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Storie | 31 maggio 2025 | 12:00

Storia di un paese che ha scommesso su un’idea vincente: a fine Ottocento contava 1400 abitanti, negli anni Ottanta 5, oggi 100

Ostana si trova nel bel mezzo della seconda fase della sua rinascita: dopo aver lavorato 40 anni alla ricostruzione fisica, sociale ed economica del comune, adesso è venuto il momento di uscire fuori dal confine e fare un discorso più trasversale, di valle

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Se vi capita di risalire la Valle Po verso la sorgente del principale fiume padano rimarrete stupiti dalla selva di cartelli che promettono fantasmagoriche esperienze, circa a metà valle, al bivio per Ostana, sulla sinistra orografica. Una selva, un bosco metallico di pali che raccontano del rifugio, del bar, della merenderia, della panetteria, dell’agriturismo, di un b&b e addirittura di un asilo.

 

Ed è tutto vero, le promesse sono reali, perché Ostana oggi, il piccolo Comune piemontese all’ombra del Monviso, è diventata un’isola felice all’interno della Valle, nonostante i suoi residenti non arrivino a quota 100. Un’isola felice che anche grazie alla cooperativa di comunità Viso a Viso, riesce oggi a gestire al meglio un ingente patrimonio pubblico realizzato in più di trent’anni di progettazione e lavoro, una cooperativa di comunità montana che quest’anno è stata insignita della Bandiera Verde 2025 di Legambiente.

Ma andiamo per gradi a raccontare questa incredibile storia di rinascita, e partiamo dal lontano 1985, quando per tutelare gli ultimi residenti un sodalizio di ritornanti e amanti del piccolo comune riesce a mettere in piedi una lista civica forte e a vincere le elezioni comunali. Ostana, che alla fine dell‘800 contava oltre 1400 abitanti, dediti ad attività agricole, zootecniche e artigiane, in quel periodo era scesa a cinque, e per lo più anziani.

 

I neo amministratori sono partiti dal patrimonio architettonico, che richiedeva manutenzione e recupero ma era fondamentalmente ancora integro e non rovinato da speculazioni o cemento, e in trent'anni di duro lavoro hanno cambiato faccia al paese: un ingresso ridisegnato con materiali a basso impatto architettonico, un rifugio-albergo gestito da una nuova famiglia, una palestra di arrampicata, un centro benessere autosufficiente dal punto di vista energetico, la casa alpina del welfare La Maizun de la Villo, il Museo, la Foresteria e Lou Purtun nella borgata Miribrart, un’illuminazione stradale con pannelli fotovoltaici, due centraline idroelettriche sulle captazioni dell’acquedotto e tanto altro ancora.

 

Un “miracolo” che ha cominciato a richiamare persone disposte a spendersi all’interno della comunità. Tanto che oggi la comunità ostanese è risalita a quota 100, di cui molti giovani, imprenditori e addirittura alcuni bambini, grazie ai quali è stata riaperta una scuola per l’infanzia, che ospita anche i bambini provenienti dai comuni vicini. E con la ristrutturazione tutto cambia, lo si vede a cominciare dalle piccole cose come le ristrutturazioni delle case private: prima salivano gli avanzi dalla città, una vecchia porta dismessa, una tettoia in lamiera di recupero, perché “quello che non serviva più giù poteva essere utilizzato su”, mentre oggi se qualcuno lavora male, se non si rispettano i materiali da capitolato, gli equilibri architettonici e ambientali, la gente va a lamentarsi in Comune.

La cooperativa Viso a Viso, nata nel 2022 per dare una risposta ad un’esigenza di comunità, perché nessuno era in rado di amministrare il patrimonio pubblico, oggi conta dodici soci, otto dipendenti, quattro con contratto a tempo indeterminato, più tre soci lavoratori in partita iva e altri a chiamata. Tanto che Federico Bernini, attuale presidente, nativo di Livorno ma naturalizzato tra Ostana e Torino, ormai non ci dorme la notte, sente la responsabilità di dover amministrare, insieme agli altri soci, una realtà bella, sana, ma molto fragile e che qualche volta fa davvero fatica dal punto di vista finanziario. «Oggi – in montagna ndr - c’è una narrazione novecentesca che costruisce un immaginario lontano dalla realtà – spiega -. Per fare impresa i conti li devi far tornare, e se non costruisci un progetto serio non ce la fai. Non ci si improvvisa. Noi ad esempio abbiamo grossi problemi di liquidità, con flussi discontinui, mentre il costo del personale è costante, e bisogna organizzarsi molto bene. Siamo un’impresa cooperativa, non un’attività a gestione familiare. La famiglia può avere flessibilità, l’impresa no, abbiamo otto stipendi da pagare, tutti i mesi. Ma questa è la prospettiva che dobbiamo adottare come orizzonte, anche per la montagna, perché la visione contemporanea è questa».

 

Ostana oggi si trova nel bel mezzo della seconda fase della sua rinascita: dopo aver lavorato 40 anni alla ricostruzione fisica, sociale ed economica del proprio comune, grazie anche all’arrivo di parecchie persone giovani, ingaggiate e con idee nuove, adesso è venuto il momento di uscire fuori dal confine e fare un discorso più trasversale, di valle. «Per fare un esempio, abbiamo messo un taccone, da soli come Comune di Ostana, al problema del trasporto dei bambini a scuola, ma non è sostenibile per noi, il problema andrebbe affrontato diversamente, perché è una questione politica da gestire a livello di Unione di comuni di valle», spiega Federico. Lo stesso vale per la sanità, la scuola e tutto l’ecosistema dei servizi. Altrimenti è inutile continuare a parlare della potenzialità della montagna se non la si dota di nuova infrastrutturazione. Perché portare su e giù da scuola cinque bambini tutti i giorni può non essere sostenibile dal mero punto di vista economico, ma senza i servizi la gente non può vivere in quota, e le famiglie non aprono imprese. «Se diciamo che i territori dalle Alpi agli Appennini hanno un senso e una funzione bisogna crederci e investirci. E magari tra qualche anno il servizio fatto per cinque bambini ne servirà 50, e dalle città è la gente scapperà per il carovita, l’inquinamento e il caldo insopportabile».

Realtà come la Cooperativa Viso a Viso di Ostana puntano su un’idea vincente: la fiducia sul fatto che in montagna ci si può tornare a vivere. E non è una cosa banale, perché per molto tempo, troppo forse, quest’idea era stata negata. La speranza che magari un giorno qualcuno sarebbe potuto tornare ha stimolato delle soluzioni, ha spinto a ristrutturare, a sostenuto i progetti di tanti, magari arrivavano semplicemente a chiedere informazioni e che poi hanno conosciuto una comunità accogliente e hanno deciso di fermarsi.

 

La speranza del ritorno ha promosso un sostegno corale e ha incoraggiato i pionieri. Come nel caso di Serena Giraudo, oggi titolare dell’azienda agricola L’Orto di Ostana, arrivata su nel 2013 per suonare musica occitana e mai più ripartita. Nel 2015, con l’aiuto di un finanziamento europeo, ha creato la sua azienda agricola, piccoli frutti, frutta, creali antichi e un laboratorio di trasformazione per composte, proprio ad Ostana. «All’inizio è stata davvero dura – ricorda l’imprenditrice -, non trovavo i terreni e senza l’amministrazione comunale non ce l’avrei mai fatta». Ma Serena oggi lavora a tempo pieno nella sua azienda, mentre suo marito per una cooperativa di valle specializzata in ristrutturazioni conservative con la pietra, e ha parecchi cantieri su Ostana. Hanno un bambino, di quattro anni, e la gestione, non ne fanno mistero, è tutt’altro che facile. «Eppure, nonostante le difficoltà, quello che fa davvero la differenza per chi rimane a vivere ad Ostana – conclude Serena - è che qui puoi portare avanti le tue idee e magari anche vederle realizzate. Qui le tue idee contano, e tanto».

la rubrica
Il mondo dei vincenti

Siamo ancora abituati a pensare alla montagna come luogo di svago delle città e della pianura che, bontà loro, sostengono le economie d’alta quota attraverso il turismo di massa e la frequentazione. Ma così non è più, si sbagliano e di grosso giornali e riviste, e noi de L’Altramontagna vogliamo raccontarvelo per primi, dando il via ad una vera e propria contro-narrazione che si appoggia sull’approfondimento dei tanti esempi emblematici presenti nei Dossier delle Bandiere Verdi di Legambiente. Una rubrica a cura di Maurizio Dematteis

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