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Attualità | 25 marzo 2025 | 06:00

Quando grotte e anfratti ostili aiutano a formare gli astronauti: "Il buio è totale e cambia profondamente la percezione"

Il corso di formazione dell'Agenzia Spaziale Europea prepara gli astronauti ad affrontare le missioni spaziali attraverso l'esplorazione di ambienti sotterranei terrestri come le grotte, luoghi sconosciuti e ostili, dove i sensi sono alterati. In questa intervista, Loredana Bessone - ideatrice di questo programma di formazione intensivo, che dirige dal 2011 - spiega in che modo il lavoro in team nel sottosuolo aiuta chi si sta addestrando per lo spazio

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Quando pensiamo all'esplorazione geologica, raramente immaginiamo che le grotte sotterranee possano avere qualcosa in comune con lo spazio. Eppure, queste due dimensioni estreme condividono più di quanto si possa pensare. Per scoprire le affascinanti similitudini tra il sottosuolo terrestre e l'infinito spaziale, abbiamo incontrato Loredana Bessone, Senior Instructional Technologies and Exploration Engineer presso l'Agenzia Spaziale Europea (Esa), con cui collabora da oltre 30 anni, spaziando dall'informatica alla geologia. Dal 2011, Loredana dirige il corso di formazione Esa "Caves", un programma che prepara gli astronauti ad affrontare missioni spaziali attraverso l'esplorazione di ambienti sotterranei terrestri.

 

Caves è l'acronimo di Cooperative Adventure for Valuing and Exercising human behaviour and performance Skills, un corso intensivo che mette alla prova la cooperazione tra individui, simulando le condizioni operative nello spazio. Il programma, della durata di tre settimane, prepara gli astronauti a lavorare in team multiculturali, in contesti dove la sicurezza è cruciale: le grotte. In questi ambienti estremi, i partecipanti eseguono esperimenti scientifici, mappano il territorio, documentano le attività e affrontano sfide fisiche e mentali simili a quelle che troveranno nello spazio. Caves insegna a esplorare i sistemi sotterranei come una squadra, adattandosi e collaborando per raggiungere obiettivi comuni, sempre nel rispetto rigoroso di procedure, attrezzature e protocolli di sicurezza.

 

Esplorazione geologica astronauti esa

Esplorazioni in grotta - Crediti fotografici: Esa Training "Caves"

 

Iniziamo dalle basi: perché parliamo di "grotte" e non "caverne"?

 

La differenza è sostanziale: la grotta è un ambiente naturale creato dall'erosione dell'acqua sulla roccia, che scava spazi sotterranei spesso accessibili solo a piccoli animali e, in alcuni casi, agli esseri umani. Quando l'acqua fuoriesce da questi sistemi nascono sorgenti e fiumi. Le caverne invece sono antri chiusi, spesso utilizzati come rifugi nel passato. Alcune grotte, come quelle in Francia o Australia, custodiscono pitture rupestri straordinarie.

 

esplorazione geologica

Crediti fotografici: Esa Training "Caves"

 

Il collegamento tra esplorazione delle grotte e preparazione spaziale è molto curioso. In che modo questi ambienti estremi aiutano chi si prepara per lo spazio?

 

Le similitudini sono numerose. Entrambe le esplorazioni portano in ambienti sconosciuti e ostili, dove i sensi sono alterati. Nelle grotte, come nello spazio, il buio è totale senza luce artificiale, e questo cambia profondamente la percezione. Durante le attività extraveicolari nello spazio, ad esempio, gli astronauti alternano 45 minuti di luce a 45 minuti di buio completo, simile a quello provato nelle grotte. Questa condizione crea vulnerabilità e stress, rendendo necessaria un'adeguata preparazione psicologica e tecnica.

Un altro punto in comune è la dipendenza dal supporto tecnologico: nello spazio, senza tuta e ossigeno, un astronauta non sopravvive; nelle grotte, è indispensabile l'uso di attrezzature specifiche per la sicurezza e l'illuminazione. In entrambi i casi, l'ambiente costringe ad affidarsi alla tecnologia e ai compagni di squadra.

Infine, lo stress. Le grotte, come lo spazio, sono ambienti confinati e isolati. Bisogna lavorare con risorse limitate, seguendo protocolli precisi. Tutto questo allena al lavoro di squadra, alla gestione delle emergenze e alla risoluzione dei problemi, competenze essenziali per ogni missione spaziale.

 

esa caves

Crediti fotografici: Esa Training "Caves"

 

Lei ha ideato il programma denominato Caves. Come è nata questa intuizione?

 

Tutto è partito dall'esigenza di preparare gli astronauti a collaborare in team multiculturali. La ISS è un esempio di cooperazione internazionale, quindi la formazione doveva integrare aspetti tecnici e umani. Mi sono ispirata ai fattori umani dell'aviazione e all'addestramento operativo delle forze speciali. Nel 2008 abbiamo testato le grotte come ambiente analogico e, vivendo quell'esperienza immersiva con psicologi e geologi, ho capito il potenziale unico delle grotte per l'addestramento. Così, nel 2011 è nato Caves.

 

esplorazione geologica

Crediti fotografici: Esa Training "Caves"

 

Al programma partecipano solo astronauti al primo volo o anche veterani?

 

All'inizio il programma era pensato per i "novizi", ma con le missioni di lunga durata abbiamo incluso anche astronauti esperti. Il confronto tra chi ha già volato e chi si sta preparando è prezioso durante le riflessioni serali, dove si condividono esperienze e si analizzano situazioni vissute nello spazio.

 

campo base esplorazione geologica

Campo base - Crediti fotografici: Esa Training "Caves"

 

Lei è mai stata nello spazio?

 

No, anche se mi sono candidata nel 1998, lo stesso anno di Paolo Nespoli. Però, un inserto di titanio al ginocchio mi ha esclusa dalle selezioni. Ho scelto comunque di restare in questo campo e contribuire all'addestramento di chi lo spazio lo vive davvero.

 

Un settore storicamente maschile: come ha vissuto questa esperienza?

 

Trent'anni fa le donne erano poche, spesso in ruoli di supporto. Oggi la situazione è migliorata: ci sono molte più ingegnere e scienziate. Le sfide ci sono ancora, soprattutto per chi vuole conciliare carriera e vita personale, ma i passi avanti sono evidenti.

 

raccolta campioni geologici

Crediti fotografici: Esa Training "Caves"

 

 

Loredana Bessone è nata a Saluzzo (CN) nel 1964. Laureata in Informatica all'Università di Torino e in Ingegneria dei Sistemi Spaziali all'Università di Delft, ha sviluppato la sua tesi al Cern ed è entrata in Esa nel 1990. Ha lavorato a missioni storiche come EUROMIR94, EUROMIR95 e MIR97, ed ha fatto parte del team che in Esa forma gli astronauti alle attività extra veicolari. Dal 1998 ha gestito la formazione comportamentale degli astronauti e del personale di controllo per la Iss. Ha lavorato anche al programma Aurora e agli studi di missioni umane su Marte. Oggi è responsabile dell'addestramento operativo ESA e dirige i corsi Caves e Pangaea. Speleologa dal 2009, partecipa attivamente a spedizioni e progetti di sviluppo e test di tecnologie per l’esplorazione spaziale.

 

 

 

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