Contenuto sponsorizzato
Attualità | 03 novembre 2026 | 20:00

I cannoni sparano neve artificiale, ma il vento spinge i fiocchi fuori dalla pista (VIDEO). Possiamo parlare di spreco?

La neve inizia a scendere sulle Dolomiti: parliamo però di neve "tecnica". Un curioso dettaglio ha attirato la nostra attenzione lo scorso fine settimana: la traiettoria dei fiocchi, dirottata dal vento, cadeva parzialmente all'esterno della pista. Quanto può costare il fattore dispersione in termini di energia? Ne parliamo con Juris Panzani, product manager di Technoalpin

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Lo scorso fine settimana, per molte località delle Dolomiti è iniziato il periodo dell'innevamento artificiale. Tra crinali boscosi, pascoli e praterie d'alta quota, corridoi dal manto ancora verde-bruno hanno piano piano iniziato a colorarsi di bianco .

                                              

Ci è voluto un po' per notare una dettaglio fuori posto: "Guarda là, stanno sparando sugli alberi e sul prato invece che sulla pista". In effetti, a Passo Pordoi in direzione Arabba oppure a Passo Falzarego, una serie di lance e cannoni sparaneve mancava il bersaglio. Sembravano posizionati e direzionati alla perfezione, ma il vento soffiava in valle, dirottando la traiettoria dei cristalli che, in parte, si depositavano fuori dalle piste.

 

"Che spreco", abbiamo subito pensato. "Qualcuno - non tutti - sostiene che l'acqua utilizzata per produrre neve a fine stagione ritorni alla terra, ma comunque è pur sempre energia spesa a vuoto". A forza di rifletterci, lo stupore si è trasformato in curiosità.

 

L'Italia, secondo quanto riportato da Legambiente nel 2023, è tra i paesi alpini che dipendono maggiormente dalla neve programmata, con il 90% di piste innevate artificialmente. Per ogni ettaro di pista (una striscia lunga un chilometro e larga 10 metri) imbiancato con 30 centimetri di neve servono circa 1000 metri cubi di acqua e da 2000 a 7000 chilowatt/ora di energia (pari al fabbisogno annuo di una famiglia di 4 persone).

 

E se provassimo a calcolare il "fattore dispersione" da noi osservato? Quanto può essere lo spreco di risorse dovuto al vento o ad altri fattori? In mancanza dei dati necessari per rispondere a questi interrogativi, ci siamo rivolti a Juris Panzani, da 27 anni attivo nel reparto ricerca e sviluppo di Technoalpin, azienda leader nella produzione dei cannoni sparaneve.

 

Dal 2005 TechnoAlpin ha prodotto mediamente oltre 2.000 generatori di neve all'anno. Più di recente, però, il numero è cresciuto arrivando a superare i 4.500 pezzi annui (nonostante la vita stimata di tali macchine sia di oltre trent'anni). 

 

Consultato da L'Altramontagna, Panzani ha quindi risposto ad alcune domande su queste tecnologie.

Lo scorso fine settimana, molti comprensori alpini hanno attivato i propri sparaneve. Perché proprio ora? Come si decide quando iniziare ad innevare?

 

Anzitutto, bisogna accertarsi che si trattasse di innevamento vero e proprio o di una messa in servizio delle macchine.

Eccetto interventi puntuali di manutenzione, l'impianto è fermo dalla primavera, dunque quando si riparte va fatta l'ordinaria messa in servizio: viene ricollegato tutto e poi fatto un test di collaudo per vedere se tutti i generatori funzionano correttamente. Si tratta di un'operazione di qualche ora, dopodiché si spegne e si aspettano le temperature idonee e programmate per l'inizio dell'innevamento.

Ogni comprensorio, ad ogni modo, ha nel suo database tutti i dati remoti delle stagioni passate, che permettono di dire da quale temperatura e a quanta distanza temporale dall'apertura dell'impianto conviene iniziare a sparare.

Parlando dell'arco alpino, comunque, è buona pratica che per fine ottobre/metà novembre si inizi la regolare produzione della neve tecnica. Quindi, nel caso in questione, possiamo immaginare che si tratti del vero e proprio inizio dell'innevamento.

 

 

Quali condizioni meteorologiche permettono di iniziare con l'innevamento programmato?

 

Normalmente avviamo l'impianto di innevamento a -2/-3 di bulbo umido. Indicativamente con un anticipo di due o tre settimane dall'apertura. Parlando di innevamento noi non parliamo di temperatura dell'aria solamente, ma parliamo anche della correlazione tra temperatura dell'aria e umidità relativa. Per esempio, -2 di temperatura dell'aria corrispondono a -2,5 di bulbo umido quando si ha il 90% di umidità e a -2 di bulbo umido al 100% di umidità. Per farla più estrema, se si ha solo 50% di umidità, la temperatura di -2 gradi dell'aria corrisponde già a -4,7 gradi di temperatura di bulbo umido.

Questo è molto importante da capire. C'è chi vede sulla macchina +1 grado e dice: "questi per fare la neve avranno messo un additivo". Non è così. L'umidità – che la macchina non registra – è fondamentale nel calcolo: non c'è niente di artificiale, è fisica. Più l'aria è già piena di umidità, meno riusciamo ad evaporare.

Poi, oltre a temperatura e umidità dell'aria, il terzo fattore è la temperatura dell'acqua, dell'acqua accumulata nel bacino: se è ben raffreddata aiuta, se invece è calda fa perdere temperatura di partenza.

 

 

Guardando al singolo sparaneve, quanto può volerci per avere un avere un volume di neve minimo per rendere la pista sciabile?

 

Se prendiamo una superficie poco sconnessa, che normalmente è prato, per produrre la neve adatta allo sci (che va dai 30 ai 40 centimetri di spessore) si impiegano circa 70-80 ore. Questo però è il minimo, perché dopo la neve va compattata, bisogna valutare la pendenza, l'esposizione e molti altri fattori. Ragionevolmente, in una settimana si ha una copertura minima.

 

 

Esistono calcoli sulla dispersione? Quanto del materiale prodotto viene perso?

 

I calcoli esistono, ma variano a seconda del comprensorio. Una parte della dispersione è dovuta all'evaporazione, che è un agente fisico: è normale. L'altra invece è dovuta al vento. Lì ci sono delle variabili: parliamo di una dispersione che va dal 5% al 20%, nella situazione più sfavorevole.

Dipende anche molto dalla natura della pista. Se una pista è immersa nel bosco, dunque molto protetta, è diverso che una in cima al comprensorio, dove il bosco non c'è e il tracciato è molto esposto al vento.

È nell'interesse di ogni comprensorio dotare il proprio impianto di innevamento con anemometri correttamente piazzati, in modo da sospendere il lavoro delle macchine quando abbiamo troppo vento e si sa che la dispersione è maggiore. Oggi gli impiantisti sono molto attrezzati: fanno anche sorvoli col drone per vedere dove gli accumuli di neve si sono depositati sulla pista, per capire come meglio tarare l'impianto, regolarlo: l'orientamento del singolo canone, la posizione del singolo generatore di neve e così via, da appunto minimizzare queste perdite.

 

 

Quali sono le soluzioni "tecniche" per ridurre al minimo la dispersione?

 

Lo studio e il dimensionamento dell'impianto sono la cosa più importante: su quale lato della pista posiziono la macchina? Che tipo di generatore di neve? Di che taglia? Tutti questi sono interrogativi fondamentali nel momento di allestire un impianto, perché può capitare di eccedere come anche di sottodimensionare. Il sottodimensionamento non è buona cosa perché una porzione di pista non avrà la neve desiderata nell'arco di tempo che le servirebbe e quel generatore di neve funzionerebbe di continuo senza riuscire a fare quello che deve fare. D'altra parte si rischia di eccedere: non solo per la gittata ma anche nella quantità. Per un posto dove non è così necessario avere grandi quantità di neve si può mettere un generatore più piccolo. Il giusto impianto su ogni zona è la cosa basilare: questa proporzione nei vari comprensori matura anche con l'esperienza delle varie stagioni, in base alle quali si tara l'impianto al meglio.

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Attualità
| 03 novembre | 18:04
Code di centinaia di persone verso il campo base e rifiuti fino a 7.900 metri: il Nepal ha introdotto nuove regole, [...]
Attualità
| 03 novembre | 13:15
È tornata ad accendersi la bagarre tra le guide ambientali escursionistiche e le altre categorie, dopo l'ennesima [...]
| 03 novembre | 12:15
Un lungo itinerario in uno dei settori più appartati dell'Alto Adige, fino ai 2481 metri del rifugio Forcella [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato