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Attualità | 20 dicembre 2025 | 14:15

Il locale "El Camineto" di Cortina dovrà demolire una terrazza e altre strutture abusive: si intensificano i controlli in vista delle Olimpiadi

Con un’ordinanza del 19 dicembre, emanata a seguito di un controllo dei Carabinieri forestali, il Comune di Cortina d’Ampezzo ha certificato la presenza nel ristorante di opere, recentemente realizzate presso la struttura, ritenute irregolari sotto il profilo urbanistico-edilizio e paesaggistico. Il ristorante, ai piedi delle Tofane, è uno storico punto di riferimento per il turismo lussuoso della "Regina delle Dolomiti". Due anni fa, era stato rilevato da Flavio Briatore, che successivamente ha ceduto le quote ad Andrey Toporov e a Dimitri Kuntz, compagno della ministra del Turismo Daniela Santanchè

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

In vista delle prossime Olimpiadi si intensificano i controlli del Comune di Cortina d’Ampezzo sulle attività del settore alberghiero. Dopo gli interventi allo Chalet Kraler-Moritzino e al rifugio Scoiattoli, questa volta le indagini si sono concentrati sul celebre "El Camineto".

 

Con un’ordinanza del 19 dicembre, il Comune di Cortina d’Ampezzo ha certificato la presenza nel ristorante di opere, recentemente realizzate presso la struttura, ritenute abusive sotto il profilo urbanistico-edilizio e paesaggistico. Ora, entro 60 giorni, l’attività dovrà demolire una terrazza ed altre strutture nonché garantire il rispristino del luogo, o fare ricorso.

 

Il ristorante, in località Rumerlo, ai piedi delle Tofane, è uno storico punto di riferimento per il turismo lussuoso della "Regina delle Dolomiti". Due anni fa, El Camineto era stato rilevato da Flavio Briatore, che successivamente ha ceduto le quote ad Andrey Toporov e a Dimitri Kuntz, compagno della ministra del Turismo Daniela Santanchè.

 

La recente ordinanza arriva a seguito di una segnalazione dei Carabinieri forestali di Cortina d’Ampezzo, che evidenziava la presenza di "una ulteriore struttura rispetto alla terrazza esterna originaria", collegata a quest’ultima "con una scala metallica". Secondo quanto accertato, la struttura di nuova costruzione risulta posizionata a sbalzo rispetto al prato in pendenza sottostante, chiusa lateralmente da paratie trasparenti e già arredata con tavoli e stufe a fungo per esterno. Gli stessi accertamenti hanno inoltre rilevato che la terrazza originaria è stata chiusa nella parte superiore mediante tende parasole e che sul lato nord-est sono state realizzate due strutture in legno riportanti dei camini in metallo sul tetto.

 

Lo scorso 15 dicembre, la società El Camineto S.r.l. avrebbe in effetti presentato una richiesta di autorizzazione paesaggistica e di occupazione temporanea di suolo privato per l’installazione di un terrazzo, ma - stando a quanto sottolinea il Comune - tale istanza sarebbe "mancante degli elementi essenziali", pare non sia stata inoltrata allo sportello Suap e, per questo motivo, non sia mai stata istruita dagli uffici competenti. Inoltre, poiché la permanenza dichiarata dell’opera supera i 120 giorni, il manufatto non rientra nella tipologia prevista tra quelle esenti da autorizzazione paesaggistica.

 

L’ordinanza distingue poi tra gli interventi. Da un lato, chiarisce che l’installazione delle tende parasole, è "astrattamente eseguibile in regime di edilizia libera" e non richiede di per sé autorizzazione paesaggistica; dall’altro, certifica che le paratie trasparenti della terrazza principale risultano regolarmente autorizzate tramite Scia e autorizzazione paesaggistica già rilasciate. Diversa, invece, la situazione per la nuova terrazza a sbalzo e per le due strutture lignee con camini metallici, che "non risultano né autorizzate con pratica edilizia e paesaggistica né segnalate tramite comunicazione", e sono quindi considerate prive dei necessari titoli abilitativi.

 

Ecco perché, a El Camineto S.r.l., è stato ordinato di demolire le opere irregolari (dunque la terrazza "a sbalzo" di nuova costruzione e le due strutture in legno con i camini in metallo sul tetto) e garantire il ripristino dello stato dei luoghi entro 60 giorni. Allo stesso tempo, viene lasciata aperta la possibilità di tentare una sanatoria, presentando una domanda per verificare se le opere possano essere rese compatibili con i vincoli paesaggistici ed edilizi. In alternativa, entro la stessa data, la società può fare ricorso al Tar o al Presidente della Repubblica.

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