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Alpinismo | 10 luglio 2026 | 19:00

"I ragazzi si sono allenati per Capanna Margherita, io invece mi chiedo se sia il caso di accompagnarli". I dubbi di una guida alpina provocati da una montagna in rapida trasformazione

Le considerazioni dell'alpinista Stefano Dalla Gasperina invitano a riflettere sul modo in cui sono state nel tempo raccontate alcune montagne, oggi segnate dal progressivo aumento delle temperature: "Dovrebbe cambiare. Non per renderle più esclusive o per scoraggiare chi sogna di salirle, ma per restituire l'immagine di una montagna che non ha certezze e che richiede, a tutti noi, un'attenzione diversa"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

La settimana scorsa pubblicavamo una riflessione della guida alpina Michele Comi sul progressivo timore a frequentare l'alta montagna, contesto sempre più condizionato dalle rapide trasformazioni innescate dal riscaldamento globale.

 

"Ho paura. E credo sia giusto dirlo. Forse è l'età, forse è solo la conseguenza di aver visto cambiare troppo in fretta la montagna che conosco. Oppure sono i numerosi segnali che arrivano dall'alto", scriveva l'alpinista.

 

A pochi giorni di distanza un'altra guida alpina, Stefano Dalla Gasperina, ha deciso di condividere i dubbi che pervadono i suoi pensieri prima di un'uscita in alta montagna, soprattutto quando si tratta di accompagnare dei clienti.

 

Riportiamo la sua riflessione

 

C'è sempre un ma…

 

Domani salirò alla Capanna Margherita, i ragazzi hanno prenotato mesi fa. Si sono allenati, sono motivati e non vedono l'ora di vivere la loro prima esperienza in alta montagna.

Io invece, come spesso succede negli ultimi anni, mi porto dietro un "ma". Le temperature sono alte da settimane. Le nevicate primaverili praticamente non ci sono state. L'ambiente cambia in fretta, molto più di quanto fossimo abituati a vedere.

 

E allora ti chiedi se sia il caso di partire oppure no, basterebbero due telefonate: una al rifugio, per scusarmi della cancellazione, e una ai clienti.

 

"Secondo me in questo momento non ci sono le condizioni giuste".

 

Sembra semplice. Poi però arrivano le domande.

 

Sto facendo la scelta giusta? Sono troppo prudente? Oppure sto semplicemente cercando di adattare il mio modo di lavorare a una montagna che sta cambiando?

 

Negli ultimi anni accompagniamo persone diverse. Non meno allenate, anzi. Spesso arrivano preparatissime dal punto di vista fisico. Ma l'allenamento non sempre coincide con l'esperienza dell'ambiente e forse anche noi, come guide, come mondo della montagna, abbiamo contribuito a creare l'immaginario che alcune grandi salite classiche fossero esperienze ormai alla portata di molti. Era un modo per avvicinare più persone all'alta quota, per condividere una passione e un ambiente straordinario. E, per tanti anni, quel racconto corrispondeva anche alla realtà.

 

Oggi, però, quella realtà è cambiata. Non sono cambiate solo le persone che accompagnamo: è cambiata la montagna. I ghiacciai sono diversi, le condizioni cambiano più rapidamente, ciò che consideravamo normale fino a pochi anni fa oggi non lo è più.

 

Forse, allora, anche il nostro modo di raccontare queste salite dovrebbe cambiare. Non per renderle più esclusive o per scoraggiare chi sogna di salirle, ma per restituire l'immagine di una montagna che non ha certezze e che richiede, a tutti noi, un'attenzione diversa.

 

Non sto dicendo che non si debba andare. E non penso che esista una risposta valida per tutti. Ogni guida osserva, valuta e decide, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte. È il nostro lavoro, è sempre stato così.

 

Quello che forse è cambiato è altro. Mi accorgo che l'esperienza non serve più a trovare risposte automatiche. Serve, semmai, ad accettare che i dubbi sono aumentati. Che ogni stagione richiede di rimettere in discussione ciò che credevamo di conoscere, forse è proprio questo che sta cambiando: non solo la montagna, ma anche il nostro mestiere.

 

Domani mattina controllerò ancora una volta il materiale e partirò con il solito "ma" nello zaino.

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