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Attualità | 28 luglio 2026 | 18:00

I campanacci recano disturbo alle vacche? Possono tenere lontani i lupi? I collari GPS possono sostituirli? Come e a chi vengono applicati?

Alcuni studi suggeriscono che l’eccesso di rumore causato dai campanacci può rappresentare un fattore di stress per gli animali. Perché allora si usano ancora questi strumenti? Quali sono i vantaggi? Ne parliamo con il professor Battaglini, docente di Alpicoltura ed Etica e benessere animale all'Università di Torino

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

L'adozione dei campanacci in allevamento è spesso considerata una pratica appartenente al passato: qualcosa di desueto, che sopravvive più per folklorismo che per reale supporto alla pratica pastorale. Questa idea sembra aver mosso i turisti che, alloggiando la settimana scorsa in Val Serina, lamentavano il frastuono delle vacche al pascolo, indignandosi per la mancata soluzione del problema fino al punto di andarsene dal paese.

 

La risposta del sindaco non si è fatta attendere. In un post sui social, il primo cittadino difendeva l’utilizzo di questi strumenti. "Qui l'allevamento, i prati, i pascoli e le mucche non sono un ‘disturbo acustico’, ma la nostra storia e la nostra cultura, un presidio fondamentale per la cura del territorio e il lavoro quotidiano di famiglie e allevatori che mantengono viva la montagna tra mille fatiche. Come Sindaco ho il dovere primario di tutelare l'identità, il lavoro e le tradizioni del nostro territorio".

 

Del valore identitario e culturale dei campanacci da pascolo ci siamo occupati in un recente articolo, raccogliendo l’opinione di Annibale Salsa, antropologo di enorme esperienza specializzato nello studio delle comunità alpine. Ma, concentrandoci gli aspetti pragmatici, è davvero indispensabile l’uso di questi campanacci per l’allevamento?

 

"In realtà sì, il campanaccio continua ad avere una sua importanza per molte ragioni diverse". A spiegarcelo è Luca Battaglini, docente di Alpicoltura ed Etica e benessere animale all’Università di Torino. Il professore ha di recente pubblicato il libro Pastori, animali e pascoli. Breve viaggio in un mondo da riscoprire, quinto volume della collana de L’Altramontagna, edito da People.

 

"Dal punto di vista tecnico - spiega Battaglini - i campanacci rappresentano innanzitutto un sistema di identificazione degli animali a distanza. Per un allevatore che non sempre può avere gli animali sott'occhio, soprattutto in situazioni di emergenza o nei pascoli estesi, costituiscono uno strumento molto utile".

 

Ma in che modo vengono applicati? A quali animali? "Generalmente il campanaccio viene applicato a uno degli animali dominanti del gruppo: questo vale sia per ovini e caprini che per i bovini. In questo modo l'allevatore riesce a localizzarlo più facilmente e, di conseguenza, a individuare anche il resto della mandria".

 

Il suono del campanaccio avrebbe anche conseguenze nella gestione, anche interna, del gregge o della mandria. "Lo stesso animale dominante è spesso quello che guida gli altri verso l'acqua o i pascoli migliori e il suono della campana può contribuire a mantenere coeso il gruppo. In alcuni casi il campanaccio viene applicato ad animali particolarmente nervosi o inclini ad allontanarsi, proprio per poterli controllare meglio. In altre situazioni può aiutare a individuare rapidamente un animale che si avvicina a un capo in difficoltà, facilitando così l'intervento dell'allevatore".

 

Qualcuno, tra le funzioni del campanaccio, elenca anche la capacità di allontanare i predatori. Il professor Battaglini, tuttavia, si mostra scettico rispetto a questo argomento. "Non condivido l'idea secondo cui il campanaccio possa servire a tenere lontani lupi o altri predatori. Anzi, ritengo che possa verificarsi l'effetto opposto: così come il suono aiuta l'allevatore a localizzare gli animali, può aiutare anche il predatore a individuarli".

 

Le alternative, in effetti, esistono: ci sono oggi in commercio sistemi tecnologici che possono svolgere alcune delle funzioni tradizionalmente affidate ai campanacci, come dei collari dotati di dispositivo GPS e altri sistemi di localizzazione che consentono di individuare gli animali senza ricorrere al suono. "Tuttavia – precisa il professore – questi strumenti hanno i loro limiti".

 

"I sistemi elettronici non sempre garantiscono copertura, richiedono manutenzione e comportano costi aggiuntivi, mentre il campanaccio rimane uno strumento semplice, immediato e sempre funzionante. Inoltre, non mi sento di criticare chi continua a utilizzare uno strumento che fa parte della storia dell'allevamento e che, ancora oggi, mantiene una sua efficacia".

 

È importante ricordare poi che il loro utilizzo - se effettuato correttamente - non è indiscriminato. "Normalmente viene impiegato soprattutto durante il pascolo e - come si diceva - in genere non è indossato da tutti i capi della mandria; in stalla poi non si usa tenerlo, il suo impiego principale è all'aperto. Esistono anche differenze tra un campanaccio e l'altro. Alcuni artigiani realizzano campane con sonorità differenti e precise, studiate per renderle riconoscibili sia agli animali sia agli allevatori".

 

Durante le ore notturne (una delle lamentele dei visitatori della Val Serina era proprio quella di non riuscire a riposare) il campanaccio continua ad avere una sua utilità: consente di controllarne gli spostamenti senza doverli sorvegliare in orario notturno.  

 

"Negli ultimi anni, anche a causa delle estati sempre più calde, è diventato più frequente lasciare gli animali al pascolo durante la notte. In queste condizioni gli animali trovano temperature più favorevoli, con benefici anche per il loro benessere e, in alcuni casi, per la produzione di latte. È probabile che proprio questo cambiamento abbia reso più evidente, in alcuni territori, la presenza notturna dei campanacci. Naturalmente molto dipende dall'organizzazione della singola azienda e dalle caratteristiche del pascolo".

 

In altre occasioni, una delle principali critiche rivolte ai collari con campanaccio è stata quella di disturbare la salute stessa dell’animale, a causa del frastuono cui ripetutamente esse sono sottoposte. Ricerche autorevoli si sono concentrate sulla questione, suggerendo in effetti che un eccesso di rumore possa rappresentare un fattore di stress per l’animale.

 

"Esistono studi che evidenziano come, in alcune situazioni, il rumore possa rappresentare un elemento di disturbo per il benessere degli animali. È possibile, ad esempio, che quando tutte le vacche di una mandria sono dotate di campanaccio il livello complessivo del rumore diventi eccessivo. Per questo motivo, almeno tradizionalmente, non tutti gli animali vengono muniti della campana, ma soltanto alcuni capi, in genere quelli dominanti o quelli che richiedono un controllo maggiore. Inoltre, è probabile che esistano differenze tra le varie razze. Si tratta di un tema ancora aperto, che merita ulteriori approfondimenti scientifici".

 

Se il tema del benessere animale merita maggiore approfondimento, le recenti polemiche nate dal rumore dei campanacci – secondo il professore – sono invece il sintomo di una difficoltà nel comprendere la realtà della montagna. "Chi frequenta un territorio rurale dovrebbe sapere che il pascolo, anche quello notturno, è parte integrante del lavoro degli allevatori e contribuisce alla cura del paesaggio, al mantenimento dei prati e, in definitiva, alla qualità dell'intero ambiente montano. Chiedere di eliminare i campanacci significa, in qualche modo, non riconoscere il valore del loro lavoro".

 

"Naturalmente oggi esistono strumenti diversi e più moderni, ma credo che il problema non sia soltanto tecnico. Sostituire completamente i campanacci significherebbe allontanare ancora di più le persone dalla cultura dell'allevamento e dalla conoscenza diretta della montagna. Sarebbe un ulteriore passo verso una perdita di contatto con il nostro patrimonio agro-pastorale".

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