“Pogačar? Un fenomeno, ma non si possono paragonare le sue prestazioni con Pantani”. L’ex ct Cassani: “Asfalti, alimentazione, bici, preparazione: è cambiato tutto”
L'ex corridore e ct della nazionale Davide Cassani dice la sua nel dibattito sul "ciclista migliore di sempre" innescato dai numeri mostruosi di Pogačar sulle strade del Tour de France. “Ma certi paragoni vanno fatti con cautela: il mondo è cambiato, il ciclismo è molto diverso”

TRENTO. “Ha sempre vinto e continuerà a farlo, perché madre natura è stata generosa con lui”.
Davide Cassani, ex corridore e ct della nazionale, oggi apprezzata voce della Rai, è intervenuto con un lungo post sui social nel dibattito che in questi giorni di Tour de France imperversa tra gli appassionati di bici: Pogačar è il miglior ciclista di sempre?
Cassani, uomo di raro buonsenso e comprovata competenza, contestualizza il discorso partendo da un’ampia considerazione sulle differenze sostanziali tra il fenomeno sloveno e il ciclismo di Marco Pantani, visto che ha fatto particolarmente scalpore la differenza (quasi 4 minuti) tra il tempo impiegato dai due (a favore ovviamente di Tadej) sulla salita del Plateau de Beille (QUI L'ARTICOLO).
“Da quel 1998 – scrive Davide Cassani - sono passati 26 anni e di cose ne sono cambiate tante. Prima di tutto gli asfalti. Negli anni ‘90 le strade pirenaiche avevano asfalti talmente ruvidi che al termine delle tappe avevi male alle gambe certo, ma ancora di più alle mani, per le vibrazioni. E poi l’alimentazione, ora tutto è curato, arrivano ad assumere 120 grammi di zuccheri ogni ora quando al tempo non arrivavano a 60. Quasi impossibile vedere ora le classiche crisi di fame di un tempo. Per non parlare delle biciclette, molto più leggere, più rigide, con delle ruote che nulla hanno a che fare con quelle usate un tempo. E la preparazione? La tecnologia ha permesso ai corridori di oggi di capire cosa fare per migliorarsi. La cadenza di pedalata è un esempio, aumentata per essere più veloci quindi rapporti più agili di un tempo. Poi tutti gli allenamenti vengono studiati, personalizzati, analizzati e corretti, giorno dopo giorno”.
Insomma, le differenze nei presupposti che portano alle prestazioni dei grandi campioni di oggi e di ieri sono talmente grandi da non poter permettere un “vero” confronto tra fenomeni generazionali.
“I paragoni vanno fatti ma sempre con cautela: perché giustamente consideriamo Fausto Coppi ed Eddy Merckx i migliori corridori di tutti i tempi ma se andiamo a prendere i loro tempi di scalata ci rendiamo conto che ora verrebbero superati da illustri sconosciuti. Non perché sono più forti ma per il progresso. Perché è cambiato tutto, è cambiato il mondo. Oggi Tadej Pogačar è la massima espressione del ciclismo mondiale, ha un motore super e si avvale di tutto quello che la tecnologia e la conoscenza gli mette a disposizione”.
Una superiorità forgiata anche da cocenti sconfitte che hanno reso lo sloveno ancora più determinato e concentrato: “Negli ultimi due anni il Tour de France lo ha perso, ha trovato giornate difficile, anche crisi clamorose per colpa di un corridore che andava più forte. Ma proprio da quelle sconfitte ha costruito le successive vittorie. Lui è unico anche in questo perché quelle poche volte che trova qualcuno più forte di lui non le considera sconfitte ma lezioni. E perdendo si impara, anche a vincere”.











