"Spesso è fastidiosa la rappresentazione dell'abitante della montagna che vive in un luogo bucolico e lo gestisce". Storia di Malga Riondera e di Andrea e Alice Delmonego

"In realtà è un grosso lavoro prendersi cura dall'ambiente, si fa davvero fatica, altro che, e in cambio si riceve spesso solo una pacca sulla spalla, lo sforzo non viene riconosciuto concretamente da nessuno". Come si calcola, in valori misurabili, il lavoro di chi si prende cura del territorio?

Chi fa la scelta di vivere in montagna volente o nolente deve anche assolvere ad un ruolo fondamentale: concorrere al mantenimento del territorio montano. Un mantenimento che è tanto importante per le terre alte quanto per quelle basse, perché alla fine la forza di gravità fa si che i problemi, come l’acqua o le frane, scivolino inesorabilmente a valle. Quante volte ci capita di assistere agli effetti nefasti provocati da precipitazioni particolarmente violente, concentrate e improvvise, che investono i territori montani e poi da su assistiamo all’onda d’acqua e detriti che scende giù provocando ingenti danni a cose, animali e persone?
Il cambiamento climatico, che si manifesta anche attraverso la concentrazione e l’aumento di intensità dei fenomeni atmosferici, non dà scampo ai territori fragili, specialmente a quelli abbandonati e che non vengono più curati da tempo. Si produce un circolo vizioso che alimenta il dissesto idrogeologico proprio laddove le terre sono più spopolate, e vede spopolarsi i territori più dissestati. Greti dei torrenti che vengono sbarrati da terra e detriti, rocce non più arginate e legname abbandonato nei boschi, erosione dei fianchi delle montagne con crollo degli antichi muretti a secco o si sfaldano i terrapieni, boschi abbandonati e vetusti con continui schianti, pericolosi anche solo per i cercatori di funghi. In realtà a tutto questo esiste un antidoto, ed è il nuovo montanaro, colui che decide di salire a vivere in montagna che insieme ai pochi restanti, dove arriva, si fa carico del contesto naturale, lavora, ricostruisce, organizza e si prende cura del territorio. Una sorta di angelo custode del territorio che, viene da chiedersi, cosa riceve in cambio di questa sua dedizione?
"È spesso fastidiosa la rappresentazione del nuovo o vecchio abitante della montagna che vive in un luogo bucolico e ne diventa il gestore – racconta Andrea Delmonego, che con la figlia Alice e famiglia gestisce l’agriturismo Malga Riondera, nel comune trentino di Ala – perché in realtà è un grosso lavoro prendersi cura dall’ambiente, si fa davvero fatica, altro che, e in cambio si riceve spesso solo una pacca sulla spalla, lo sforzo non viene riconosciuto concretamente da nessuno". Insomma la favoletta del vado a vivere in montagna si scontra con tutta una serie di problemi che andrebbero sottolineati, con degli oneri che andrebbero in qualche modo riconosciuti. E padre e figlia, tra i pionieri della valorizzazione dei benefici ecosistemici, per primi hanno cercato di farlo: "Un giorno abbiamo deciso di dare un valore al mantenimento del territorio montano", e quest’azione gli ha portato, tra in tanti riconoscimenti, la Bandiera verde dei Legambiente nel 2023.
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Andrea, laureato in scienze forestali, si è sempre diviso tra la teoria, con l’insegnamento presso l’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico "Felice e Gregorio Fontana" di Rovereto, e la pratica, con l’attività nell’azienda agricola di famiglia a Malga Riondera, potenziata negli ultimi anni dall’arrivo della figlia con la sua famiglia, dedita all’allevamento di animali e all’utilizzo di pascoli e boschi in modo il più possibile sostenibile. Proprio grazie a questa doppia veste il professor Delmonego, ormai in pensione, ha potuto operare ragionando costantemente sugli aspetti ambientali arrivando a misurare e pianificare il suo operato e quello dell’azienda agricola. "Perché la gente che vive in montagna – spiega – si espone, e quindi ha bisogno di riconoscimenti, anche economici. E non parlo della montagna dolomitica e turistica o di quella ricca delle colture della vite o delle mele, ma di quella delle aree interne, dove bisogna fare attenzione e andare avanti poco alla volta".
Sono proprio queste le persone a cui va riconosciuto il famoso valore del mantenimento del territorio montano, alle piccole aziende agricole, a chi gestisce le malghe, calcolando il valore anche economico dei benefici eco-sistemici che sono è in grado di offrire alla comunità. Malga Riondera ha calcolato il valore dell’anidride carbonica assorbita e dell’ossigeno prodotto dalla gestione corretta dei loro pascoli e dei boschi, sommato il valore della difesa dalla erosione e della salvaguardia delle acque "che vanno utilizzate in maniera parsimoniosa e intelligente", aggiunge l’ex prof, e infine hanno dato corpo ad un aspetto spesso disatteso, e cioè al valore paesaggistico di una porzione di territorio montano mantenuto: "Il classico luogo in cui chi arriva dice 'ma che bello, ma com’è curato questo luogo!'".
La difesa e valorizzazione della biodiversità nelle sue varie forme è un beneficio ecosistemico che, secondo Malga Riondera, andrebbe riconosciuto a chi lo promuove. E una conduzione come quella di Malga Riondera dimostra come le piccole realtà di montagna, se gestite con passione e oculatezza e rispetto dell’ambiente, possono essere economie a credito nei confronti dell’ambiente. "Fin dall’inizio abbiamo posto grande attenzione alla sostenibilità ambientale – ricorda Andrea -. Dalle scelte di risparmio energetico, alla ristrutturazione in bioedilizia, dall’utilizzo delle energie alternative, al riutilizzo del rifiuto organico e al corretto smaltimento del riciclabile. In cucina proponiamo ai nostri ospiti principalmente prodotti a Km 0, misuriamo l’impronta idrica di produzioni aziendali, allevamenti e addirittura dell’ospitalità sino alla compilazione del proprio bilancio d’impatto ambientale".
E siccome l’accoglienza turistica è un’attività che permette all’azienda agricola di stare in piedi dal punto di vista economico, sebbene talvolta con un certo impatto dal punto di vista ambientale, la Malga propone ai suoi ospiti di contribuire, volontariamente, a compensarlo partendo dall’inquinamento causato dal trasferimento, che avviane generalmente in auto. E siccome viviamo tutti sullo stesso pianeta terra, Riondera ha deciso di bilanciare l’impronta ecologica di tutte le proprie attività non sostenibili, attraverso un gemellaggio con la Fondazione Otonga, finanziando un progetto di salvaguardia della foresta primaria ricca di biodiversità in Ecuador, proteggendo ogni anno una superficie equivalente in grado di assorbire la CO2 rilasciata in atmosfera. Un modello che potrebbe e dovrebbe essere esportato a tante altre realtà, di montagna, di pianura e perché no, magari anche di città.
Info: www.malgariondera.it

Siamo ancora abituati a pensare alla montagna come luogo di svago delle città e della pianura che, bontà loro, sostengono le economie d’alta quota attraverso il turismo di massa e la frequentazione. Ma così non è più, si sbagliano e di grosso giornali e riviste, e noi de L’Altramontagna vogliamo raccontarvelo per primi, dando il via ad una vera e propria contro-narrazione che si appoggia sull’approfondimento dei tanti esempi emblematici presenti nei Dossier delle Bandiere Verdi di Legambiente. Una rubrica a cura di Maurizio Dematteis














