Una roccia emersa due miliardi di anni fa che attira i fulmini e fa impazzire le bussole. Pria Burghéisa: si dice che un gigantesco serpente ne abiti le crepe

Ci troviamo nell'entroterra ligure, di fronte a una pietra lunga quasi trenta metri: una scaglia integra del mantello terrestre. Portata in superficie dalle forze che hanno dato vita all'arco alpino, su di essa nei millenni si sono accavallate leggende e fantasie, alimentate dalle sue proprietà quasi magiche: dal magnetismo alla strana risonanza. Oggi, Pietra Borghese è un sito unico di interesse geologico

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Siamo nel comune di Borzonasca, in provincia di Genova, a circa 50 chilometri da Chiavari. Si passeggia lungo il cosiddetto "Sentiero Ofiolitico": un percorso tematico ad anello realizzato dal Parco Naturale Regionale dell’Aveto che permette di osservare e comprendere molti aspetti della geologia dell’area. Qui, ad un’ora e mezza circa di cammino e 1450 metri sul livello del mare, ci troviamo di fronte a una delle meraviglie rocciose più affascinanti d’Italia: "Pria Burghéisa", Pietra Borghese.
Si vede da lontano: è lunga circa 30 metri, larga 10 e alta fino ad 8 metri. Si tratta di un masso di peridotite, una roccia magmatica di origine profonda, risalente a ben due miliardi di anni fa. Oltre alle dimensioni, a colpire sono anche forma e colori. Si presenta stranamente scura e la sua superficie è irregolare e interrotta da lunghe spaccature. Al suo cospetto, ci si sente come schiacciati ed attratti allo stesso tempo, e qualcosa nel profondo di noi ne rimane perturbato.
Presente sulla terra da molto prima di noi, gli esseri umani che nei millenni l’hanno incontrata nel loro cammino, hanno costruito su di essa molte leggende, tra loro mescolatesi e ricombinatesi. Da quella secondo cui al suo interno arde un fuoco sempre acceso, a chi dice che le sue profondità siano dimora di un gigantesco serpente. I contemporanei, ne hanno cercato l’origine nelle stelle, credendo fosse un meteorite alieno piombato sul nostro pianeta.
Del resto, tutte queste fantasie non sono poi tanto più strane della realtà: la Pria Burghéisa ha la particolare caratteristica di attrarre facilmente il fulmine e possiede proprietà magnetiche tali che, avvicinando la bussola, questa impazzisca completamente. Forse per questo ci sentiamo così attratti di fronte a lei. Se la si colpisce con un martello o una piccozza, inoltre, questa pietra risuona di un fragore metallico, come fosse una campana.

Al di là delle suggestioni, però, Pietra Borghese è prima di tutto un prodigioso e rarissimo esemplare geologico. Ne abbiamo parlato oggi con Domenico Belcastro, geologo "tecnico" per lavoro, ma soprattutto geologo "puro" per passione. "Ogni volta che posso – racconta – vado in montagna, alla ricerca di siti interessanti, semplicemente per curiosità e interesse personale. Mi piace anche fare divulgazione: scrivo alcuni articoli, collaboro con qualche giornale e ho firmato alcuni capitoli su testi dedicati alla montagna, per la parte geologica".
Qualche mese fa, Belcastro è stato nel Parco dell’Aveto, proprio nella località che ospita la misteriosa Pietra. "Era una domenica piovosa – ricorda - non c’era anima viva".
Da esperto, l’uomo si era preparato leggendo in anticipo diversi articoli su quel sito così straordinario: "Sembrerebbe essere datato a due miliardi di anni fa: una stima che lascia perplessi molti geologi e anche diversi appassionati, che mi hanno chiesto se esista una datazione ufficiale".

Secondo le ricerche del geologo, rimangono dubbi sui processi che questi materiali hanno subito: "Se una roccia subisce una fusione e poi una successiva solidificazione – spiega - non può più essere considerata originaria nel senso stretto. Una roccia "nasce" nel momento in cui solidifica da materiale fuso: se una roccia antica fonde e poi ri-solidifica, in un certo senso rinasce, è il suo ‘anno zero’, diventa quello della nuova solidificazione. Il dubbio è proprio se in questo caso sia avvenuto qualcosa di simile".
Chi ha eseguito le datazioni, però, nell’articolo citato da Belcastro, spiega bene sia le incertezze, sia i risultati ottenuti con metodi ufficiali, che riportano età superiori al miliardo di anni. Esistono quindi dati, basati sulla datazione di alcuni minerali "integri", che supportano l’ipotesi secondo cui la Pietra Borghese possa avere fino a due miliardi di anni.
Dal punto di vista geologico, l’interesse non è solo nella datazione. Sotto la crosta terrestre, dove noi umani conduciamo la vita, si trova il mantello, che normalmente possiamo osservare solo indirettamente, ad esempio attraverso le eruzioni vulcaniche, quando il materiale fuso risale in superficie e poi solidifica. Qui, invece, possiamo persino toccarne la materialità con mano.

La Pietra Borghese, infatti, "è una scaglia di mantello risalita integra: un blocco non fuso, portato in superficie dalle forze che hanno generato l’arco alpino. Non si è fusa e non si è neppure deformata o metamorfosata. In genere, infatti, queste rocce, sottoposte a forti pressioni, cambiano composizione e diventano serpentiniti o altre rocce profondamente alterate. Questa, invece, è completamente priva di alterazioni, deformazioni e fusioni".
È questa dunque la sua maggiore eccezionalità dal punto di vista d’interesse geologico: "È come se avessimo un grande foro fino al mantello terrestre e potessimo vederne le forme dal vivo, nonché prelevarne campioni".
"In Italia è un caso unico", continua il geologo. "Affioramenti simili sono molto rari anche nel resto del mondo, ne sono stati segnalati ad esempio in Nuova Zelanda, Australia e Canada".
Si tratta di una roccia ferromagnesiaca, magnetica appunto, perché contiene minerali come la magnetite. È composta principalmente da olivina e pirosseno, i due minerali essenziali tipici del mantello terrestre. "Proprio questa composizione, integra e non alterata, la rende unica e degna di grande attenzione e curiosità".

Stiamo parlando di un tempo, in cui la Liguria era totalmente immersa nel cosiddetto "Oceano della Tetide", un ambiente ricco di sedimenti che, attraverso le forze endogene e i movimenti della crosta terrestre che hanno avvicinato i continenti, sono stati in parte subdotti, cioè sono scivolati nel mantello. "Un’altra parte, invece, è rimasta compressa durante i movimenti che hanno formato le Alpi: buona parte della catena alpina è costituita proprio da questi sedimenti compressi, deformati e modificati, ma non sprofondati e fusi nel mantello".
Una parte delle Alpi, infatti, è formata anche da frammenti di mantello risaliti durante questi processi, ma molto deformati. "La Pietra Borghese è anch’essa un frammento di mantello risalito, con la straordinaria particolarità di non essersi deformato. Come sia potuto accadere non è chiaro: è una combinazione rarissima, quasi unica, che una scaglia riesca a risalire attraverso un processo di subduzione senza deformarsi".
Insomma, se non il confine con il magico, la Pria Burghéisa mette in discussione la nostra concezione del tempo, e ci trasporta in processi molto più grandi di noi, fino a sfidare i limiti dell’umana comprensione. Non c’è da stupirsi, allora, se per dare ragione del suo mistero si sia ricorso di tanto in tanto al sovrannaturale. In fondo, se qualcuno vi capitasse tutt’oggi, anche la più solida fede nella scienza vacillerebbe un’istante di fronte a questo oscuro ammasso di pietra.













