Al campo base il dottore fu costretto ad eseguire amputazioni multiple senza anestesia: fu la prima ascesa a un Ottomila, ma venne pagata a caro prezzo

75 anni fa, per la prima volta, veniva raggiunta la vetta di uno dei 14 Ottomila: si tratta dell’Annapurna (8091 metri), salito dai francesi Maurice Herzog e Louis Lachenal. A ricordare l'anniversario è il giornalista Alessandro Filippini: "In precedenza, l’uomo era già stato molto più in alto (sull’Everest, anche se non in vetta) e più di una volta, ma la cima significava molto di più"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il 3 giugno 1950, per la prima volta nella storia, Maurice Herzog e Louis Lachenal raggiunsero la cima dell'Annapurna (8091 metri), senza ossigeno supplementare e a costo di sforzi e sofferenze estreme. Il risultato conseguito dalla spedizione alpinistica francese è significativo perché non si tratta "soltanto" della prima ascensione all'Annapurna ma, come ricorda il giornalista Alessandro Filippini, "75 anni fa per la prima volta veniva raggiunta la vetta di uno dei 14 Ottomila".
"In precedenza, l’uomo era già stato molto più in alto (sull’Everest, anche se non in vetta) e più di una volta, ma la cima significava molto di più. E questo ben lo sapeva il capo di quella spedizione francese, Maurice Herzog, che volle raggiungerla a ogni costo e contro l’opinione del suo compagno di cordata, Louis Lachenal. Il quale, da guida alpina qual era, non lo volle abbandonare e si giocò così il lavoro e il futuro per via dei gravi congelamenti riportati ai piedi. Anche Herzog ne ebbe di assai gravi, alle mani, ma su quel sacrificio e sulla fama, conseguita anche grazie al libro scritto dopo la spedizione, costruì il suo luminoso futuro", prosegue Filippini.
Si tratta del volume Annapurna, premier 8000 (Annapurna, il primo 8000), un bestseller della letteratura di montagna: il libro conta infatti oltre venti milioni di copie vendute in tutto il mondo ed è stato tradotto in più di 60 lingue. La casa editrice italiana Corbaccio l'ha rieditato nel 2000 in occasione del cinquantenario della salita.

"I due primi salitori (nella foto in apertura, i due alpinisti sono ritratti durante la degenza in ospedale per curare i congelamenti) ebbero salva la vita solo grazie all’abnegazione e alla bravura dei compagni che li raggiunsero e soccorsero durante la discesa e li trassero in salvo. Erano alpinisti formidabili: Gaston Rébuffat, Lionel Terray, Jean Couzy, Jacques Oudot, Marcel Schatz, con Francis de Noyelle e l’operatore e regista cinematografico Marcel Ichac", riporta Filippini.
"Come sarebbe avvenuto anche tre anni dopo sull’Everest, di quel primo arrivo in vetta all’Annapurna esiste solamente la foto di uno dei due salitori: Herzog, immortalato con la bandiera sulla piccozza, da un esausto Lachenal (sull’Everest, come noto, fu Edmund Hillary a fotografare Tenzing Norgay)", commenta infine Filippini.

Durante la discesa dalla vetta, l'impresa rischiò di trasformarsi in tragedia.
Mentre Herzog e Lachenal scendevano, una furiosa tempesta si abbatté sul'Annapurna. Herzog perse i guanti ed entrambi gli alpinisti soffrirono di gravi congelamenti alle mani e ai piedi. I compagni di spedizione Terray e Rebuffat li raggiunsero al Campo 5. Le mani di Herzog e i piedi di Lachenal erano già gravemente congelati e i due compagni fecero il possibile per riscaldarli durante la notte.
Il 4 giugno, Rebuffat e Terray, accecati da una bufera di neve, cercarono di scendere al Campo 4. Non riuscendo a trovarlo, i quattro trascorsero una notte straziante in un crepaccio, condividendo un unico sacco a pelo a temperature gelide.
Il giorno seguente, durante la discesa al Campo 2, Rebuffat contribuì a salvare Herzog e due sherpa da una valanga. Nel pomeriggio, la squadra raggiunse il Campo 2 e infine il campo base. Erano tutti vivi, ed era già un risultato. “Avevamo vinto, potevo sdraiarmi e pensare: il lavoro era finito, la lotta era finita”, scrisse poi Herzog.
Herzog e Lachenal, incapaci di camminare a causa delle ferite, furono trasportati dagli sherpa attraverso le morene. Il dottor Oudot iniziò a curare i loro congelamenti al campo e fu costretto ad effettuare amputazioni multiple senza anestesia. Oudot salvò loro la vita, ma a caro prezzo: Herzog perse tutte le dita dei piedi e la maggior parte di quelle delle mani, mentre Lachenal perse le dita dei piedi.













