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Alpinismo | 19 marzo 2025 | 16:45

67 chilometri, 7200 metri di dislivello: Hervé Barmasse compie in solitaria il primo concatenamento e traversata integrale delle principali vette del Gran Sasso

"Sino alla sera prima", racconta l'alpinista valdostano, "non mi ero informato e non conoscevo quasi nulla di cosa sarei andato a fare, ma avevo un’idea e un sogno e questo mi bastava. Il mio alpinismo prima di tutto deve emozionarmi e regalarmi la possibilità di vivere nuove esperienze, e quest’ultima, avrà per sempre un posto speciale"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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L’alpinista valdostano Hervè Barmasse ha portato a termine una vera e propria impresa alpinistica sul Gran Sasso, scalando in appena due giorni - e in invernale - tutte le vette principali della più importante catena montuosa appenninica.

 

La scalata è avvenuta in solitaria, ed è stato lo stesso alpinista a confessare che se l’aspettava meno faticosa.

Nel comunicato stampa, Barmasse ha spiegato quanto le condizioni della neve e del ghiaccio incontrate fossero diverse.


Fotografia di Roberto Parisse

“Gran Sasso d’Italia, 67 chilometri, 7200 metri di dislivello positivo in autonomia tra creste e pareti, con ramponi e sci per concludere il primo concatenamento e la prima traversata integrale di tutte le vette principali di questo massiccio, da solo e in inverno. Ma questi… sono solo dettagli. In verità tutto è iniziato due anni prima, quando, scalando da solo lo spigolo sud sud-est del Gran Sasso il mio sguardo e il mio cuore si riempivano di bellezza. È in quel momento che è nato il desiderio di pensare a una 'sfida' sportiva che mi portasse ad abbracciare queste montagne. La scelta dell’inverno, e della solitudine invece fanno parte del mio DNA. Se desidero un’avventura devo mettermi nelle condizioni ideali perché questo accada. L’anno passato, ad esempio, non c’era neve e se avessi provato, le cose sarebbero state più facili, ma avrei potuto parlare di ascensione invernale? Il calendario oggi non fa più la differenza… La nostra etica e i nostri ideali sì.

Nel mio modo di vivere la montagna esiste anche un’altra regola, il 'togliere per avere'. Di fatto, sino alla sera prima, non mi ero informato e non conoscevo quasi nulla di cosa sarei andato a fare, ma avevo un’idea e un sogno e questo mi bastava. Il mio alpinismo prima di tutto deve emozionarmi e regalarmi la possibilità di vivere nuove esperienze, e quest’ultima, avrà per sempre un posto speciale. E a proposito di cose speciali, o meglio di persone speciali… Gli incontri avuti negli anni durante le mie conferenze sulla dorsale appenninica e nei mesi scorsi a L’Aquila con Luca Cococcetta, il Lupo, Luca e Roberto Parisse, Igor Antonelli e le molte persone incontrate in Abruzzo meritano la mia più sincera gratitudine. Senza di loro non avrei ritrovato l’autenticità di chi ama la montagna al di là dei nomi e dei confini”.


Fotografia di Alessandro Beltrame

La scalata è iniziata il 6 di marzo dal Passo delle Capannelle, ha salito e sceso il Monte San Franco, Monte Jenca, Pizzo di Camarda, Malecoste, Monte Corvo, Pizzo di Intermesoli, Giovanni Paolo II, Il Pizzo di Cefalone, il Monte Portella e infine il Corno Grande del Gran Sasso d’Italia.

 

Una volta giunto in vetta al Corno Grande, Barmasse lo ha sceso in notturna con gli sci per poi soggiornare qualche ora all’Ostello di Campo Imperatore e poi riprendere la traversata verso est il giorno successivo.

 

Tra le cime salite nel secondo giorno di questa avventura, si leggono: Il Monte Aquila, il Brancastello, Prena, Camicia, Tremoggia, vetta dell’Infornace e le Torri di Casanova.

 

Barmasse ha certamente scritto una nuova pagina di storia per l’alpinismo appenninico.

 

 

Fotografie in copertina: Roberto Parisse (sinistra), Alessandro Beltrame (destra)

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