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Ambiente | 25 settembre 2025 | 13:00

"Nuova legge sulla montagna: un ritorno al Medioevo della gestione faunistica nazionale". Forte e unanime preoccupazione della comunità scientifica ornitologica

"È tempo che la politica ascolti la scienza": il Centro Italiano Studi Ornitologici e la comunità scientifica italiana hanno espresso una forte preoccupazione per la nuova legge sulla montagna e il Ddl sulla caccia. Secondo i ricercatori, questi due provvedimenti nazionali rappresentano un pericoloso ritorno al passato, ignorando decenni di progressi scientifici e aggravando lo stato già allarmante dell'avifauna in Italia: dei 250 uccelli che nidificano nel Paese, il 63% è in stato di conservazione "cattivo" o "inadeguato"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Unanime è l'allarme della comunità scientifica ornitologica italiana che, al termine del XXII Convegno Italiano di Ornitologia, ha espresso una "unanime e forte preoccupazione" per due recenti provvedimenti legislativi: la nuova legge sulla montagna e il Ddl Malan (Ddl 1552), noto come Disegno di legge sulla caccia. Secondo il Centro Italiano Studi Ornitologici (Ciso) e la comunità scientifica, questi disegni di legge minacciano la conservazione della biodiversità ornitologica in Italia, vanificando di fatto decenni di sforzi in ambito scientifico e conservazionistico.

 

Il commento ufficiale del Ciso: "Il Ddl Malan e il Ddl Montagna portati avanti dal Governo italiano rappresentano un ritorno al Medioevo della gestione faunistica nazionale. Annullano decenni di progresso scientifico e legislativo operato nel nostro Paese. Ubbidiscono ad istanze unilaterali e ascientifiche che cozzano non solo contro le evidenze dei dati ma anche contro il buonsenso. La Comunità ornitologica italiana invita il Governo ad una riflessione sui due DDL ed è aperta ad un confronto tecnico per la redazione di una riforma dell’attività venatoria che garantisca un prelievo bilanciato alle necessità concrete di mantenimento della biodiversità".

 

Legge sulla montagna e l'emendamento sulla caccia "scientificamente insensato"

La nuova legge sulla montagna, approvata in via definitiva l'11 settembre 2025, ha suscitato particolare allarme poiché contiene un emendamento che riapre la caccia sui valichi montani. "Questa mossa legislativa bypassa le sentenze dei tribunali che avevano precedentemente vietato la caccia in 475 valichi lombardi, considerati corridoi migratori cruciali. L'emendamento, introdotto dal deputato leghista Francesco Bruzzone e sostenuto dal centrodestra, con il Ministro Lollobrigida che ha giustificato l'intervento come un modo per "ristabilire la normalità", è un attacco diretto alla protezione della fauna migratoria", rilevano gli ornitologi. "La norma aggira il divieto prevedendo l'istituzione di Zone di Protezione Speciale (ZPS) con una regolamentazione della caccia che la vieta solo prima del 1° ottobre. Ciò è scientificamente insensato, poiché la migrazione di passeriformi come i tordi avviene principalmente tra ottobre e novembre. Inoltre, l'emendamento protegge solo i valichi sopra i 1000 metri, lasciando centinaia di altri valichi sotto questa altitudine, cruciali per la migrazione, senza alcuna tutela", fa notare il Ciso.

 

Disegno di legge Malan: "un passo indietro per la conservazione"

Il Disegno di Legge Malan (DDL 1552), presentato dai capigruppo della maggioranza, viene descritto dalla comunità ornitologica come un tentativo "sistematico" di riportare la caccia italiana a un'epoca precedente alle moderne normative di conservazione. Il disegno di legge prevede modifiche sostanziali alla legge quadro 157/92, con diversi obiettivi, elencati nella risoluzione del Ciso: "Estendere la stagione venatoria a periodi di migrazione cruciali; ridurre o eliminare le "pause ecologiche" settimanali; reintrodurre l'uccellagione, cioè la cattura di uccelli per usarli come richiami vivi; sminuire il ruolo dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e rafforzare il Comitato tecnico faunistico-venatorio, che include rappresentanti dei cacciatori; consentire la caccia in aree demaniali precedentemente protette e persino in spiaggia e con silenziatori, come evidenziato dagli appunti del convegno; definire la caccia come 'attività che tutela la biodiversità', un concetto scientificamente discutibile".

 

Le 55 associazioni ambientaliste, animaliste e scientifiche firmatarie della risoluzione congiunta, tra cui ENPA, LAC, LAV, LIPU e WWF Italia, hanno espresso la loro opposizione, sostenendo che questi provvedimenti non tutelano gli agricoltori né i territori, ma espongono il Paese a un prelievo venatorio incontrollato e a un aumento del bracconaggio. Le associazioni hanno inoltre denunciato la mancanza di dialogo con il Governo, il quale ha ignorato le richieste di confronto e ha condotto audizioni parlamentari in orari "incompatibili".

 

La situazione allarmante dell'avifauna in Italia

La risoluzione congiunta del Centro Italiano Studi Ornitologici (CISO) e della comunità scientifica sottolinea che la situazione dell'avifauna in Italia è già critica. Dei 250 uccelli che nidificano nel Paese, il 30% è in stato di conservazione "cattivo" e il 33% in stato "inadeguato". L'indice delle specie agricole (Farmland Bird Index) registra un calo del 33%, con specie come la rondine, l'allodola e il saltimpalo che hanno subito perdite drammatiche, rispettivamente del 51%, 54% e 73%.

 

I provvedimenti legislativi nazionali risultano in contrasto con la legislazione europea, in particolare con la Direttiva Uccelli 2009/147/CE e la Direttiva Habitat 92/43/CEE. La risoluzione sottolinea che queste leggi vanno contro il Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (la tormentata Nature Restoration Law), che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi degradati. 

 

Il XXII Convegno italiano di ornitologia svoltosi a Lecce dall'8 al 12 settembre 2025, ha riunito oltre 300 ricercatori e tecnici faunistici, portando circa 260 contributi scientifici. Ne è emerso un preoccupante stato dell’avifauna italiana e dei suoi ambienti. Si rilevano diminuzioni di una grande percentuale di specie nidificanti e migratrici a causa dell’alterazione climatica e della sempre maggiore pressione antropica sul territorio nazionale.

 

Solo le specie commensali di successo e quelle aliene sono in controtendenza proprio perché approfittano del disequilibrio ecologico e delle alterazioni degli ecosistemi.

 

"L’ornitologia scientifica ha gli strumenti e la capacità scientifica e tecnologica di arginare questi scompensi, laddove ci sia la volontà politica di attuare una gestione del territorio integrata su scala sia nazionale che locale, ascoltando l’opinione della comunità scientifica. Manca però da parte della politica governativa la volontà di un confronto tecnico per la risoluzione duratura delle problematiche faunistiche. Dopo anni di disinteresse e incuria che hanno spesso incancrenito alcune situazioni, come ad esempio la gestione delle specie problematiche, si preferisce raschiare il fondo del barile proponendo due Ddl che agevolano il prelievo faunistico incontrollato nelle aree di biodiversità residua", conclude la comunità ornitologica italiana nella risoluzione approvata all'unanimità al termine del convegno.

 

Appello al Governo e alle istituzioni locali ed europee

Il Ciso e l'intera comunità ornitologica italiana chiedono formalmente al Governo di sospendere immediatamente l'applicazione delle norme lesive e di aprire un tavolo tecnico che coinvolga la comunità scientifica. Chiedono inoltre alle Regioni di applicare il principio di precauzione e di includere nei calendari venatori, tra le aree precluse all’attività venatoria, tutti i valichi montani interessati da consistenti passaggi migratori, a prescindere dalla loro altitudine.

 

Infine, la risoluzione si rivolge all'Unione Europea, chiedendo di avviare procedure di infrazione contro l'Italia per la violazione delle Direttive Uccelli e Habitat. La comunità scientifica si impegna a supportare tutte le iniziative legali, intensificare la ricerca e la divulgazione, e a segnalare le violazioni alla Commissione Europea.

 

"È tempo che la politica ascolti la scienza", conclude la risoluzione, sottolineando che il Paese non può permettersi passi indietro nella conservazione, specialmente in un momento in cui la crisi della biodiversità è una delle emergenze globali più gravi. Il CISO e la comunità ornitologica italiana continueranno la loro battaglia scientifica e culturale per preservare il patrimonio naturale.

 

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