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Ambiente | 15 maggio 2025 | 19:00

Parco dell'Adamello a rischio, la Lega propone di dimezzarlo. Legambiente: "Una politica scellerata, vogliono solo poter costruire ovunque"

La Lega della Valle Camonica propone di ridurre il Parco dell’Adamello, alzando la quota protetta a 1.600 metri: una proposta che infiammato il dibattito politico. Barbara Meggetto (Legambiente Lombardia): "È una scelta figlia di una politica sballata che considera il territorio come proprio e che non si preoccupa di tutelarlo per la comunità"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Il Parco dell’Adamello, l'area protetta istituita nel 1983 da Regione Lombardia che collega il Parco trentino dell'Adamello-Brenta e il Parco nazionale dello Stelvio, quello che ospita il ghiacciaio più grande d’Italia e che abbraccia circa 500 chilometri quadrati dalle infinite sfaccettature paesaggistiche, geologiche e storiche, "è troppo grande". 

 

A sostenerlo è la Lega della Valle Camonica, che ha avanzato una proposta per ridimensionare il parco alzando la quota di "partenza" del territorio protetto dagli attuali 1.250 ai 1.600 metri di altitudine: una misura che escluderebbe così circa 25 mila dei 51 mila ettari di superficie.

 

L’idea è promossa da Giovan Battista Bernardi, sindaco di Berzo Demo e assessore in comunità montana con la delega alla gestione dell'area protetta, e dal neosegretario della Lega di Valle Camonica Gianmario Zani: lapalissiano aggiungere che questa proposta ha scatenato un acceso dibattito politico.

 

"Il parco - ha detto Bernardi al Corriere della Sera - non ha dato i risultati per cui era nato, e cioè essere motore dello sviluppo socio economico del nostro territorio, ma anzi ha creato soltanto problemi: basta parlare con i nostri concittadini per rendersene conto. Non vogliamo cancellare il parco ma spostarlo". 

 

Il problema, come al solito, sono (anche) i quattrini: ogni anno dalla Regione arrivano alla Comunità montana circa 720 mila euro, fondi che però non sono più sufficienti. "Bastano a malapena per mantenere in vita l’ente - ha aggiunto l'assessore -; tutti gli investimenti, tutti i progetti, tutti gli interventi di manutenzione del suo patrimonio sono a carico della comunità montana e del Bim di Valle Camonica. Penso ad esempio ai costi sostenuti per ristrutturare la Casa del Parco a Cevo: è costata 700 mila euro. Li abbiamo dovuti mettere tutti noi e così non si può andare avanti". 

 

Una diversa perimetrazione del Parco invece consentirebbe a cittadini e residenti di evitare quelle che sono definiti "lungaggini e costi che non esistono in aree non protette”. Il riferimento è a edilizia e turismo. Come Bernardi per la verità la pensano vari sindaci (occorre specificare, tutti leghisti) come quelli di Bienno, Paspardo e Cimbergo. 

 

La proposta ha riacceso il dibattito politico in Valle Camonica, rompendo anni di larghe intese, ma si è rapidamente estesa sul tema della salvaguardia ambientale: “È una proposta scellerata che dimostra tutta l’incapacità e l’incompetenza di chi non sa cosa significa gestire un ambientale naturale”, ha detto al Fatto Quotidiano la presidente di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto. “In un contesto di crisi climatica, la politica dovrebbe essere consapevole che la montagna risulta essere ancora più fragile di prima, perché per esempio va incontro a maggiori rischi di carattere idrogeologico. Eppure qui si vogliono disattendere le norme che regolano la necessità di preservare ambienti naturali così delicati".

 

"Il desiderio - prosegue Meggetto - è quello di costruire il più possibile, che si tratti di edifici o infrastrutture. Ma cosa vogliono ottenere? Già il fondovalle è costruito all’inverosimile, e mi pare che anche i centri abitati di montagna non siano da meno. Togliendo i vincoli, dove vogliono andare? Non è possibile che le lamentele di dieci o cento cittadini portino a una proposta così grave, non c’è proporzione. La verità è che vogliono mano libera per costruire. È una scelta figlia di una politica sballata che considera il territorio come proprio e che non si preoccupa di tutelarlo per la comunità”.

 

Insomma, la partita (anche politica) è solo all'inizio. Boutade elettorale o convinta battaglia territoriale? Ai posteri, diciamo così, l'ardua sentenza.

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