Il Presidente del Cai Lombardia sul caso del comprensorio Colere-Lizzola: "Rimanere fermi su modelli superati non credo sia una strategia vincente"

Il progetto di collegamento sciistico tra i comprensori di Colere e Lizzola, sulle Prealpi bergamasche, da qualche tempo sta alimentando un vivacissimo dibattito a cui ha partecipato anche il Cai, con una presa di posizione delle sezioni e sottosezioni bergamasche sostanzialmente contraria, ma aperta al dialogo, e avallata dal Gruppo Regionale lombardo. Ne abbiamo parlato con il Presidente Emilio Aldeghi
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il report NeveDiversa 2025, curato da Legambiente e presentato lo scorso 13 marzo a Milano, propone come caso emblematico in un capitolo significativamente intitolato Quando la montagna non guarda oltre: brutti progetti e cattive idee il collegamento sciistico tra i comprensori di Colere e Lizzola, sulle Prealpi bergamasche, che da qualche tempo sta alimentando un vivacissimo dibattito. Ha partecipato anche il Cai con una presa di posizione delle sezioni e sottosezioni bergamasche sostanzialmente contraria, ma aperta al dialogo, e avallata dal Gruppo Regionale lombardo. Del caso Colere-Lizzola e dell’attività del Gruppo Regionale Cai Lombardia sui temi del turismo montano e della salvaguardia delle terre alte ne abbiamo parlato con il Presidente Emilio Aldeghi.
Presidente Aldeghi, sotto la sua presidenza il Gruppo Regionale Cai Lombardia ha messo in atto una determinata attività a supporto della salvaguardia di luoghi della montagna lombarda minacciati da progetti di turistificazione invernale ed estiva particolarmente impattanti dal punto di vista ambientale. Quanto è importante che, a livello locale, il Club Alpino Italiano si identifichi e si renda attivo in questo senso e con quali particolari forme ritiene che lo debba fare?
La mia azione come Presidente del GR Lombardia, sempre sostenuta da tutti i consiglieri del Comitato Direttivo Regionale, non ha fatto altro che rispettare le linee definite dal Club Alpino Italiano che al punto 1 del proprio statuto cita «L’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente quelle italiane e la difesa del loro ambiente naturale». Questo primo input sorretto anche da altri documenti di posizionamento ci pone con le antenne aperte di fronte a quei progetti che secondo noi non hanno credibilità sul lungo periodo ma hanno un impatto negativo immediato sull’ambiente. Noi agiamo operativamente con la nostra commissione TAM (Tutela Ambiente Montano) ricercando una collaborazione aperta con le altre associazioni che hanno la nostra stessa sensibilità.

Sulle montagne lombarde, interessate dall’organizzazione dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 e dal conseguente indotto turistico, sono stati presentati numerosi progetti di infrastrutturazioni sciistiche, spesso in zone che per quote ed esposizioni stanno già subendo in modo non irrilevante gli effetti della crisi climatica. Come si pone il Gruppo regionale Lombardia rispetto a tale realtà e ai territori montani interessati da queste iniziative?
Forse per l’industria del turismo l’organizzazione dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina porterà interessi economici, ma il flusso di soldi che si sono riversati su varie amministrazioni locali hanno permesso il venire alla luce progetti di infrastrutture sciistiche assolutamente irragionevoli sia per il deturpamento del paesaggio alpino, varie volte anche di aree protette, sia perché in contrasto con le previsioni dei cambiamenti climatici specialmente per le aree a bassa quota e il caso del Monte San Primo è emblematico. Il CAI non si è posto solo in una situazione di critica fine a se stessa ma ha avviato il progetto dei “Villaggi Montani” che consiste nell’individuare Comuni Alpini che in collaborazione con il CAI intendono rispettare un disciplinare che ha nella sostenibilità il suo punto fondamentale.

In tema di nuove infrastrutturazioni sciistiche, ultimamente ha destato scalpore e suscitato un vibrante dibattito il progetto di collegamento sciistico tra i comprensori di Colere, in Valle di Scalve, e Lizzola, in alta Val Seriana (provincia di Bergamo), per i quali si prevede un investimento di almeno 70 milioni di Euro, 50 dei quali pubblici. Un progetto verso il quale le Sezioni e Sottosezioni del CAI di Bergamo hanno espresso in larga maggioranza la loro contrarietà. Cosa ne pensa il Gruppo Regionale Lombardia di questa vicenda così emblematica?
Giusto per chiarezza, Il Cai Lombardia ha approvato il documento emesso dalle sezioni e sottosezioni del Cai Bergamo. Lo ha approvato valutando positivamente la posizione di ricerca del confronto, di critica al progetto per l’incidenza negativa sull’impatto ambientale e per lo sperpero di risorse economiche pubbliche che potrebbero essere indirizzate verso altre soluzioni.

Dai sostenitori del progetto di Colere-Lizzola, il Club Alpino Italiano è stato accusato di non avere titolo per esprimere pareri a riguardo e anzi, di contro, di aver «intaccato con i propri rifugi territori vergini» e che «dovrebbe pensare a sistemare i sentieri di propria competenza che fanno letteralmente schifo». Che ne pensa di tale atteggiamento nei confronti del Cai in relazione al progetto sciistico paventato?
I volontari del Cai, e sottolineo i volontari, hanno da anni contribuito attraverso la formazione continua e l’opera manuale al mantenimento dei sentieri, hanno realizzato rifugi inizialmente come base per gli alpinisti, poi divenuti meta di tante persone e quindi di un turismo coerente con l’ambiente. Trovo abbastanza sorprendente che soprattutto da parte di un sindaco ci sia l’invito a sistemare i “sentieri che fanno schifo” quando è diretta responsabilità delle amministrazioni prendersene cura. Purtroppo quando si vogliono tutelare delle posizioni si rischia di andare sopra le righe compromettendo la ricerca del dialogo.

Nel comunicato con il quale le Sezioni e Sottosezioni bergamasche hanno espresso la propria contrarietà al progetto di Colere-Lizzola, viene sottolineato come esso «resti allineato ad una visione miope e superata di “progresso e sviluppo” francamente non più sostenibile dal punto di vista ambientale». Per un territorio di questo tipo, fatto di montagne imponenti ma non troppo elevate e prossimo all'area più urbanizzata della regione, quale pensa dovrebbe essere il futuro turistico migliore e più sostenibile nel rispetto dei valori e dei principi irrinunciabili del Cai?
Personalmente sono perfettamente in linea con la posizione di contrapposizione all’allargamento del comprensorio. Ritengo che debbano essere studiate soluzioni capaci di portare interesse all’intera comunità locale senza essere ancora abbagliati dall’industria della neve che forse salverà qualche posto di lavoro, ma non credo sia la risposta a un possibile spopolamento. Vorrei citare la strategia della Regione del Maloja che ha approvato un piano di sviluppo sostenibile tenendo conto dell’economia, della società e dell’ambiente. Su questi ultimi tre pilastri occorre costruire il futuro. Per non rimanere solo nel vago si possono valorizzare o realizzare esperimenti del tipo startup (ad esempio, la produzione e valorizzazione dei prodotti locali, i gruppi di guide del territorio in tutte le stagioni, il rilancio della pastorizia, la creazione di forme di albergo diffuso) sostenute nei primi anni economicamente utilizzando gli ampi fondi regionali; si può valutare la realizzazione di poli universitari staccati sul tipo dell’Università della Montagna di Edolo; si possono inoltrare richieste per criteri di defiscalità; si può analizzare la proposta del Cai della creazioni dei “Villaggi Montani” prima citati. Io credo che, alla luce dei cambiamenti climatici, rimanere fermi su modelli superati non sia una strategia vincente.










