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Senza Pellizzari al comando la Figc trentina è debole e 'spaccata'. De Laurentis è a caccia di nomination, ma potrebbe non farcela. E Grassi non si espone. Quale futuro per il calcio di casa nostra?

Come è possibile che, ad appena due mesi e mezzo di distanza dalle elezioni, il Consiglio Direttivo - da sempre descritto come compatto, unito e determinato a perseguire un obiettivo comune - si sia fratturato? Evidentemente anche prima la situazione non era così armoniosa: la personalità di Pellizzari e la paura di perdere hanno nascosto le "beghe" interne

A sinistra l'avvocato Stefano Grassi, a destra Roberto De Laurentis. Sarà lui a contendere all'attuale Consigliere la Presidenza del Cpa di Trento?
Di Daniele Loss - 26 marzo 2021 - 19:15

TRENTO. Dopo di lui, il nulla. La constatazione è amara, ma assolutamente realistica: Ettore Pellizzari era, in tutto e per tutto, la Figc trentina. E, almeno sino a questo momento, dopo il suo addio al Comitato Provinciale Autonomo di Trento per la poltrona di vicepresidente vicario della Lega Nazionale Dilettanti, in via Trener regna la bagarre.

 

Da un mese e mezzo Ettore Pellizzari, che ha guidato il Cpa di Trento negli ultimi 22 anni, è diventato infatti il numero due di Scibilia alla Lnd. Una promozione guadagnata sul campo ma, dal momento del suo passaggio a Roma, è successo l'impensabile. Almeno per quanto era stato raccontato sino ad oggi. Giorgio Barbacovi, vice presidente vicario del Comitato e, attualmente, il facente funzioni del Presidente, si è subito chiamato fuori dalla corsa per la successione allo scranno più alto, sia per la difficoltà di conciliare un ruolo così impegnativo all'attività professionale che, come più volte affermato pubblicamente dallo stesso Barbacovi, perché il suo interesse primario era e resta il movimento giovanile. E a quello vuole continuare a dedicarsi.

 

Se il vicepresidente, dunque l' "erede designato", si dichiara ineleggibile, cosa dovrebbe accadere (utilizziamo il condizionale e non a caso) in seno ad un Consiglio Direttivo, rieletto a gennaio nella sua totalità (con l'eccezione dell' "indipendente" Federico Normanni), composto da dirigenti che da oltre un decennio lavorano assieme e hanno compiuto anche l'ultimo percorso elettorale in simbiosi? La risposta è, anzi sarebbe, semplice: i consiglieri non dovrebbero alcuna difficoltà nell'individuare un candidato forte (tradotto: sicuro della vittoria) da supportare nel nuovo percorso elettorale.

 

Questo, ovviamente, nel caso in cui il Consiglio Direttivo sia realmente compatto, affiatato e sintonizzato sulla medesima lunghezza d'onda, come decantato ed esplicitato più volte nel corso della campagna elettorale condotta pochi mesi or sono (non dieci anni fa). E, invece, così non è. O meglio: forse (a questo punto il dubbio viene eccome) lo era, ma solamente con una personalità forte ed esperta sul ponte di comando. Come quella di Ettore Pellizzari.

 

Senza di lui, alla prima vera "prova del nove", in un momento in cui le "battaglie di palazzo" dovrebbero essere messe in secondo piano perché le questioni di primaria importanza sono ben altre, il castello è crollato. Barbacovi ha detto "no" e anche il vicepresidente Rinaldi ha declinato la proposta, in quanto il delegato del calcio a 5 vuole continuare a dedicarsi in maniera attiva alla promozione e alla crescita di questa disciplina. Dunque che fare? La consigliera Ida Micheletti, supportata dal collega Renzo Rosà, si è fatta avanti, ma la maggioranza dei consiglieri ha individuato invece in Stefano Grassi il candidato più idoneo a guidare il Cpa di Trento. 

 

Risultato? Alla conta dei voti, a favore della candidatura di Grassi si sono espressi in cinque, Giorgio Barbacovi, Marco Rinaldi, Paolo Guaraldo (che alla candidatura ci aveva fatto più di un pensierino, ma poi si è chiamato fuori per motivi lavorativi), Roberto Bertelli e Federico Normanni, mentre Ida Micheletti e Renzo Rosà non solo si sono dimostrati immediatamente contrari (e senza alcuna possibilità di ripensamento), ma si sono messi subito alla ricerca di un candidato di spessore da contrapporre allo stesso Grassi. Se, anziché di calcio, stessimo parlando di politica si tratterebbe di una vera e propria crisi di governo. Senza "se" e senza "ma".

 

Micheletti e Rosà hanno impiegato poco tempo per trovare il proprio uomo: Roberto De Laurentis. Supportato dai due consiglieri, l'attuale presidente dell'Arco 1895, ex massimo dirigente della Stivo ed ex numero uno dell'Associazioni Artigiani del Trentino, è già partito alla caccia delle 50 firme necessarie per proporre la propria candidatura all'Assemblea Elettiva del prossimo 17 aprile. Riuscirà nell'impresa? Il supporto di Micheletti e Rosà, l'assenza di Pellizzari e la voglia di cambiamento di una parte dei club basteranno per arrivare al "face to face" con Grassi e, magari, sparigliare le carte come accaduto qualche mese fa in Alto Adige, quando Klaus Schuster - piuttosto a sorpresa - ha sconfitto il presidente uscente Paul Tappeiner?

 

La situazione attuale, riassunta in poche righe, è questa: qualche mese fa il Consiglio Direttivo si presenta compatto, affiatato, determinato e chi più ne ha più ne metta, a supporto di Ettore Pellizzari. E viene rieletto in massa con un "all in" indiscutibile. Pellizzari (e la cosa era risaputa e preventivabile), viene promosso a Roma per ricoprire (lo ribadiamo, a scanso di equivoci: meritatamente) una carica importante e il sopracitato Consiglio Direttivo si spacca in tempo zero. I due consiglieri contrari alla candidatura di Grassi individuano un altro candidato, che al momento però non ha i numeri per accedere all'Assemblea Elettiva.

 

A questo punto le domande che nascono spontanee sono tre: 1) come si comporteranno i due consiglieri in rotta con il resto del Consiglio nel caso in cui De Laurentis non riuscisse a raccogliere le 50 firme necessarie o comunque non venisse eletto? Presenterebbero le proprie dimissioni o continuerebbero ad operare in seno ad un organismo con il quale sono ormai completamente in rotta? 2) nell'ipotesi in cui De Laurentis venisse eletto, questi come potrebbe operare senza avere la maggioranza (anzi, con una posizione di assoluta minoranza) all'interno del Consiglio Direttivo? 3) come è possibile che, in un momento storico così difficile, a pochi mesi di distanza dalle elezioni, il Consiglio Direttivo sia fratturato in modo evidente dopo aver decantato per mesi e mesi compattezza e unità d'intenti?

 

Proviamo a rispondere a quest'ultimo quesito: forse la tanto decantata compatezza non esisteva nemmeno prima dell'ultima rielezione, ma la personalità, l'esperienza e il carisma di Pellizzari, nei confronti del quale le società riponevano grande fiducia e, per alcuni mesi, la presenza - per la prima volta - di un competitor quale Marco Melone (che poi aveva ritirarto la propria candidatura), avevano coperto le "magagne" e compattato tutti gli attuali consiglieri in un'allenza troppo debole. Alla prima occasione, però, i nodi sono venuti al pettine in modo clamoroso.

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