Storia di Capanna Gamba, santuario dell'alpinismo che non esiste più: "Si passava la notte su un tavolaccio. Il vecchio Aldo preparava la cena sui paioli di rame e annotava le mete delle cordate in un librone blu"

"Oggi della capanna Gamba si possono ancora riconoscere minimi resti di legno di larice abbandonati sulla pietraia". Appoggio essenziale per alcune delle scalate più spettacolari e ardue del massiccio del Monte Bianco, in questo luogo giunsero in fin di vita gli unici superstiti della tragedia del Pilone Centrale del Frêney. Ce ne parla Marco Albino Ferrari, autore libro Freney 1961, da cui sta nascendo un film con la regia di Daniele Vicari e Alessandro Borghi nel ruolo di Walter Bonatti

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il rifugio Monzino, sopra la Val Veny, ai piedi del Monte Bianco, è una piccola costruzione dotata di 55 posti letto, costruita a 2590 metri di quota nel 1965. La sua posizione, tra i ghiacciai del Brouillard e del Frêney, la rende un comodo punto d’appoggio per l’avvicinamento ad alcune delle più importanti vie storiche della zona e l'ha resa negli anni un punto di riferimento obbligato per gli appassionati di alpinismo.
Questa struttura, inoltre, raccoglie l’eredità della precedente capanna Gamba, del 1912, che si ergeva poco lontano: un luogo mitico che nel 1961 valse la salvezza agli unici tre sopravvissuti alla tragedia del Pilone Centrale del Frêney, Bonatti, Gallieni e Mazeaud. Fu quella la vicenda che prima di ogni altra attirò drammaticamente l’attenzione dell’opinione pubblica sui rischi dell’alpinismo contemporaneo.
Quando un temporale aveva costretto la cordata italiana e quella francese a bivaccare per giorni ai piedi della "Chandelle", l’ultimo pilastro di granito che porta alla vetta del Pilone, per i sette alpinisti iniziò un vero e proprio calvario. Accortosi di non poter raggiungere la vetta, Bonatti decide allora di provare a scendere nella tormenta, con l’obiettivo di raggiungere Capanna Gamba.
Nel tragitto, Antoine Vieille morirà ai Rochers Gruber e Robert Guillaume cadrà in un crepaccio. L’ultimo ostacolo prima di Capanna Gamba, il Canalino dell’Innominata, si prenderà poi le vite di Pierre Kohlmann e Andrea Oggioni. Alla fine, a Capanna Gamba, dove riposavano le squadre di soccorso, arrivarono soltanto Bonatti e Gallieni, per poi andare a recuperare il superstite Mazeaud.
Oggi è in corso di produzione un film attorno a questa storia, tratto dal libro Frêney 1961 di Marco Albino Ferrari, con Alessandro Borghi nei panni di Walter Bonatti. Con un post sulla sua pagina Facebook, l’autore del libro ci riporta lassù, su quella piccola capanna di cui oggi rimangono solo le macerie, distrutta da un incendio pochi anni dopo.
Il post di Marco Albino Ferrari
La minuscola capanna Gamba era composta da un cucinino, dalla camera dei gestori, e da una sala nella quale poteva alloggiare più o meno una decina di persone. Si passava la notte su un tavolaccio avvolti nelle coperte di lana marrone, tra l’odore di minestra e i rumori scomposti dei presenti, aspettando l’ora di partire.
Aldo e Adelina Ollier erano i gestori, e a parte l’estate, quando se ne stavano lassù con un piccolo gregge, il resto dell’anno vivevano alla frazione del Villair Superiore, poco sopra Courmayeur. Mia madre mi avrebbe parlato spesso di loro: li conosceva bene quei due coniugi dall’aria severa eppure a loro modo rassicurante, rappresentanti di una certa aristocrazia montanara. Erano i genitori di due delle guide più richieste: Attilio e Alessio Ollier (quest’ultimo diverrà a sua volta gestore del rifugio Gonnella, lungo la via Normale Italiana al Monte Bianco).
Da giugno a settembre, il vecchio Aldo si occupava di gestire il flusso degli alpinisti in quell’avamposto estremo: preparava la cena sui paioli di rame e si annotava le mete delle diverse cordate in un librone dalla copertina telata blu; Adelina badava alla decina di pecore che sopravvivevano brucando la magra erbetta dei 2600 metri.
La Gamba era una sorta di santuario dell’alpinismo, perché dava appoggio ad alcune delle scalate più spettacolari e ardue del massiccio, il Pilastro Rosso del Brouillard, l’Aiguille Croux, la Cresta dell’Innominata, la Ovest l’Aiguille Noire... Nel 1961 si consumerà in quella capanna l’epilogo della tragedia del Pilone del Frêney: moriranno quattro degli alpinisti più famosi al momento, e Walter Bonatti con il suo compagno Gallieni giungeranno alla capanna di notte, in fin di vita, tra le braccia dei soccorritori.
Di quella storia da incubo, la scorsa estate si è girato un film con la regia di Daniele Vicari e con Alessandro Borghi nel ruolo di Bonatti. "Bianco" è un’opera raffinata, con immagini fantastiche (come ho potuto vedere mentre venivano girate). Il montaggio del film sarà terminato nei prossimi mesi. E sarà un’emozione immaginare, aiutati dal grande schermo, questo luogo nell’aurea misteriosa del suo tempo.
Oggi della capanna Gamba si possono ancora riconoscere minimi resti di legno di larice abbandonati sulla pietraia. Al suo posto, pochi metri più a valle, sorge l’architettura moderna del rifugio Monzino.
Di Marco Albino Ferrari, la cui pagina Facebook – con approfondimenti su temi legati al rapporto uomo-natura – consigliamo di seguire.












