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Un altro esemplare di Ibis eremita vittima del bracconaggio. Fritz: "La caccia illegale provoca circa un terzo delle perdite in Italia"

Un Ibis eremita, gravemente ferito ad un’ala e trovato nei pressi di Buja da due volontari, è stato tempestivamente portato al Centro di Ricerca e Coordinamento per il recupero della Fauna Selvatica dell’Università di Udine. L’animale è morto poco dopo a causa delle gravi ferite riportate, tra cui un proiettile conficcato nei muscoli pettorali. In Italia non è il primo caso di bracconaggio ai danni di questa specie a grave rischio d’estinzione

Di Francesca Roseo | 12 febbraio | 18:00
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Freckles, un esemplare di Ibis eremita nato nel 2022 in Austria all’interno del Progetto Europeo LIFE di reintroduzione della popolazione, è stato ritrovato il 21 gennaio gravemente ferito lungo una strada del comune di Buja. I due volontari recatisi sul posto lo hanno tempestivamente portato al Centro di Ricerca e Coordinamento per il Recupero della Fauna Selvatica dell’Università di Udine (CRFS UNIUD), dove è deceduto durante l’intervento a causa delle gravi ferite. Nel suo corpo sono stati ritrovati diversi pallini da caccia, tra cui uno conficcato nei muscoli pettorali dell’animale.

 

Prima di lui nell’ottobre 2023 un altro esemplare di nome Brisa era stato ucciso nella stessa zona e nel solo autunno 2022 erano stati 6 gli individui uccisi a fucilate, tra cui uno ritrovato nella provincia di Verona. Nel 2020 il Parco Natura Viva di Bussolengo, a seguito di un altro individuo ucciso in Toscana, aveva lanciato un appello destinato al Ministro dell’Ambiente per tutelare la migrazione di questa specie dalla minaccia del bracconaggio (qui il comunicato stampa). Questi animali facevano tutti parte di un progetto iniziato più di vent’anni fa in Austria sotto la direzione dello Zoo di Schönbrunn a Vienna, con la partecipazione del Waldrappteam Förderverein e di dieci partner di quattro Paesi (Austria, Germania, Italia e Svizzera).

 

Questo è il primo Progetto che in Europa ha tentato di reintrodurre, su base scientifica, una specie migratrice nella sua area originale con l’ambizioso obbiettivo di (ri)stabilire una rotta migratoria, dai quartieri riproduttivi in Austria e Germania sino all’area di svernamento in Toscana. Prima di questo progetto, l’Ibis eremita era una specie che in Europa si trovava solo in cattività: quattro secoli fa, gli ultimi esemplari selvatici erano stati uccisi nella regione alpina.

 

Il biologo e direttore del Progetto LIFE Johannes Fritz commenta così l’accaduto: “Per oltre 20 anni stiamo combattendo contro l’uccisione insensata, arbitraria e spregevole dei nostri Ibis eremita in Italia. Ciononostante, questi crimini continuano, come dimostrano i casi recenti di Freckles e di Brisa. Circa un terzo delle perdite di Ibis eremita in Italia sono ancora causate dalla caccia illegale e si deve presumere che altre specie di uccelli migratori protette affrontino questa minaccia in misura simile. Si tratta di una minaccia significativa per la biodiversità”.

 

Tre esemplari di Ibis eremita. Foto via Waldrappteam.

 

La maggior parte degli esemplari del Progetto vengono dotati di trasmettitori GPS per seguire i loro movimenti e facilitarne il recupero, come in questo caso. Questi dispositivi trasmettono non solo la posizione topografica con grande precisione, ma anche la velocità e l’altitudine dell’uccello e la sua postura corporea. Potendo seguire da remoto lo stato di salute dell’uccello, una volta determinato se l’individuo è ferito o morto il team può prontamente allertare le forze di Polizia e mettere in sicurezza la scena del crimine. In tutti i casi di uccisione illegale di Ibis eremita è infatti prevista una denuncia penale depositata preso la Procura competente.

 

Roberta Peroni, responsabile della campagna contro la caccia illegale in Italia e membro del Progetto LIFE, racconta: “Quella mattina, attraverso i dati del suo dispositivo GPS, avevo seguito Freckles dal momento in cui aveva lasciato il posatoio. I dati GPS e le indagini forensi indicano che l'uccello abbia sofferto terribilmente dopo lo sparo, quando si aggirava con l'osso dell'ala fratturato, prima di morire durante l'intervento chirurgico. Inoltre il proiettile sparato precedentemente con un'arma ad aria compressa, finito nei suoi muscoli pettorali, deve avergli procurato altrettanto dolore e grandi difficoltà di volo. È stato uno shock per me apprendere che a Freckles avevano sparato addirittura due volte! Faremo tutto il possibile per fare chiarezza su questo atto insensato e crudele”.

 

Da anni la Regione del Friuli-Venezia Giulia ospita diversi nuclei di Ibis eremita, che non rientrano nel Progetto LIFE – e per questo motivo non sono dotati di trasmettitori GPS – ma sono stati liberati nel paese di Fagagna. Gli atti di bracconaggio nei confronti di esemplari privi di GPS in questa regione sono particolarmente allarmanti e si pensa che non siano casi isolati. Quello che doveva essere un progetto di protezione per una specie in via d’estinzione si sta trasformando in una gara al tiro all’Ibis eremita, come se non ci fossero già sufficienti specie di uccelli cacciabili.

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