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Attualità | 10 aprile 2026 | 12:00

Dalle videocamere all'appello ai soci, l'impegno del Cai per arginare il "turismo cafone": "Dove vediamo degli atteggiamenti dannosi è importante denunciare: farsi carico della responsabilità civile e segnalare"

L'ormai consolidata frequentazione di massa non manca di presentare delle contraddizioni ormai in tutte le località più in vista delle Dolomiti. Lo sa bene Francesco Abbruscato, presidente del Cai Veneto, che negli anni ha assistito a diversi episodi di danneggiamenti, vandalismi e addirittura furti

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Tra il danneggiamento della cabinovia che porta al Pordoi e i più recenti video del soccorso al Lago di Braies, sembra di poter dire che con la primavera è tornato anche il "turismo cafone". "Se queste sono le premesse, andiamo verso un’estate drammatica" commentava il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella, in un’intervista a Il Dolomiti.

 

Dopo che, lo scorso 5 aprile, diverse persone sono piombate nell’acqua del Lago di Braies dopo il cedimento della superficie ghiacciata; nei giorni di Pasqua e pasquetta, alcuni turisti hanno deciso di concedersi delle passeggiate sul ghiaccio del lago di Alleghe, nonostante i numerosi cartelli di divieto.

 

L’ormai consolidata frequentazione di massa non manca di presentare delle contraddizioni ormai in tutte le località più in vista delle Dolomiti. Lo sa bene Francesco Abbruscato, presidente del Cai Veneto, che negli anni ha assistito a diversi episodi di danneggiamenti, vandalismi e addirittura furti.

 

"Il problema è la massiccia frequentazione e le sue modalità", asserisce il presidente. "Noi abbiamo una continua frequentazione di persone che già di per sé sono impreparate per frequentare la montagna. Per di più, la frequentano in un periodo come la fine dell’inverno, dove la conoscenza, l'esperienza e la preparazione sarebbero fondamentali perché la montagna presenta condizioni di elevata variabilità e difficoltà".

 

"Gli ultimi avvenimenti che sono capitati lì al lago di Braies o al lago di Alleghe ne sono un emblema, ma noi lo vediamo soprattutto su come ritroviamo i bivacchi del Cai a fine stagione invernale: coperte bagnate, porte aperte, neve dentro, direi poca educazione nel preservare un bene che è di tutti".

 

Da anni, molti rifugi si sono dotati di videocamere per tenere sotto controllo la quantità di neve e monitorare la sicurezza delle strutture durante gli inverni. Ecco che ora si rivelano utili strumenti per arginare il fenomeno del turismo cafone, o se non altro per documentarlo.

 

"Noi, come Cai, abbiamo l'obbligo di lasciare dei ricoveri invernali sempre aperti nei rifugi", spiega il presidente regionale. "Di conseguenza, le telecamere ci aiutano ad assicurarci che non vengano lasciate porte aperte, che non succedano atti di vandalismo o altro. Principalmente perché se succede occorre andare a sistemare al più presto".

 

"Mentre una volta il ricovero invernale del rifugio di inverno veniva adoperato in maniera molto saltuaria per gli alpinisti che facevano attività invernali, adesso il ricovero invernale dei rifugi sta diventando una meta per passare qualche notte in ambiente. Facendo molto freddo, capita che utilizzino la legna messa da parte per accendere un fuoco, e questo non va assolutamente bene. Intanto perché spesso danneggiano le protezioni dove la legna viene tenuta, ma poi soprattutto perché accendere fuochi a ridosso dei fabbricati può essere davvero pericoloso".

 

Il problema è proprio l'utilizzo di queste strutture, che negli anni ha cambiato molto le sue modalità. Quelli che un tempo erano luoghi di riparo emergenziali, adesso stanno diventando una meta, e questo comporta un enorme stress e carico di lavoro aggiuntivo per il soccorso alpino.

 

"L'anno scorso mi è stato chiesto espressamente dal Soccorso Alpino di non fare nessun post su un certo rifugio perché avevano già fatto due interventi a recuperare delle persone che erano salite impreparate. La gente pensa che per arrivare al rifugio ci siano sempre i segni o il sentiero ben tracciato ma con il manto nevoso scompare ogni riferimento e se non hai la preparazione adeguata potresti avere grossi problemi".

 

Oltre ai vandalismi a rifugi, bivacchi e sentieri, si sono segnalati negli anni anche atterraggi di elicotteri in luoghi dove non è possibile atterrare. Una pratica illegale e sconsiderata che ha destato l’attenzione dei Carabinieri forestali.

 

"Le forze dell’ordine ci hanno esortato a segnalare subito quando veniamo a conoscenza di queste cose", afferma Abbruscato, che ha rilanciato l’invito a tutti i soci Cai ed amanti della montagna.

 

"Il richiamo che sto facendo è quello di prestare attenzione e farsi sentinella dell'ambiente, del territorio. Dove vediamo degli atteggiamenti sbagliati, se non addirittura deleteri, è importante denunciare, farsi carico della responsabilità civile e segnalare queste cose ai carabinieri forestali".

 

È importante tornare a fare educazione, incentiva Abbruscato. Con questo spirito il Cai Veneto aveva promosso in passato la campagna "MontagnAmica e Sicura", con le Guide Alpine, col Soccorso Alpino e con tutti gli istruttori del Cai: "Per avvicinare il più possibile le persone e divulgare una conoscenza, perché oggi più che mai è irrinunciabile".

 

L’enorme frequentazione dell’area dolomitica sta mettendo sotto stress la montagna e chi la abita: "Dovremmo allora farci carico un po' tutti della salvaguardia di questi presidi e territori - sostiene Abbruscato - dalle sezioni di montagna a quelle di pianura".

 

Per concludere, il presidente si lascia andare ad un’amara riflessione nostalgica. "Pensavo all'enorme divario tra le abitudini di una volta, quando chi utilizzava il bivacco lasciava persino dei viveri per chi sarebbe venuto dopo, e la disattenzione di oggi, in cui certuni lasciano porte e finestre aperte, così il prossimo che sale si trova il bivacco pieno di neve".

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