Contenuto sponsorizzato
Attualità | 03 aprile 2026 | 06:00

Come si presenta Cortina a Olimpiadi concluse? Dalle cabine dell'impianto ammucchiate a terra all'incessante via vai di mezzi pesanti: il nostro reportage

Adesso che la neve in paese non c'è più, ci si accorge di quanto la sua presenza tra febbraio e marzo sia stata davvero provvidenziale durante i Giochi nel nascondere l'enorme cantiere a cielo aperto che, tuttora, si incontra allontanandosi di pochi metri dalle ordinate vetrine di Corso Italia

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Che aria si respira a Cortina d’Ampezzo, adesso che le luci dei riflettori dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali si sono spente?

 

Passeggiando per le vie del centro a poche settimane dal grande evento, l’atmosfera sembra sospesa in una sorta di limbo temporale, mentre i drappeggi colorati con i loghi di Milano-Cortina e le scritte Host City sventolano ancora, ultimi testimoni del recente grande evento.

 

Nonostante sia una mattinata di un giorno infrasettimanale qualunque, tra i negozi e i caffè si incontra un certo vivace movimento, segnale di una località che non smette mai di attirare flussi, anche quando il calendario degli appuntamenti di maggior richiamo si svuota.

 

Tuttavia, basta allontanarsi di pochi metri dalle ordinate vetrine di Corso Italia per scontrarsi con la vistosa eredità infrastrutturale lasciata dalle Olimpiadi e dalle Paralimpiadi. L’impressione è ancora quella di un cantiere a cielo aperto, caotico e provvisorio. 

 

Il momento è certamente particolare: archiviati i Giochi, a pochi giorni dalle vacanze pasquali, ci si affaccia a quel periodo di transizione tra la stagione invernale e quella primaverile (che, da queste parti, significa bassa stagione e porta con sé un tempo di passaggio, utile per prendersi una pausa o per completare i lavori programmati prima della prossima stagione estiva). 

 

Adesso che la neve in paese non c’è più, ci si accorge di quanto la sua presenza tra febbraio e marzo sia stata davvero provvidenziale durante i Giochi nel nascondere i lavori in corso, come un cancellino bianco che copre i difetti. 

La viabilità rimane tuttora il nodo più critico, con diversi cantieri stradali ancora aperti che costringono turisti e residenti a una gimkana tra asfalto provvisorio e segnaletica in divenire. Il paesaggio sonoro è dominato dal viavai incessante di mezzi pesanti e camion che trasportano materiali edili, a conferma che la trasformazione urbana della Regina delle Dolomiti è tutt’altro che conclusa. Anche la ricerca di un parcheggio resta un’impresa complessa, che costringe i visitatori a sperare di trovare posto nelle poche aree di sosta disponibili (a pagamento e tutte piene). 

Il cuore del cambiamento è visibile soprattutto guardando le grandi opere ancora in costruzione o in fase di completamento. Se i cantieri privati come quello dell’ex hotel Bellevue o degli altri alberghi in ristrutturazione sembrano procedere a ritmi serrati, è emblematica la cabinovia Apollonio-Socrepes, un’opera pubblica che appare drammaticamente ferma al palo.

Le cabine sono ancora ammucchiate nel piazzale vicino a quella che dovrebbe diventare la stazione di partenza dell’impianto. L’infrastruttura non è stata completata in tempo per le Paralimpiadi, né tantomeno per le Olimpiadi, e non si hanno notizie certe sui tempi di fine lavori, anche se Simico aveva dichiarato che il cantiere era terminato ancora lo scorso 5 marzo: "Si sono ufficialmente conclusi i lavori della Cabinovia Apollonio Socrepes". 

Spostandosi verso la zona dello sliding centre "Eugenio Monti", il confine tra l’impianto sportivo della pista da bob, lo spazio pubblico e l'area del cantiere appare quanto mai sfumato e la sensazione è quella di trovarsi dentro un grande ingranaggio ancora in movimento. 

Allontanandosi dal centro del paese e raggiungendo Fiames, il Villaggio Olimpico si staglia ancora contro il profilo delle montagne. La struttura provvisoria, che ha ospitato in centinaia di casette prefabbricate atleti e delegazioni da tutto il mondo, attende l’inizio delle operazioni di smantellamento. 

 

Le immagini che accompagnano questo servizio, realizzate il 31 marzo, raccontano proprio questo: una Cortina che prova a riprendersi i suoi spazi e la sua normalità, ma che si ritrova a fare i conti con i segni di un evento che per certi versi sta cambiando, nel bene e nel male, il volto del territorio.

Contenuto sponsorizzato