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“Poco Giro” ma tantissime vittorie: Francesco Moser compie 70 anni

Il 19 giugno 1951 nasceva a Palù di Giovo Francesco Moser. Figlio di una famiglia contadina e di una dinastia di ciclisti, lo "Sceriffo" macinerà vittorie su vittorie, aggiudicandosi prestigiosi trionfi e record. Oggi si dedica al vino e spegne la sua settantesima candelina

Di Davide Leveghi - 19 giugno 2021 - 01:02

TRENTO. Ci sono uomini che con le loro imprese si trasformano in mito. Francesco Moser, nato il 19 giugno del 1951, è uno di questi: un atleta capace di riunire dietro di sé un intero popolo di appassionati, di sintetizzare pregi e difetti del territorio di cui è figlio, di suscitare indimenticabili emozioni, guadagnandosi – anche dopo anni dal ritiro – tutti i crismi della leggenda.

 

Nato a Palù di Giovo, in Val di Cembra, Moser ha il ciclismo nel destino. Tre dei suoi dodici fratelli, tra cui Aldo – “capostipite” della dinastia Moser, amico di Bartali, deceduto per complicazioni legate al Covid lo scorso dicembre (QUI l’articolo) - sono professionisti. La valle in cui è nato, nondimeno, non risparmia certo fatica e salite.

 

È qui, dunque, che il giovane Francesco affina le sue doti, tanto che poco più che ventenne già corre per la squadra azzurra alle Olimpiadi di Monaco di Baviera - quella passate alla storia per il massacro compiuto dai terroristi palestinesi di Settembre Nero ai danni della squadra olimpionica israeliana.

 

Nel primo anno di professionismo, Moser ottiene subito la sua prima vittoria di tappa al Giro d’Italia. È l’inizio di un filotto di trionfi che lo porterà ad essere il ciclista italiano con il maggior numero di successi da professionista, ben 273 contro ai 193 dell’acerrimo nemico Giuseppe Saronni. Recordman in patria, si attesta sul terzo gradino del podio a livello mondiale, dietro solamente ai mostri sacri belgi Eddy Merckx e Rik Van Looy.

 

Nel 1975, fresco campione del titolo italiano dopo la vittoria del Giro di Lombardia, Moser corse il suo primo e ultimo Tour de France. Lì taglierà il traguardo per primo per ben due volte, aggiudicandosi due tappe e correndo con la maglia gialla per una settimana.

 

Non è sulle strade del Tour, però, che Moser si conquista la meritata fama. La Sei giorni di Milano, i campionati del mondo su strada e di inseguimento su pista, la Freccia Vallone, la terribile Parigi-Roubaix sono alcune delle “riserve di caccia” predilette da un atleta che ininterrottamente porta in bacheca medaglie della più pregiata foggia.

 

Attorno alla Corsa rosa, però, aleggia una sorta di maledizione. Alla sua terza edizione del Giro, nel 1976, Moser veste la maglia rosa per un giorno, inanellando tre vittorie di tappa. Chiude quarto in graduatoria, avvicinandosi sempre di più al gradino più alto del podio, che tuttavia gli sfugge sempre per poco.

 

Nel 1977 si classifica secondo, alle spalle del belga Michel Pollentier, dopo aver vestito la “rosa” per ben tredici giorni su venti. Chiude terzo, nel 1978, anno in cui però inaugura un filotto di vittorie nella Parigi-Roubaix, grande classica del ciclismo che si corre sull’ostico acciottolato del pavé.

 

Mentre macina vittorie, tra grandi classiche e competizioni internazionali, il Giro gli sfugge anche nel 1979. Questa volta, però, la sconfitta brucerà di più perché davanti al campione di Palù si classifica l’irriducibile rivale Giuseppe Saronni. A differenza di Moser, il ciclista novarese avrebbe messo in bacheca ben due Corse rosa.

 

Dopo ritiri e classificazioni poco appaganti, dovrà attendere il 1984 per potersi diplomare campione. È un anno eccezionale, quello, per Francesco Moser. Il 19 gennaio 1984, a Città del Messico, il ciclista cembrano stabilisce il record dell’ora. A permettergli l’impresa, oltre alla proverbiale tenace e alla resistenza alla fatica, fu una bicicletta particolare, con le ruote piene – le ruote cosiddette lenticolari.

 

Sull’onda di quel successo e di quello ottenuto nella Milano-Sanremo, Moser taglia il traguardo dell’Arena di Verona in maniera trionfale, recuperando lo svantaggio del “professore” Laurent Fignon. Anche questa volta, ad aiutare il campione di Palù è una bicicletta dalle ruote lenticolari, con cui riesce a bruciare il ritardo aggiudicandosi la crono e il titolo finale. A trentatré anni, Francesco Moser vince il suo primo ed unico Giro d’Italia.

 

Le due “Corse rosa” successive, infatti, sono segnate da altre cocenti e definitive delusioni. Secondo dietro al francese Bernard Hinault nel 1985, nel 1986 si classifica al terzo posto dietro Roberto Visentini e Giuseppe Saronni, il suo grande rivale. Nel 1987 ottiene l’ultima vittoria su strada, nell’ ’88 su pista. Finisce così, l’epopea del ciclista.

 

Simbolo della sua valle e del Trentino tutto, con lui si identificarono in molti, tanto che i giornali dovettero coniare l’espressione “Moseriade” per indicare il popolo iscritto ai suoi fan club, sostenitori talvolta al limite del fanatismo della causa del proprio beniamino. Figlio di una famiglia contadina, alla terra è tornato per dedicarsi al vino. Un vino con cui è bene brindare per augurare lunga vita allo Sceriffo, che fece sognare generazioni di appassionati.

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