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Attualità | 03 novembre 2026 | 18:04

Ingorghi e code interminabili sull'Everest, tutti in fila verso il campo base: e i rifiuti in alta quota continuano ad ammassarsi

Code di centinaia di persone verso il campo base e rifiuti fino a 7.900 metri: il Nepal ha introdotto nuove regole, ma il problema resta

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Con ormai preoccupante puntualità, stanno facendo il giro del mondo in questi giorni le immagini che ritraggono file di centinaia di trekker "bloccati" in coda sul sentiero che porta al campo base dell'Everest. 

 

Questo d'altronde è il periodo in cui, insieme alla primavera (aprile-maggio), si concentra la maggior parte del turismo di montagna nella zona dell'Himalaya: con la fine del monsone il clima si stabilizza e si apre la "finestra" buona di bel tempo. 

 

Alta richiesta e pochi giorni a disposizione per affrontare in sicurezza il lungo avvicinamento al campo base: a rendere la situazione ancora più complessa quest'anno ci sono state le abbondanti precipitazioni di fine ottobre che hanno di fatto creato un grosso effetto "collo di bottiglia" nei punti di accesso più a valle, dove chi aspettava un miglioramento del meteo per ripartire è stato raggiunto da altri turisti in arrivo. 

 

 

 

 

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Insomma, il risultato è quello sotto gli occhi del mondo: oltre alle code interminabili c'è poi un altro annoso problema, quello dei grossi ammassi di rifiuti abbandonati ovunque. Che riguarda soprattutto le quote più alte rispetto al Campo base, ma che è diretta conseguenza dell'aumento di presenze stagione dopo stagione. 

 

Uno dei punti che sembra essere più in sofferenza è il Campo IV da dove l'alpinista Gesman Tamang solo qualche settimana fa ha girato delle immagini inequivocabili da quello che è l'ultimo campo di alta quota prima dell'attacco finale alla vetta. 

 

A circa 7.900 metri di quota, plastica, bombole, rifiuti e materiale di ogni genere abbandonato lungo la via di salita.

 

 

 

 

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Il problema non è certo nuovo, ma nonostante le nuove strategie per contrastare il fenomeno (tra cui una tassa ambientale dedicata, controlli più rigorosi e un piano pluriennale per la rimozione dei rifiuti) non accenna a risolversi. 

 

La situazione resta critica soprattutto nelle zone più elevate della montagna, dove il recupero dei materiali è particolarmente complesso.

 

Da quest'anno il Nepal ha introdotto anche l'obbligo per ogni alpinista che tenta la scalata dell'Everest di riportare a valle almeno 2 chili di rifiuti raccolti sopra il Campo II, nelle aree dei Campi III e IV. Una misura che vuole impedire che gli scalatori raggiungano la "quota minima" di rifiuti da riportare indietro raccogliendo spazzatura soltanto nelle zone più basse e accessibili.

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