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Sono davvero così tanti i rifugiati in Italia? E in Trentino? Il piano della Provincia per accoglierli in famiglia

In Italia si stimano 131 mila rifugiati, mentre in Provincia vengono ospitate 1.500 unità. Un bando della Provincia permetterà di accogliere persone richiedenti protezione umanitaria oppure internazionale

Di Nereo Pederzolli - 05 aprile 2017 - 06:36

TRENTO. Tanti, ma non troppi. Anzi, quasi invisibili. Proprio così. E non è una provocazione, neppure a livello (è il caso di dire) d’immagine. Sia a livello italiano che tra le montagne trentine. Sono i rifugiati, persone che cercano futuro scappando dalle loro terre natie devastate da conflitti, carestie, violenze d’ogni sorta.

 

Qualche dato e immediato raffronto, senza voler ridimensionare oppure amplificare degli arrivi di migranti e rifugiati in Italia. Nel Belpaese si stimano in poco più di 131 mila, una proporzione del 2 per mille. Come gli abitanti di Trento con l’aggiunta di qualche comune limitrofo. Ebbene se si potesse raggrupparli, tutti e indistintamente, in un unico spazio, riempirebbero a malapena uno stadio calcistico.

 

Secondo l’Alto Commissariato dell’Onu, i rifugiati nel mondo – ripetiamolo: non i richiedenti asilo, ma coloro che hanno ricevuto una risposta positiva – a metà del 2016 erano 16 milioni e 515.190. Circa 2 milioni e 100 mila si trovano in Europa, mentre i restanti due terzi sono suddivisi tra gli altri tre grandi continenti: America, soprattutto Asia e Africa. Si tratta di tutti coloro che nel mondo hanno visto riconosciuto il proprio diritto individuale a essere protetti così come previsto dalla Convenzione firmata a Ginevra nel 1951 e aggiornata nel 1967 e dalle varie legislazioni nazionali.

 

E tra le Dolomiti? Il confronto tra presunta ‘invasione’ di rifugiati e reale composizione sociale è davvero impietoso. Lo confermano i dati, i riscontri curati da Cinformi, dalla Provincia e dunque dai comuni coinvolti. Perché il numero di rifugiati non raggiunge le 1.500 persone, dislocate (accolte) in una cinquantina di borghi disseminati nelle vallate. Per la precisione 53 paesi. Persone silenti. Un numero importante, ma appunto per nulla impattante. Vale a dire nemmeno la metà della scatenata tifoseria che affolla il PalaTrento per l’Aquila basket o i campioni del volley.

 

Rifugiati che cercano protezione e che trovano solidarietà. Porte aperte in strutture comunali e pure in case private. E’ di questi giorni l’avvio di una campagna di sensibilizzazione per incentivare l’accoglienza. Con il Dipartimento salute e solidarietà sociale della Provincia che presenta alcuni dati sulla gestione di case o appartamenti destinati ai richiedenti asilo.

 

Trecentoventicinque persone sono ospitate in 71 appartamenti o residenze che la Provincia ha in locazione diretta. Altri 91 rifugiati sono stabili in 17 appartamenti messi a disposizione – senza canone d’affitto – da fondazioni o comunità solidali.

 

Entro la fine di questo mese dovrebbero essere stipulati i contratti di locazione di 24 appartamenti per ospitare un centinaio di persone. E ancora. E’ stata redatta una lista per verificare la possibile locazione di 77 abitazioni riservate a circa 270 persone.

 

Ma c’è di più: provare a far accogliere in famiglia persone titolari di protezione internazionale o umanitaria, soggetti inseriti nello specifico progetto della Provincia. Indicazioni in merito sono state predisposte e definite regole, fasi e comportamenti, con la regia del Cinformi.

 

Ma quali caratteristiche deve avere una ‘famiglia accogliente?’ Un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela, da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Una famiglia anagrafica può essere costituita da una sola persona. Nel bando si precisa che possono essere accolte al massimo due persone dallo stesso nucleo familiare.

 

Minuziosa e garantista la fase per l’attivazione di un’accoglienza nel nucleo familiare. Prevede tutta una serie di verifiche, dalla selezione da parte del Cinformi della persona da accogliere, la redazione di un progetto, la prova e un costante monitoraggio. Nella massima trasparenza e mirata solidarietà.

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