In uno dei "borghi più belli d’Italia" ora non si può nemmeno più fare la spesa: a Collescipoli chiude l’ultimo negozio di alimentari

Nel paese, parte del comune di Terni, oggi rimangono soltanto un ristorante, le poste e una farmacia. Candidato per il prossimo anno al premio per "I borghi più belli d’Italia", Collescipoli e i suoi oltre mille abitanti ora non hanno una bottega dove fare la spesa. A tener viva la fiaccola dell’abitabilità rimangono però le associazioni di residenti, impegnate della valorizzazione culturale e nel rilancio del territorio

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Collescipoli è un piccolo paese nel Comune di Terni che attualmente conta poco più di mille abitanti. Gira voce che il nome derivi da “colle scipionis”, in ricordo di Scipione l’Africano, il console romano, eroe della Seconda Guerra Punica. Oggi però, il ricordo di certi eroismi sembra molto lontano. Poche settimane fa, un altro dei pochi servizi rimasti a disposizione dei residenti ha chiuso. Purtroppo si tratta di un servizio di prima necessità: ora Collescipoli non ha più un negozio di alimentari.
Lo scorso aprile, la Giunta comunale aveva candidato il paese per “I borghi più belli d’Italia” per il 2026. Tuttavia, già nei primi sopralluoghi per la candidatura era emersa una serie di problemi. A dichiararlo ad Avvenire, era stato Giuseppe Rogari, presidente dell’associazione Astrolabio: “Hanno trovato abusivismo edilizio, incuria del verde, sporcizia e un disordine generalizzato. Cosa vogliamo candidare? Un paese dimenticato che stava per perdere anche l’unico centro di ritrovo?”.
L’archivio di Collescipoli racconta una storia lunga centinaia e centinaia di anni, dove molte volte il passato della nostra penisola ha lasciato il suo marchio. Nella piazza del paese, ad esempio, vi è il Palazzo Comunale, che accoglie l'Archivio dell'ex-comune di Collescipoli, con documenti che vanno dal 1429 al 1927.
Tuttavia, la storia non si difende da sola. Fortunatamente, a Collescipoli rimane viva una rete di associazioni culturali e residenti che si impegnano nel tutelarne il patrimonio e la vitalità. Il Comune ha infatti inserito il palazzo fra i beni “inutilizzati”, ovvero lasciati a disposizione per farne strutture ricettive. A raccontarlo è sempre Rogari, che spiega come i residenti siano riusciti ad impedirlo.
“C’era una manifestazione di interesse per trasformarlo in bed and breakfast: abbiamo raccolto 316 firme per bloccarla e ci siamo riusciti. Il palazzo, infatti, non è inutilizzato: oltre all’archivio storico ospita la Pro Loco, la sede distaccata dei vigili e l’unico punto di incontro del borgo”.
La promozione turistica, spesso a cavallo dell’etichetta di “borgo”, viene spesso portata avanti come unico argine allo spopolamento e alla marginalizzazione dei territori. In realtà, come ci racconta anche il caso di Collescipoli, non solo l’apporto turistico non basta di per sé a risolvere certi problemi che sono strutturali, ma anzi rischia talvolta di aggravarli. Il turismo non è negativo a priori, ma può esserlo se piantato a forza laddove già mancano i servizi primari per i residenti, rischiando di adombrare ulteriormente le loro necessità, e così di soffocare del tutto l’abitabilità del paese.
Un'altra struttura storica di pregio, Palazzo Catucci, era stato in passato sede di due università; delle quali l’ultima telematica. La gestione del Palazzo, avrebbe garantito anche che l’università si occupasse delle manutenzioni necessarie al sito; ma il Comune, sempre stando alle parole di Rogari, avrebbe chiesto un canone di affitto altissimo, facendo sì che l’università si rivolgesse altrove. Così, Palazzo Catucci è ad oggi inutilizzato.
A raccogliere le voci dei cittadini è il Borgo Arti Collescipoli (Bac), un pool di associazioni del territorio impegnate nella sua de-marginalizzazione. “Proviamo a tenere vivo il paese” spiega Andrea Giuli, giornalista e già vicesindaco di Terni, nonché coordinatore delle attività culturali per Bac, ad Avvenire.
L’antico chiostro di Santa Cecilia, cuore pulsante del paese, è ora in gestione del Bac: “Organizziamo una serie di festival musicali, conferenze, presentazioni ed eventi; parallelamente operiamo con una serie di laboratori e corsi di varie discipline artistiche. Poi realizziamo rievocazioni storiche e collaboriamo con tutte le feste tradizionali del territorio”.
L’invito di Borgo Arti Collescipoli è a creare un solido legame tra tutte le entità del territorio per affrontare questa battaglia comune. Seppur timido, qualche accenno di risposta è giunto. Lo racconta Stefano Vitaloni, presidente del Centro Sociale Collescipoli Ancescao, aderente al Bac: «La rinascita di questo chiostro ha attirato la comunità dei Nomadi Digitali, i quali stanno cercando di proporre il borgo a professionisti che lavorano in giro per il mondo. In tre si sono già fatti avanti, hanno comprato appartamenti e ad ottobre altri verranno a fare un tour: Collescipoli piace perché c’è meno frenesia rispetto al centro cittadino e il chiostro diventerebbe per loro una sorta di hub. La nostra speranza è che siano da stimolo per riportare anche un po’ di attività commerciali».
La chiusura dell’ultimo negozio di alimentari, però, ha smorzato gli entusiasmi e sta creando più di qualche problema anche dal punto di vista pragmatico. “Noi alla fine usciamo tranquillamente dal paese - dice un residente – ma gli anziani come fanno? Alcuni riescono a farsi portare la spesa a casa da qualche market che fa consegne a domicilio, ma non sempre va così”.













