Siamo andati a vedere una gara di slittino nella nuova pista da bob di Cortina: una cosa (abbastanza) divertente che non faremo mai più

Nel pieno dell'euforia olimpica non è semplice adottare uno sguardo quanto più possibile obiettivo riguardo a quella che forse è stata l'opera più discussa: la nuova pista da bob di Cortina. Un'infrastruttura, come sappiamo, dai costi elevatissimi, sproporzionati rispetto al numero esiguo di atleti praticanti. Ma tale sproporzione può essere giustificata dallo spettacolo dal vivo? Per trovare una risposta, con L'Altramontagna ci siamo recati nella conca ampezzana con l'intenzione di assistere alle prime gare di slittino

L’inaugurazione dei Giochi invernali, come era facile prevedere, sta favorendo un entusiasmo sincero e in parte anestetizzante. Con le prime gare, con le prime medaglie, con le prime emozioni il fervore olimpico è infatti riuscito a rendere meno spigolose le vicende che ruotano attorno all’organizzazione della manifestazione a cinque cerchi e ai suoi paradossi.
Lo sport sembra quindi traghettare l’attenzione in uno spazio di tregua, che evoca ebbrezze giovanili e invita al rispetto degli atleti, capaci di farsi simbolo di dedizione e serietà, rappresentando in mondovisione valori etici altissimi, riassunti nell’abilità di unire impegno e passione.
Per queste ragioni, nel pieno dei Giochi non è semplice adottare uno sguardo non dico critico, ma quanto più possibile obiettivo, riguardo a quella che forse è stata l’opera olimpica più discussa: la nuova pista da bob di Cortina. Un’infrastruttura, come sappiamo, dai costi elevatissimi, sproporzionati rispetto al numero esiguo di atleti praticanti.
Ma tale sproporzione può essere giustificata dallo spettacolo offerto a chi vede le gare dal vivo? Per trovare una risposta, con L’Altramontagna ci siamo recati nella conca ampezzana con l’intenzione di assistere alle prime gare di slittino.
L’impressione da "lavori in corso" che, fino a qualche giorno fa, si percepiva passeggiando per Cortina è stata mascherata da un’accurata operazione di maquillage, capace in parte di nascondere la presenza dei cantieri. Ciononostante, l’atmosfera festosa – che tra atleti, preparatori, troupe giornalistiche e spettatori offre il piacere dell’incontro tra popoli e culture diversi – sta comunque diffondendo per le strade una colorata euforia.
La pista emerge tra i larici di Ronco. Non è ipogea com’era stato dichiarato e si snoda con la possenza grigiastra del cemento armato. Per riflettere sul valore dell’impianto – mi faceva correttamente notare la collega Valentina Ciprian – bisogna prestare attenzione alle prospettive.
Vista dall’interno, con le paraboliche illuminate al neon che prendono slancio dalla cornice unica delle Dolomiti ampezzane, la struttura è indubbiamente suggestiva; tuttavia, al passaggio dei primi atleti, è facile comprendere come questa disciplina possa risultare avvincente soprattutto per chi, seduto davanti al televisore, segue le gare da casa. Ben altra cosa – secondo il mio personale punto di vista – è osservare le competizioni dal vivo, con gli slittini che sbucano all’improvviso, per pochi istanti, quando in curva si alza la traiettoria. Poco più di un battito di ciglia, poi tornano a sfrecciare tra le barriere, protetti e nascosti. Perfino il momento della partenza, che per quanto riguarda lo slittino segue un percorso indipendente rispetto a bob e skeleton, è coperto alla vista.
Nonostante tutto, il fascino della novità attrae lo sguardo su ogni atleta, con la speranza di cogliere qualche particolare: la concentrazione di un volto compresso dalla visiera o di un corpo vibrante nella tensione muscolare. I migliori rappresentanti di questa specialità scorrono davanti agli occhi con una rapidità strabiliante, quasi impossibile da fissare nel ricordo.
Osservata dall’esterno, però, la pista assume un aspetto differente. Ed è l’aspetto di un’infrastruttura costata oltre 120 milioni di euro. Un’infrastruttura che avrà spese di gestione elevatissime. Un’infrastruttura calata dall’alto senza aver prima chiesto il parere della comunità ampezzana. Un’infrastruttura che aggiunge del cemento dove non ce n’era bisogno. Un’infrastruttura che va a sovvertire la scala delle priorità del territorio.
Le parole più efficaci per riassumere l’esperienza vissuta nel nuovo Cortina Sliding Centre forse si incontrano nel titolo di un celebre libro di David Foster Wallace: Una cosa divertente che non farò mai più.
Con l’impianto alle spalle nasce la più spontanea delle domande: quante risorse siamo ancora disposti a investire (in termini economici, sociali e ambientali) per creare forme di divertimento destinate a esaurirsi con la rapidità di uno slittino?

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina raccontate da L'Altramontagna














