Meglio una sedia in legno o in plastica? Tanti non conoscono i "servizi ecosistemici", concetto utile a capire il rapporto tra persone e ambiente

“Credo occorra invitare le persone a visualizzare gli ecosistemi anche laddove sembrano lontanissimi, a partire dalle nostre vite quotidiane”, scrive Luigi Torreggiani in un recente articolo su "Il Tascabile" della Treccani. L'approfondimento punta a fare chiarezza su ciò che si intende per "servizi ecosistemici", un'espressione importante e densa di significati, ma i cui confini per molti risultano ancora poco chiari

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Credo occorra invitare le persone a visualizzare gli ecosistemi anche laddove sembrano lontanissimi, a partire dalle nostre vite quotidiane e dalle nostre case, specialmente se si trovano in città”, scrive il nostro collaboratore e membro del Comitato Scientifico Luigi Torreggiani in questo recente articolo pubblicato su Il Tascabile, il portale della Treccani.
Il lungo approfondimento dedicato ai servizi ecosistemici punta a fare chiarezza su questa espressione importante e densa di significati: un accostamento di parole utilizzato sempre più frequentemente, soprattutto dagli addetti ai lavori, ma i cui confini per molti risultano ancora poco chiari.

Cosa si intende, in effetti, quando si parla di servizi ecosistemici? L’articolo spiega come la locuzione sia stata coniata ufficialmente vent’anni fa, nel 2005, nell’ambito del progetto di ricerca denominato Mea (Millennium Ecosystem Assessment), o "valutazione degli ecosistemi del millennio". In questo contesto è comparsa per la prima volta la definizione di servizi ecosistemici, intesi come “benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano”.
L'articolo ricorda che “tali benefici si riferiscono a tutte quelle relazioni che, direttamente o indirettamente, si instaurano tra le risorse ambientali, i sistemi economici e noi” e ripercorre le tappe che hanno portato alla formazione di tale concetto, mostrando come l’idea che i sistemi naturali supportino il benessere umano sia decisamente più antica. “Le relazioni tra deforestazione e approvvigionamento idrico sono state documentate già da Platone nel 400 a.C.. Nel 1864, George Perkins Marsh ha formalizzato per la prima volta la relazione tra sistemi naturali e sociali. Marsh sosteneva infatti che l’esteso danno agli ecosistemi causato dalle azioni antropiche avrebbe diminuito il benessere umano, mostrando quindi un’interrelazione strettissima tra risorse naturali, società ed economia”.

Se è vero che esseri umani e natura sono da sempre innegabilmente uniti a doppio filo, a destare una certa diffusa diffidenza intorno all’accostamento terminologico dei servizi ecosistemici è l’interpretazione che vede in tale espressione un modello predatorio.
“Si tratta di una definizione che, come alcuni hanno sottolineato esprimendo una critica più o meno netta, è di indubbia matrice “antropocentrica”: la natura, infatti, è descritta come “a servizio” dell’umanità. Ma questa definizione si incardina su una forma di antropocentrismo tutt’altro che predatoria - sottolinea Torreggiani nell’articolo -. “Inquadrare i benefici degli ecosistemi per il genere umano, nella visione del Mea, è infatti il primo passo per tutelarli e gestirli in modo responsabile, tanto per noi stessi quanto per le generazioni future. Proprio per questo, i servizi ecosistemici così intesi si esprimono al massimo del loro potenziale solo se gli ecosistemi naturali e seminaturali sono ben gestiti e considerabili “in salute”. Si tratta di un aspetto fondamentale per rifiutare la possibile deriva antropocentrico-predatoria che può scaturire da una lettura distorta della definizione, abbracciando al contrario una visione di equilibrio che si determina nella conservazione e nella buona gestione delle risorse naturali”.

La locuzione “servizi ecosistemici”, anziché esprimere uno scollamento tra risorse naturali e attività umane (da alcuni lette in opposizione le une rispetto alle altre), contiene invece in sé un'idea di armonia, unendo i due termini. “L’equilibrio è da ricercare nell’agire etico del “prendersi cura” degli ecosistemi, non certo perché essi abbiano bisogno di un intervento umano per sopravvivere e prosperare, ma perché l’interazione che genera i servizi ecosistemici ‒ a patto che sia rispettosa e sostenibile ‒ è indispensabile alla vita umana sul pianeta, oggi come nel futuro”, evidenzia l’articolo.
I SERVIZI ECOSISTEMICI E LE FORESTE
L’approfondimento spiega come i servizi ecosistemici siano stati suddivisi in quattro macro-categorie: di supporto, di approvvigionamento, di regolazione e culturali. Per dare concretezza alla locuzione e al suo significato, l’articolo sposta il ragionamento dalla definizione generale (che nel tempo è stata discussa e ampliata) ad una applicazione specifica, focalizzandosi sugli ecosistemi forestali, con una serie di esempi pratici.
“Tutte le categorie di servizi ecosistemici richiedono, anche se in forme e modalità differenti, una qualche interazione tra natura ed esseri umani - riflette Torreggiani -. Nel contesto della crisi climatica, anche i servizi di supporto (che hanno a che fare con il ciclo dei nutrienti e dell’acqua, la formazione del suolo, la fotosintesi, la funzione di habitat per una miriade di specie viventi) necessiteranno sempre più dell’azione antropica, per proteggere attivamente gli ecosistemi che potrebbero trovarsi a forte rischio. Un esempio sono le attività di gestione forestale preventiva per ridurre il rischio incendi in alcune foreste particolarmente suscettibili”.

Evidenzia Torreggiani: “Il concetto di servizi ecosistemici ci mette di fronte a una stringente necessità (il rapporto con le risorse naturali) e a un’enorme responsabilità (la buona gestione degli ecosistemi)”.
“Tra “servizi” ed “ecosistemici”, nello spazio che divide i due lemmi di questo concetto ostico c’è una relazione tra esseri umani e risorse naturali che è tanto necessaria quanto fragile. Sta a tutti noi renderla più solida, promuovendo la gestione responsabile degli ecosistemi, dando valore a benefici che troppo spesso diamo per scontati, ma anche utilizzando a ragion veduta il termine “servizi ecosistemici”. Piuttosto che omettere questo concetto, sforziamoci di riempire lo spazio tra le parole che lo compongono: popoliamolo di nuove immagini e suggestioni, di buoni esempi replicabili, di mani e volti, non solo di alberi”, conclude Torreggiani.

Spiegare concetti complessi come quello dei “servizi ecosistemici” non è certo semplice, ma calarli nella quotidianità può essere la chiave per renderli non solo più comprensibili, ma anche per sentirli più vicini al nostro vissuto e, quindi, per dedicare loro maggior attenzione.
“Gli ecosistemi forestali sono osservabili nei rubinetti, dove scende acqua potabile; nel tavolo di legno sul quale ogni giorno mangiamo o nel tetto di legno che ci ripara dal freddo e dalla pioggia; nelle foto ricordo dei momenti spensierati passati camminando o pedalando a contatto con la natura; nel tappo di sughero che felicemente facciamo saltare in aria prima di un brindisi; nei prodotti che popolano la nostra dispensa e in tantissimo altro ancora, che vi invito a scoprire tutt’attorno a voi ragionando sempre sulle alternative: meglio un tavolo di legno o uno di plastica?”.
Per leggere l'articolo: www.iltascabile.com/scienze/quello-ecosistemi-fanno-per-noi/












