in trepidante attesa di camminare a Stanford, come di vedere coi miei occhi cosa succeda quotidianamente in Facebook. Soprattutto conoscerò alcuni italiani che da anni o da sempre lavorano in Silicon Valley

 

 

A questo punto del viaggio, arrivata in ostello e visti i primi scorci della città, comincio a chiedermi cosa significhi essere Italiano negli Stati Uniti. Sicuramente ho capito che il mito americano trova qui la propria controparte in quello europeo: un cliché che sfocia nella leggenda e che non sembra poggiare su nessuna conoscenza pregressa o base culturale solida. Durante il mio primo viaggio in Uber, mi è stato chiesto se gli Irlandesi parlassero inglese o se gli Italiani guidassero come gli Inglesi, e se fosse vero l'insegnamento di geografia secondo cui gli Italiani mangiano molti cibi freschi e locali e fanno la spesa quotidianamente. L'autista mi ha poi spiegato che a San Francisco si va al supermercato massimo una volta alla settimana e per questo si comprano prodotti a lunga conservazione.

 

Ammetto che non sia stato facile cercare dei luoghi comuni e dei punti di riferimento nella realtà americana. A che ora cenano gli Americani? Quando hanno fame o quando il lavoro lo permette. Cosa mangiano? Cibo da tutto il mondo. Come funziona la mancia? Nel dubbio, dalla sempre. Chi sono gli Americani? Sono cinesi, indiani, messicani, magrebini, caucasici. Chi sono allora gli Italiani in Silicon Valley?

 

 

Perderei tempo se cercassi di comprendere gli Stati Uniti sulla base di una contrapposizione "io-loro". Sarebbe troppo facile attaccare e demolire ogni pretesa americana di libertà, progresso e superiorità. Ho preferito pormi nella situazione più scomoda e cercare sinceramente di comprenderli, così culturalmente eclettici, con tempo e pazienza. Due giorni a San Francisco mi fanno sentire in un mondo senza confini, con una splendida China Town, una Little Italy per noi poco credibile, le pubblicità di Macdonald's in cinese sui mezzi pubblici e i diversi accenti.

 

 

All'inizio mi spaventava, adesso mi stimola.

Mi sto trasferendo a Redwood City per incontrare i miei compagni. Domani inizia il tour.

 


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