"Impresa ad oggi mai ripetuta e praticamente irripetibile nei modi". Messner e Kammerlander salirono due 8000 in una volta sola: senza campi d'alta quota, senza ossigeno, soltanto uno zaino a testa

Quarantadue anni fa la grande traversata di Messner e Kammerlander sui Gasherbrum. Ad aspettarli al campo base, il regista Werner Herzog: girò il film "La montagna lucente". Nel documentario del regista tedesco, più che l'impresa in sé, rimasero immortalati gli animi e le fragilità dei due alpinisti. Il giornalista Alessandro Filippini ricostruisce una delle scalate più incredibili dell'alpinismo himalayano

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Due ottomila in una volta sola: senza campi d’alta quota, senza ossigeno, soltanto uno zaino a testa. In cordata due altoatesini, nomi piuttosto noti, soprattutto il primo: Reinhold Messner e Hans Kammerlander. In precedenti spedizioni Messner aveva scalato entrambe le vette, ma questa era un’impresa fuori da ogni logica: la prima traversata di due Ottomila, i Gasherbrum I e II, e sette giorni nella "zona della morte", quella che aveva guadagnato al Karakorum la sua tragica fama.
A rendere eterna quest’impresa al limite dell’impossibile, fu poi un terzo protagonista: il regista tedesco Werner Herzog. Herzog fece di questo momento storico un film che, oltre a documentare la partenza e l’arrivo al campo base, lascia spazio all’umanità dei due alpinisti, con interviste che lasciano trasparire il loro animo e i dissidi interiori che li attanagliavano.
Sono passati quarantadue anni dal quei giorni dell’estate 1984, e da allora – almeno secondo il giornalista Alessandro Filippini - quest’impresa non è stata mai più ripetuta, almeno non in modalità paragonabili. Le spedizioni commerciali di oggi, sempre più presenti con le attrezzature e le corde fisse, spiega l’esperto d’alpinismo himalayano, la rendono un’impresa praticamente irripetibile nei modi.

Come si diceva, per Messner, non era la prima volta sui Gasherbrum. Nel 1975 aveva raggiunto la vetta del Gasherbrum I insieme a Peter Habeler e nel 1982 quella del Gasherbrum II. Ma con quest’impresa l’asticella si alzava di molto. Ne parlava Messner stesso, nel suo libro Sopravvissuto: i miei 14 Ottomila.
"Questa possibilità completamente nuova, un’idea che nel 1975 ritenevo ancora irrealizzabile, era stata solo una conseguenza del mio mutato atteggiamento verso quelle montagne e me stesso. In quell’anno, nel 1984, mi proposi di compiere un altro passo avanti, di fare qualcosa ritenuto fino ad allora ‘impossibile’, a quota 8000. Volevo infrangere un altro tabù".
Reinhold Messner e Hans Kammerlander - ricorda il giornalista - ci misero in tutto otto giorni a completare l’impresa dal campo base, durante i quali portarono nei loro zaini tutto quanto era necessario per completare la doppia salita. "Erano soli sui due Ottomila del Karakorum, non attrezzati, e li affrontarono in stile alpino".

Alessandro Filippini traccia così un resoconto dell’impresa. "I due altoatesini affrontarono prima il Gasherbrum II, aprendo in discesa fino al plateau una via nuova, evitando così di ripercorrere quella di salita o di ripetere quella dei polacchi, e poi proseguirono salendo alla Sella e scalando il Gasherbrum I, dopo aver bivaccato già sulla via dei giapponesi. E infine il 30 giugno, al quinto giorno di fatiche in alta quota, conclusero la straordinaria cavalcata scendendo dalla via degli jugoslavi".
Gasherbrum tradotto significa "La montagna lucente", è con questo nome che l’impresa verrà resa eterna: al campo base c’era il grande regista tedesco Werner Herzog, che lì girò il documentario "Gasherbrum - Der Leuchtende Berg" (‘la montagna lucente’).
Il film documenta le fasi di avvicinamento, la permanenza al campo base, la partenza per la vetta, il ritorno dalla vetta ed il periodo successivo. Al centro, più che gli aspetti tecnici dell’impresa, c’è il profilo psicologico sui due alpinisti: la ragione di una simile impresa, i dubbi, le difficoltà e il rapporto con la morte. Particolarmente toccante è il momento in cui il regista si rivolge a Messner chiedendogli del fratello Gunther, scomparso sul Nanga Parbat quattordici anni prima.

Lo sguardo di Filippini non lascia spazio a comparazioni tra altre imprese e quella di Messner e Kammerlander. Tuttavia, non manca di menzionare i tentativi più significativi.
"Tralasciando coloro che ci hanno provato sulle piste attrezzate dalle spedizioni commerciali (niente a che vedere dunque con quanto fatto nella traversata del 1984), si può ricordare il concatenamento fatto dal polacco Piotr Morawski e dallo slovacco Peter Hamór nel 2008. Salirono prima il Gasherbrum I, 7 giorni dopo la partenza dal campo base, e poi, 11 giorni più tardi, il Gasherbrum II, senza far ritorno al campo base, ma solo al campo sul ghiacciaio".












