Stavamo tornando dalle Paralimpiadi quando, sull'autobus, è salito uno sciatore statunitense che aveva appena gareggiato e ci ha raccontato la sua storia. È anche il lato umano degli atleti a rendere grandi questi eventi

Diario di una giornata nella Cortina paralimpica: vivere da vicino questo evento ci ha regalato una di quelle esperienze che vorremmo potessero raggiungere un pubblico più ampio e arrivare a tutti, per la carica di positività che sanno infondere

Se c’è una cosa che ho capito di questi Giochi (prima Olimpici, poi Paralimpici) che si stanno svolgendo a Cortina d’Ampezzo - e nelle altre sedi, si intende, ma parlo di quella che per me è più familiare - è che lo spirito olimpico esiste davvero: è fatto di gioia condivisa, emozione sportiva, incontro e vicinanza che nutrono un’atmosfera difficilmente ripetibile. Spinta da questo, oltre che dal desiderio di vedere con i miei occhi cosa sta accadendo nel mio territorio in un momento così particolare, sono tornata nella conca ampezzana in più occasioni durante questi grandi eventi (e sicuramente lo farò anche dopo, così come lo facevo prima).
Un’altra cosa che ho compreso è che Olimpiadi e Paralimpiadi non sono esattamente la stessa cosa, purtroppo. I comitati organizzatori sono diversi e anche i simboli in tal senso sono chiari: se prima eravamo abituati a vedere i cinque cerchi accanto al logo paralimpico, quando la manifestazione è in corso deve restare visibile soltanto un simbolo, quello corrispondente all’evento, mentre l’altro viene oscurato o eliminato.
Ne risulta una separazione netta, che avevo intuito leggendo interviste come questa, in cui l’atleta paralimpico Federico Pelizzari raccontava a L’Altramontagna quanto questa occasione fosse importante per il movimento e per gli sportivi che il sistema tende a lasciare piuttosto in ombra, rispetto agli atleti normodotati. Aspetti che mi sono risultati evidenti vedendo la cerimonia delle Paralimpiadi, completamente slegata da quella delle Olimpiadi, e ancora di più acquistando i biglietti per le gare di marzo, dai prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli richiesti per vedere dal vivo Sofia Goggia e Federica Brignone sull’Olympia.
Eccoci, quindi, pronti a vivere una giornata nella Cortina paralimpica.
È sabato mattina e l’autobus di linea che risale la valle del Boite è pieno. C’è chi lo usa per recarsi al lavoro e chi (cioè la maggioranza) l’ha scelto per andare a vedere le gare paralimpiche in programma nella seconda giornata ufficiale dei Giochi. In effetti, è la soluzione più pratica ed economica per raggiungere la meta, e in tanti l’hanno capito. Il trasporto pubblico è stato potenziato appositamente per offrire un servizio efficiente per le Olimpiadi e le Paralimpiadi e ne approfittiamo, confidando che questa modalità sperimentata in un periodo particolare possa prendere piede in modo strutturale.
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La corriera non sarà l’unico mezzo della giornata, anzi: il capolinea è anche il punto di partenza per la successiva navetta, Tofana Shuttle, che ha il compito di traghettare gli spettatori dalla zona dove si trovano le scuole a un punto più comodo per raggiungere le gare di sci.
Questo secondo autobus attende i passeggeri nel medesimo piazzale in cui ha trovato posto la stazione a valle dell’arcinota cabinovia Apollonio – Socrepes, il nuovo impianto che però non è ancora in funzione, nonostante Simico abbia dichiarato che il cantiere è concluso. A quanto si apprende, non sono ancora state completate le verifiche tecniche. Di certo, la stazione è transennata e le cabine giacciono a terra, non agganciate alla fune. Chiediamo informazioni e in risposta otteniamo un abbozzato invito all’inaugurazione di mercoledì (probabilmente non intendevano l’11 marzo, perché anche quella data è trascorsa senza che l’impianto sia stato aperto al pubblico).
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La cabinovia sarebbe dovuta servire a trasportare in quota gli spettatori e compare tuttora nelle mappe realizzate per aiutare il pubblico a capire come muoversi. Ma, in sua assenza, bisogna ricorrere al Tofana Shuttle, che risale la strada che porta verso Socrepes e dal finestrino offre una visuale sullo Sliding Centre. In questi giorni di Paralimpiadi non ci sono gare (perché il parabob non fa parte degli sport ammessi ai Giochi), ma ci sono maestranze al lavoro.
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La fermata di Socrepes mostra ancora tutto il suo carattere provvisorio: tra aree cantiere e transenne, sono i volontari a indicare la direzione da prendere per proseguire. Risaliamo a piedi la rampa che porta al piazzale dove si effettuano i controlli al metal detector – e dove oltre agli oggetti pericolosi vengono requisiti cibo, bevande, trombette e campanacci – e poi alla partenza della nuovissima cabinovia Lacedel-Socrepes: saliamo a bordo, sorvolando la stazione a monte della Apollonio-Socrepes, ancora recintata dalle reti arancioni da lavori in corso.
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Da lì, sappiamo di dover completare "un tratto a piedi di circa 10 minuti (450 metri) fino alla venue", come lo descrive il sito ufficiale. In pratica, si cammina in discesa su dei tappetoni di gomma stesi a bordo pista, si sale su una scalinata di metallo e si completa un ultimo pezzo nella neve, fino a raggiungere la zona di arrivo delle gare di sci a Rumerlo, dove gli spettatori possono accomodarsi nel parterre o in tribuna.
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Autobus, navetta, cabinovia, piedi: grazie a questa successione di mezzi, guadagniamo posto giusto in tempo per le gare che stanno per cominciare. Ed è qui che inizia il bello. Stare tra il pubblico variopinto di un’Olimpiade (e di una Paralimpiade), con la visione frontale delle Tofane a incorniciare la linea del traguardo è un’emozione che merita di essere vissuta. Un’emozione che esplode quando la prima atleta scende, accompagnata dalla guida: gli applausi, le grida di incoraggiamento, i cori dei tifosi tessono una trama sonora di cui è commovente far parte.
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Impariamo subito che i primi frangenti di gara si seguono dal maxischermo, poi lo sguardo può spostarsi sulla neve dell’iconica pista Olympia, raccordandosi nel punto preciso in cui gli atleti spuntano dietro al curvone più in alto. Scendono prima le donne e poi gli uomini, per un totale di sei gare: visually impaired (ipovedenti e non vedenti), standing (in piedi) e sitting (seduti). La bravura di questi atleti è strabiliante e fa sì che la mattinata – sulla carta piuttosto lunga, con l’evento in programma dalle 9.30 alle 13.30 – scorra in fretta. A volte lo sguardo si lascia distrarre da ciò che accade attorno alla sede di gara: c’è Milo, l’ermellino mascotte delle Paralimpiadi, che saltella conteso per comparire in mille foto ricordo; c’è lo speaker che intrattiene la folla e c’è il ministro Matteo Salvini, che compare a metà mattina, scortato dalle auto blu.

Tra i protagonisti del giorno ricorderemo Chiara Mazzel, che nella prima gara che seguiamo conquista una medaglia d’argento (per lei sarà la prima di una serie); i bellunesi René de Silvestro e Luca Palla, attesissimi atleti di casa; l’americano Patrick Halgren, che cade e si rialza e poi dà spettacolo dopo il traguardo diventando in breve un volto rappresentativo di questi Giochi; e poi c’è il pubblico, che riserva anche a chi taglia il traguardo dopo una caduta lo stesso calore di chi riesce a conquistare un bel piazzamento. Alle competizioni segue la consegna delle medaglie e nell’aria risuonano i sei inni delle nazioni che si fregiano dell’oro.
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Piedi, cabinovia, navetta, piedi: ripercorrendo a ritroso gli stessi passaggi dell’andata, raggiungiamo il centro di Cortina d’Ampezzo. Lo troviamo diverso rispetto alle due settimane olimpiche, anche se il braciere arde sempre al suo posto, all’ombra del campanile. In corso Italia sono rimaste le luminarie con le figure stilizzate degli sport invernali, ma le bandiere dei paesi partecipanti hanno lasciato il posto ai banner di benvenuto di Cortina. Largo Poste è stato riallestito dagli sponsor, Casa Italia al momento della nostra visita è chiusa e in fase di preparazione, Casa Slovenia non c’è più e Casa Svizzera è invece esattamente così come la ricordavamo. Le vicine postazioni delle emittenti televisive internazionali appaiono smantellate (così come l’ex hotel Concordia che serviva alla Rai): l’idea che traspare è di qualcosa da vivere in tono minore e che muove interessi più contenuti.
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L’impressione generale che filtra è di un evento "simile ma diverso" e viene da pensare che si potrebbe fare qualcosa di più per rendere davvero inclusivo questo momento, anziché far viaggiare Olimpiadi e Paralimpiadi su due binari paralleli, che in comune hanno il nome (Milano-Cortina), l’anno e quello spirito che, per fortuna, non si è spento con la cerimonia di chiusura di Verona del 22 febbraio ma anzi è ancora più vivo adesso, perché ad alimentarlo sono le persone che partecipano a questi Giochi.
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Ritornando verso casa, risaliamo sull'autobus di linea. Seduto accanto a noi c'è anche uno degli atleti che ha partecipato alle gare del mattino, Patrick Halgren. Quello che in questi giorni sta spopolando sui social come uno dei personaggi più in vista delle Paralimpiadi è un passeggero della linea 30. Racconta che a costringerlo a subire un'amputazione della gamba è stato un incidente in moto e che anche se oggi è caduto sull'Olympia lui sente di aver vinto comunque. Come dargli torto.
Sono anche questi aspetti, capaci di far emergere in modo spontaneo il lato umano degli atleti, a rendere grandi questi eventi e a far capire chi sono i veri protagonisti in grado di consegnarci un'eredità (la famosa legacy) da conservare per il futuro.
Se assistere dal vivo a una gara di slittino è catalogabile come una cosa divertente che non faremo mai più e seguire una partita olimpica di curling o di sci di fondo si è dimostrata una piacevole rivelazione, vivere da vicino le Paralimpiadi ci ha regalato un'esperienza densa e sorprendente, una di quelle che vorremmo potessero raggiungere un pubblico più ampio e arrivare a tutti, per la carica di positività che sanno infondere.

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina raccontate da L'Altramontagna














