Approvata la legge nazionale sulla montagna: tanti i buoni propositi, ma mancano risorse e un intervento significativo sull'assetto istituzionale


"La crescita economica e sociale delle zone montane costituisce un obiettivo di interesse nazionale". Per analizzare la legge e per comprenderne l’efficacia abbiamo chiesto un commento a Marco Bussone, presidente nazionale dell’Unione nazionale comuni, comunità ed enti montani (Uncem): "È necessario evitare che le misure previste rimangano sulla carta com’è accaduto con la legge del 1994"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Dopo un iter parlamentare iniziato a ottobre 2024 da una proposta di legge del Ministro Calderoli, è stata approvata definitivamente la nuova legge sulla montagna, il cui nome completo e ufficiale è: Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane. Strutturandosi in 35 articoli, tocca diversi temi importanti per il presente e il futuro delle terre alte.
L’obiettivo iniziale, che si evince dal testo, ne evidenzia le finalità: “La crescita economica e sociale delle zone montane costituisce un obiettivo di interesse nazionale in ragione della loro importanza strategica ai fini della tutela e della valorizzazione dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi, della tutela del suolo e delle relative funzioni ecosistemiche, delle risorse naturali, del paesaggio, del territorio e delle risorse idriche e forestali, della salute, delle attività sportive, del turismo e delle loro peculiarità storiche, artistiche, culturali e linguistiche, dell’identità e della coesione delle comunità locali, anche ai fini del contrasto della crisi climatica e demografica e nell’interesse delle future generazioni e della sostenibilità degli interventi economici”.
Contrasto alla crisi climatica e demografica: interessante constatare come questi due punti così importanti (e per quanto riguarda il primo non sempre condivisi da numerosi membri dell’attuale Governo) siano stati messi nero su bianco.
Il testo normativo si occupa di numerose tematiche: servizi, scuola, sanità, abitare, ma anche valorizzazione delle attività agro-silvo-pastorali, tutela ambientale e attività venatoria (un tema che provocherà sicuramente ampio dibattito). La legge, approvata a luglio dalla Camera, era stata oggetto di numerose critiche, come ad esempio quella della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra), che lamentava l’assenza di provvedimenti sull’adattamento climatico. Per analizzarla “a caldo” e comprenderne l’efficacia abbiamo chiesto un commento a Marco Bussone, presidente nazionale dell’Unione nazionale comuni, comunità ed enti montani (Uncem).

“La legge”, informa Bussone, “ha una serie di provvedimenti interessanti, ma che devono essere concretizzati con quindici decreti attuativi che sarà importante realizzare presto, per evitare di finire con una norma sulla montagna come la 97 del 1994, che ne era sprovvista. Per realizzare tutte le cose che ci sono scritte bisognerà quindi lavorare celermente ai decreti attuativi”.
“La nuova legge però”, prosegue il presidente di Uncem, “non interviene sul sistema degli enti locali, sul tessuto istituzionale, che finisce per essere fragile in molte parti d’Italia. Su questo tema è invece necessario e urgente intervenire: abbiamo bisogno di un sistema istituzionale rinnovato che lavori insieme per sviluppare quanto è scritto nella legge”.
Infine, Bussone si concentra sul tema delle risorse: “Nella legge non vengono alzati i 200 milioni che erano stati previsti nella legge di bilancio 2021 dalla ministra Gelmini e dal precedente Governo. Da 200 milioni di euro si può salire, anche attivando risorse dalle concessioni idroelettriche, autostradali e delle attività estrattive. La montagna non vuole più regalare risorse. Bisognerà dunque intervenire in legge di bilancio per aumentarne le risorse, affinché tutte le regioni abbiano un fondo per la montagna e una normativa sulla montagna. È un aspetto importante, perché troppe regioni, in particolare del centro e del mezzogiorno, non hanno un’adeguata normativa sulla montagna e non prevedono gli adeguati investimenti. Per realizzare quanto scritto nella legge – penso agli incentivi per i medici, per le imprese, per le scuole – naturalmente servono delle risorse economiche. Questo vuol dire che da domani bisognerà lavorare per incrementare le risorse che potrebbero permettere alla legge di portare a risultati efficaci”.
“Queste non sono delle critiche, la legge contiene diversi punti importanti”, conclude Bussone, “ma dobbiamo continuare a lavorare con il Ministro Calderoli per evitare che le misure previste rimangano sulla carta, com’è già accaduto con la legge del 1994”.












