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Alpinismo | 29 maggio 2026 | 06:00

"Mio nonno andava a prendere i clienti direttamente alla fermata dell'autobus. Oggi la montagna è cambiata". Diventare guida alpina, tra sogno e responsabilità

Come fanno le guide a rimanere al passo con una montagna in così repentino mutamento? Ne parliamo con Daniele Fiorelli, Guida Alpina da oltre venticinque anni e istruttore nazionale delle Guide Alpine Italiane, nonché membro del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico con le qualifiche di istruttore nazionale e tecnico di elisoccorso

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
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Gli sport outdoor in montagna hanno visto negli ultimi anni una crescita esponenziale del loro bacino d’utenza. Sempre più persone frequentano la montagna e, di conseguenza, un numero crescente di giovani e meno giovani si avvicina a sport di carattere alpinistico: dall’arrampicata sportiva, allo sci d’alpinismo fino alla scalata su ghiaccio. Di pari passo, nelle città e nei luoghi di pianura, sono cresciute le occasioni per "ricreare" quelle esperienze alle basse quote o addirittura in città, su pareti artificiali.

 

Meno nuovo, invece, l’alone di eroismo che la professione di Guida Alpina incarna: per coloro che amano frequentare le montagne nei suoi aspetti più sportivi, e talvolta estremi, è da tempo considerata l’occasione per fare della propria passione un lavoro. Oltre che ambìto, però, questo mestiere è anche assai elitario: sia per le doti atletiche ed alpinistiche necessarie, sia per la disponibilità economica che richiede.

 

Al di là della fantasia, il mestiere di guida rimane una realtà che richiede costante allenamento e aggiornamento alla professione: le montagne sono profondamente cambiate negli ultimi decenni, e continuano a cambiare sempre più velocemente. Sia dal punto di vista climatico, che richiede una sempre maggiore conoscenza dei terreni che si andranno a calcare; sia dal punto di vista delle tecnologie in uso, sempre più tecnologiche e performanti; ma anche dal punto di vista sociale, come si diceva: con una clientela tendenzialmente più internazionale e spesso digiuna di montagna.

 

Allora viene spontaneo chiedersi: Come si diventa guida alpina? Quali procedure deve attraversare un giovane per raggiungere questo traguardo? Ma, soprattutto: Come fanno le Guide Alpine a rimanere al passo con una montagna in così repentino mutamento?

 

Ne parliamo con Daniele Fiorelli, Guida Alpina e istruttore nazionale delle Guide Alpine Italiane, nonché membro del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico con le qualifiche di istruttore nazionale e tecnico di elisoccorso.

 

"Io vengo dalla Val Masino e la mia famiglia ha sempre gestito un rifugio in quota in Val di Zocca, quindi ho sempre avuto grande familiarità con l’ambiente montano. Sono diventato Guida Alpina alla fine degli anni ’90 - ero "aspirante" dal ’97 al ’99 - e da allora ho sempre fatto questo mestiere. Con gli anni ho ampliato quest’attività a 360 gradi, abbracciando anche tutta la parte del soccorso alpino. Tutt’oggi sono in attività, e - nel 2001 - sono diventato anche istruttore delle guide".

 

Sono passati ormai venticinque anni da allora, e in questo tempo Fiorelli ha potuto prendere atto di numerosi mutamenti nella professione: "Mi sono accorto presto che non era più come al tempo di mio nonno, che in dialetto mi raccontava che andava a prendere i clienti a San Martino quand’i vien zò da la coriera (‘quando scendevano dall’autobus’), e li accompagnava su in montagna".

 

In questi anni, vi sono numerosi fattori di cambiamento che sono intervenuti a imporre ai collegi delle Guide Alpine di strutturarsi in maniera più articolata. Primo tra questi il cambiamento stesso della montagna, esposta più di altri terreni agli effetti dei cambiamenti climatici.

 

"Qui a maggio, un weekend ha nevicato a 1200 metri e quello dopo facevano trenta gradi a 1500 metri. Le condizioni sono così variabili che persino un esperto adeguatamente formato fatica a prepararsi. Quest’anno, c’è stato il numero più alto di persone decedute a causa di valanga in Europa, più di 150. Sono tantissime, e in diversi casi ci sono anche le guide: anche il professionista che ha esperienza, nel momento in cui si trova in situazioni particolari, rischia di sbagliare. Ecco perché il lavoro che si fa oggi è volto a prevenire qualsiasi tipo di problema: è una sensibilità nuova, che ci sforziamo di costruire ma a cui culturalmente non siamo abituati".

 

A cambiare, in conseguenza dei tempi, sono anche i giovani che si presentano ai corsi per diventare Guida Alpina. Senza giudizi di merito, gli aspiranti di oggi hanno un background del tutto diverso rispetto a quello dei loro predecessori.

 

"Oggi la maggior parte dei ragazzi ha discrete capacità tecniche ed è fisicamente ben preparato, ma il problema fondamentale è che ha poca esperienza in ambiente montano. Negli ultimi vent’anni si sono sviluppate moltissimo le palestre indoor, quindi arriva molta gente che è cresciuta allenandosi sulla plastica. E non c’è niente di sbagliato in questo, però poi serve molto più tempo per costruirsi l’esperienza che noi avevamo acquisito in maniera spontanea".

 

Del resto, oggi, muoversi nelle Alpi, fare vie di arrampicata, raggiungere l’alta quota e dormire nei rifugi è tutt’altro che economico. "In proporzione costa molto di più di 20-25 anni fa", nota Daniele Fiorelli. "Un ragazzo che ha 18-20 anni, se alle spalle non ha una famiglia che economicamente può supportarlo, farà fatica a sostenere le spese per potersi allenare e formare".

 

Anche per questo si è presa l’abitudine a frequentare le quote più basse: palestre indoor, falesie, vie multipitch. Ciò che lo rende un ostacolo è che ad essere cambiate sono soprattutto le condizioni dai tremila in su, ed è per questo tanto più importante conoscerle.

 

Ultimo, ma determinante come fattore di evoluzione, è poi il pubblico che richiede questo tipo di servizio.

 

"È un pubblico che, da un certo punto di vista, è anche più esigente rispetto a quello che c’era 25-30 anni fa. Rispetto ad allora, però, è generalmente meno preparato, ha poca esperienza in parete. Il tempo da dedicare alla montagna si è ridotto, la capacità economica anche; e poi stiamo lavorando tanto con gli stranieri in qualsiasi area alpina: cosa abbastanza nuova a sud delle Alpi, eccetto qualche rara eccezione".

 

Per tutta questa grande serie di motivi (una serie di fattori estremamente articolata che qui abbiamo tentato di abbozzare in poche righe) il processo di formazione è cambiato, e la procedura per ottenere questo titolo è sempre più complessa.

 

"C’è una parte di formazione che ti porta ad una base già importante, con cui puoi comunque esercitare, che è quella dell’aspirante guida. Poi hai 24 mesi di praticantato e infine il passaggio finale, che sono un’altra ventina di giorni di corso per diventare guida alpina a tutti gli effetti".

 

Non solo, un ulteriore grado di complessità è stato aggiunto nel 2021. "Da allora, diversi collegi regionali hanno diviso il periodo di praticantato in due livelli di formazione. Con l’aspirante di primo livello si costruisce già una figura che può lavorare sul terreno roccioso, anche sulle vie in quota. L’importante è che non vada su ghiacciaio, non usi gli sci e non faccia cascate di ghiaccio. Questi ultimi elementi, legati all’alta montagna e alle attività invernali, si prendono in considerazione solo con l’aspirante di secondo livello".

 

Insomma, il periodo di praticantato è sempre più segmentato. In questo modo, gli allievi possono già iniziare a lavorare negli ambiti dove hanno confidenza, e hanno tutto il tempo di prepararsi e fare esperienza laddove fossero carenti.

 

Naturalmente, formazione ed esami si dividono in una parte teorica di lezione frontale e preparazione individuale, e prove attitudinali sul campo. Per esempio - nel passaggio da primo a secondo livello di aspirante guida - ci si cimenta nello sci su pista, fuoripista e nella scalata di cascate di ghiaccio.

 

Anche dal punto di vista del materiale didattico, e della parte tecnico-teorica, il percorso per diventare guide è cambiato notevolmente. Se per l’aggiornamento delle tecniche e dei materiali si è mantenuto un approccio piuttosto simile nel corso degli anni, si sta invece sperimentando molto sugli approcci didattici alla professione, e quindi sulle modalità di insegnamento.

 

Negli anni i manuali sono stati progressivamente abbandonati – spiega Fiorelli - in favore di dispense più versatili e facilmente modificabili, in modo da poterle mantenere in continuo aggiornamento.

 

Ma a fare la differenza come Guida Alpina, in questi tempi così mutevoli, è proprio la capacità di saper reagire all’imprevisto. Si tratta di attuare un approccio, anche didattico, più esperienziale e attento agli aspetti cognitivi legati alla professione. "Se vedo una cosa, devo capire che cosa ho di fronte, come affrontarla, quali potrebbero essere i problemi che si possono generare e come faccio a evitarli. È difficile trasmetterlo a parole, ma se ti trovi davanti un pendio nevoso invernale e sei lì con le pelli, capire dove salire, come salire, la stabilità della neve man mano che ti muovi, dove fare l’inversione, è fondamentale".

 

Di tutti questi dettagli, fondamentali per una professione così variegata ed esposta a rischi enormi, si occupa la Commissione Tecnica Nazionale (Ctn), di cui Daniele Fiorelli è presidente. Si tratta dell’organo del Collegio Nazionale Guide Alpine Italiane (CoNaGAI) che definisce e coordina gli standard formativi, i programmi di esame e i criteri di aggiornamento professionale per tutte le figure del settore.

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