"Schiodare è un gesto estremo e sgradevole, ma a volte non c'è alternativa". Rolando Larcher sull'episodio della Val di Mello: "Gli itinerari storici devono rimanere così com'erano stati pensati"

Fa discutere il caso delle vie schiodate da Luca Schiera, "Il gioco dello scivolo" e "Uomini e topi". Dopo l’intervento della guida alpina locale Jacopo Merizzi, L'Altramontagna raccoglie la riflessione di Rolando Larcher sulla questione. Alcune vie aperte da lui stesso, in passato, erano state schiodate di nascosto: nonostante la condanna di simili atti, l'alpinista ammette eccezioni

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Togliere chiodi e soste dalle vie d’arrampicata è un gesto forte, spesso intenzionalmente provocatorio, che non manca mai di suscitare accese reazioni tra le comunità di climbers locali e non. Inoltre, il più delle volte, la schiodatura avviene senza avvertire, ad opera di ignoti e senza che dei segnali alla base della parete avvisino che l’attrezzatura è stata rimossa.
Nei giorni scorsi, attorno al caso di due vie storiche schiodate in Val di Mello, si era accesa la consueta polemica. C’è stato chi ha osannato il benefattore per il ripristino delle storiche vie originali, come da volontà di chi per primo le ha aperte; e c’è stato chi ha condannato il gesto come egoista e potenzialmente pericoloso.
Pochi giorni dopo la notizia, il responsabile della schiodatura, Luca Schiera - esperto alpinista ed ex presidente dei Ragni di Lecco -, aveva rivendicato il gesto con una lettera al portale Lo Scarpone del Club Alpino Italiano, spiegando le ragioni alla base di un atto così potenzialmente divisivo. Inoltre, aveva dichiarato che la scelta di esporsi pubblicamente voleva essere l’occasione per incentivare un dialogo costruttivo sulla questione.
A questo proposito eravamo già intervenuti con un articolo-intervista ad uno degli storici "sassisti" della Val di Mello, Jacopo Merizzi, tra i pionieri - negli anni Settanta – del particolare approccio all’arrampicata libera di quelle zone. Vista l’intensa reazione mediatica che l’intervento ha suscitato, oggi intendiamo rilanciare il dibattito.
Questa volta, ad intervenire è Rolando Larcher: una delle personalità che più ha influenzato la moderna arrampicata sportiva per come la conosciamo nelle Alpi orientali, con all’attivo un centinaio di linee aperte in tutto il mondo in quarantacinque anni di arrampicata. La sua attività non accenna a fermarsi, e continua a promuovere uno stile di chiodatura "etico", con aperture in libera dal basso e chiodi che non diventano mai strumento di progressione.
Alcune vie dello stesso Larcher, a suo tempo, erano state schiodate di nascosto, con tutto rammarico dell’apritore. I casi in questione, però, sono piuttosto diversi da quello odierno della Val di Mello.
Il primo era accaduto circa venticinque anni fa sul Campanil Basso dei Lastei, nelle Pale di San Martino, quando l’apertura in libera con il trapano era ancora avanguardia, e non era ancora così diffusamente accettata. Larcher stesso ammette che al tempo cercava di diffondere questo "nuovo modo" di chiodare, e aveva trovato non poche opinioni ostili. L’altro, invece, sulla via Dolmen sulle Meisules de la Bièsces, in Val Gardena. "Avevo aperto dal basso questo monotiro, molto bello e apprezzato, e ad un certo punto l'hanno schiodato senza dirmi niente: in questo caso è stata una questione di campanilismo, erano probabilmente gelosi che uno da fuori, non altoatesino, aprisse un itinerario così bello nel loro territorio".
Pur trattandosi di casi particolari e diversi dal nostro, Rolando Larcher sa bene cosa significa vedersi schiodata una via e certo non lo approva come atto sistematico. Tuttavia, ammette che talvolta questa forma provocazione è l’unica strada per istituire un dialogo che arrivi ad effetti concreti. Per questa ragione, accoglie positivamente il gesto del collega lombardo.
"Non è un bel gesto quello di schiodare, però a volte è necessario. Io non l’ho mai fatto, e anzi, in tempi relativamente recenti ho subito delle schiodature: è un gesto estremo e assai sgradevole, ma ci sono dei casi in cui non c’è alternativa. Inoltre, a Luca Schiera - che stimo e seguo da tempo, e del quale riconosco la competenza – fa onore il fatto di essersi esposto pubblicamente".
Come abbiamo visto nell’articolo precedente, i due pesi sulla bilancia sono sempre la storia, da un lato, e la sicurezza, dall’altro. "Oggi si vuole appiattire tutto in nome della sicurezza, ma ci sono delle regole. È come dire: ‘faccio fatica a giocare a tennis e allora tolgo la rete’. Fallo pure se ci tieni, ma quello che stai facendo non è più tennis".
"Sulle soste sono intransigente anch'io", precisa l’arrampicatore. "Le soste devono essere sempre sicure. Però le due vie in questione sono una di quarto grado, una di quarto più – dunque una difficoltà moderata -, e nella relazione c'è scritto ci sono alberi o fessure dove assicurarsi con friends. Dunque la sicurezza c'è, a patto di avere un minimo di manualità con le soste".
In casi come questo, usare come leva il discorso della sicurezza - secondo Larcher - sarebbe il più delle volte pretestuoso, oltre che potenzialmente diseducativo.
"Quella non è sicurezza, è falsa sicurezza: ci sono migliaia di vie nuove, chiodate in un certo stile, ma le vie di una volta devono rimanere così com’erano state pensate, terreno di avventura. E questo è profondamente educativo: impari a mettere un friend, a fare una sicura attenta, ti insegnano a fare certe manovre che altrimenti non faresti mai".
"L’arrampicata è democratica perché in base al tuo livello puoi scegliere le vie e le difficoltà dove divertirti. Uno può divertirsi a scalare un quarto grado come a fare un 9b".
La democrazia, però, esiste solo finché non si arriva a ledere la libertà altrui. "Non puoi però pretendere di abbassare tutto al tuo livello, senza rispettare chi è venuto prima e la storia. Questo è il discorso. Io non mi permetterei mai di mettere mano alla via di un altro, soprattutto senza chiedere".
La tradizione di arrampicata peculiare a ciascun contesto, rimane ovviamente un elemento da conservare. Tuttavia, secondo Larcher, quando si parla di approccio alla chiodatura e dell’aprire itinerari alpinistici ci vorrebbero delle linee di massima comuni, legate al buon senso e al rispetto delle future generazioni.
"Le vie aperte dall'alto o in artificiale, con l'uso del trapano, credo siano figlie di un approccio scorretto. La roccia non è infinita, prima o poi si esaurirà la possibilità di aprire liberamente. Perciò se non usiamo delle regole etiche, per i più bravi e per le future generazioni, non ci sarà più spazio di esplorazione. Non possiamo ragionare solo dall’oggi al domani, ma dobbiamo guardare anche al futuro".
Per tornare alle due vie in Val di Mello, sull’accusa a Schiera di aver dichiarato il gesto solo dopo che qualcuno l’aveva ripetuta trovandosi senza chiodi, esponendo questi ad un serio pericolo, Larcher, come aveva già fatto Merizzi, tende a ridimensionare.
"Può succedere che ti trovi senza chiodi o qualsivoglia altro imprevisto: magari ci sono altre cordate e devi cambiare itinerario, oppure scoppia un temporale e devi tornare a casa, può succedere persino che, cadendo, dei sassi abbiano rotto la sosta. Insomma, non mi attaccherei più di tanto al discorso sicurezza. Nel momento in cui vai in montagna, e affronti certi ambienti, devi andare e sapere che ci può essere un imprevisto. Devi assumerti la responsabilità di essere pronto quando vai in montagna, altrimenti è meglio cambiare stile di scalata".
Insomma, conclude Larcher, ormai tutti vogliono far tutto, ma per farlo devi avere una preparazione che non tutti sono disposti a dedicare. "In montagna non puoi aspettarti di trovare la stessa sicurezza di una palestra, perché fuori l'ambiente è un'altra cosa. Se l’itinerario è stato pensato in un certo modo, chi sei tu per snaturarlo e renderlo in linea con le tue abilità e competenze? C'è un discorso storico e una componente di avventura che insieme fanno la via stessa, e così dev’essere. Come scriveva lo stesso Schiera, una cosa è l'arrampicata sportiva, un’altra l’arrampicata libera".













