Contenuto sponsorizzato
Sport | 05 marzo 2026 | 18:00

"Per noi paralimpici i Giochi forse valgono di più che per un atleta normo: se vinciamo ai Mondiali riceviamo giusto una pacca sulla spalla". Federico Pelizzari alle porte della seconda Olimpiade

"Da piccolo - racconta - non ero neanche a conoscenza dello sport paralimpico, anche per questo la nostra speranza è che i giovani riescano a sapere che questo spazio esiste e ha una sua dignità". Oggi, a L'Altramontagna, l'atleta paralimpico di sci alpino racconta il clima di grande entusiasmo che si respira nel villaggio, la preparazione di un campione e l'importanza dell'evento per la visibilità del movimento paralimpico

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Venerdì 6 marzo avranno ufficialmente inizio i prossimi Giochi paralimpici invernali Milano-Cortina 2026, con la cerimonia di apertura all’Arena di Verona. Fatta eccezione per il curling che già in questi giorni sta già gareggiando, da sabato si apriranno le danze per gli atleti paralimpici di tutto il mondo.

 

L’aria a Cortina è in fibrillazione, soprattutto nel villaggio olimpico di Fiames, dove centinaia di giovani atleti si sono trasferiti in vista delle prime prove. Tra questi, c’è una delle promesse azzurre: Federico Pelizzari, sciatore lecchese classe 2000, impegnato in specialità quali Discesa Libera, Slalom, Slalom Gigante, SuperG e Super Combinata, per la classe standing ("in piedi").

 

Gli atleti paralimpici di sci alpino competono infatti in tre categorie basate sulla loro abilità funzionale (sitting, standing e visually impaired), e un sistema di calcolo dei risultati chiamato cronometraggio fattoriale consente agli atleti con diverse disabilità di competere tra loro.

 

La sua è una storia come tante. Inizia a sciare da piccolissimo, con il sostegno del padre, e all’età di sei anni arriva all’agonismo, nello sci club di casa. Già allora, riesce a togliersi qualche discrete soddisfazioni. Poi, a dodici anni, ha un’incidente: lo scoppio di un petardo gli provoca una grave ferita alla mano destra, cui segue l'amputazione di tre dita e di mezzo palmo.

"Da piccolo - racconta - non ero neanche a conoscenza dello sport paralimpico, anche per questo la nostra speranza è che i giovani riescano a sapere che questo spazio esiste e ha una sua dignità". Per continuare a gareggiare, si fa realizzare una protesi che gli consente di impugnare il bastoncino. Alla fine, è stato l’allora presidente della Fisi ad andarlo a cercare: "Mi chiese se ero interessato, se volevo andare a provare questo nuovo mondo, e ho accettato. Da allora ho capito che sarebbe stata la mia strada".

 

Il mondo degli atleti olimpici e paralimpici, per quanto ci si sforzi, è una bolla in cui è difficile entrare a sbirciare, e quando ci si riesce è un gran privilegio. A permettercelo oggi è proprio Federico, che ci regala un entusiasmante scorcio all’interno del villaggio a pochi giorni dall’inizio delle competizioni paralimpiche.

 

"Il clima qui è bellissimo – racconta -, quando entri si sente che è una situazione diversa di ogni altra gara. C’è un clima di festa, sono tutti super contenti di essere qua, di poter rappresentare i propri paesi. Per molti di noi che siamo qua è uno dei momenti più importanti della vita: la fierezza di poter rappresentare tutti i tuoi connazionali si respira nell’aria".

 

Certamente dev’essere così, specialmente per gli azzurri che si trovano a rappresentare l’Italia in casa propria, davanti al proprio pubblico che attendeva questo momento da chissà quanto tempo. Anche la responsabilità, si direbbe, non è poca.

Pelizzari però si mostra stoico, e non tradisce timori: "Sicuramente c'è quella tensione in più, però è tensione buona e orgoglio soprattutto di poter rappresentare il mio paese in casa, che è una fortuna che hanno in pochi. Io cercherò di dare il meglio di me e l'obiettivo è di godermi al massimo ogni momento di questa esperienza olimpica".

 

Tutta questa sicurezza – s’intenda – non è affatto spavalderia, ma semmai consapevolezza del proprio percorso. "Domani inizieranno le prove, e noi siamo pronti. In questi mesi abbiamo spostato il focus quasi completamente su questi Giochi, mettendo la Coppa del Mondo un po' in secondo piano, e saltando diverse gare per concentrarci sugli allenamenti. L'obiettivo è senz’altro la medaglia – puntualizza –, poi se arriva bene, altrimenti cercherò di portarmi a casa comunque l'emozione di aver gareggiato alle Olimpiadi qui in casa".

 

Avere l’occasione di ospitare i Giochi, a ben vedere, è due volte importante per il Movimento Paralimpico del nostro Paese. Non solo l’immagine che questi proiettano nel mondo, ma anche – come si diceva – l’occasione per far sapere alle nuove generazioni che lo sport paralimpico è una realtà presente e strutturata.

 

"Spero tanto che queste Olimpiadi riusciranno a far conoscere ai giovani con disabilità il mondo sportivo paralimpico. Credo che potrà avere dei risvolti davvero significativi a livello giovanile. Noi abbiamo la squadra giovani dello sci alpino, ma per quanto riguarda lo snowboard o lo sci di fondo ancora mancano. Mostrare ai ragazzi giovani con disabilità che si può anche avere una carriera sportiva è importantissimo, per lo sport e per loro stessi".

 

Tanto più che, almeno per gli sport invernali, le Paralimpiadi valgono moltissimo per un para-atleta, probabilmente molto di più – azzarda Pelizzari - di quanto valgano le Olimpiadi per un atleta normodotato. "Se uno sciatore vince la Coppa del Mondo può ritenersi soddisfatto della sua stagione. Un paralimpico, al contrario, non troverà altrove il rilievo che gli offrono le Olimpiadi. A noi di essere in mondo-visione capita una volta ogni quattro anni e stop. Lo stesso vale per il tifo".

"Se un’atleta normo vince a Kitzbuhel può dirsi più che soddisfatto, e ci sono notevoli premi in denaro. Se invece prendi la medaglietta ai Mondiali, da noi, ricevi una pacca sulla spalla, metti la storia su Instagram e tanti saluti. Lo sa tua mamma, lo sanno i tuoi amici, ma in Italia non ha alcun rilievo, nessuno ti riconosce per strada".

 

Oggi molti atleti paralimpici sono a tutti gli effetti professionisti, e il movimento ha fatto considerabili passi avanti. Eppure, sottolinea Pelizzari, in confronto all'atleta normo c’è ancora un grande divario da colmare. "Nelle gare di Coppa del Mondo non abbiamo nessun premio gara; quindi se riesci alle Paralimpiadi, bene, altrimenti nulla. Certo, hai lo stipendio del gruppo sportivo, ma non si mette via poi così tanto, purtroppo. Poi, per carità, quest’anno in termini di sponsor e di attività ce ne sono stati moltissimi: la nostra speranza è che non sia esclusivamente per i giochi in casa, ma che anche possano continuare a seguirci anche nei prossimi anni".

 

Quel riconoscimento – sociale ed economico - checché se ne dica, ad un atleta può servire molto: "È davvero appagante vedere valorizzati i propri traguardi, dà quella motivazione che ti fa andare avanti in quello che fai, con dedizione e soddisfazione".

 

Lieti di questa chiacchierata, auguriamo a Federico Pelizzari un caloroso in bocca al lupo per le gare, che per lui iniziano sabato 7 con la discesa libera standing. La speranza è che lui e i colleghi riescano ad avere quel riconoscimento che meritano anche oltre questa settimana di Giochi, nel frattempo siamo certi troverà la giusta motivazione.

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Attualità
| 23 aprile | 19:00
La Provincia è l'ente intermedio che si occupa di ambiente e viabilità, ma la legge Delrio, con il voto indiretto [...]
Ambiente
| 23 aprile | 18:00
L'isola di Taiwan è stata abituata dalla storia e dalla geopolitica a vivere nell'incertezza. E incerto è anche il [...]
Cultura
| 23 aprile | 15:00
Esce "A passi leggeri", il podcast su beni comuni e diritti della natura, frutto di un lavoro di ricerca e di [...]
Contenuto sponsorizzato