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Sport | 10 maggio 2025 | 21:04

Sfida alla più balorda delle invenzioni umane. Il più giovane vincitore di una tappa a cronometro nella storia del Giro d'Italia si chiama Joshua Tarling

Per dare un'idea più plastica dell'eccezionalità anagrafica dello sbarbatello in questione basti dire che quando Tarling nasceva il campione che oggi ha battuto per un secondo (il "vecchio" Primoz Roglič) aveva 15 anni ed era già una promessa internazionale dello sport - per quanto lo sport in questione non fosse il ciclismo, ma il salto con gli sci. Mads Pedersen perde la maglia rosa nonostante un'ottima prova

Festival AltraMontagna

Dei tre, il Giro d'Italia è il solo grande giro in cui le tappe cronometrate vengono descritte dallo strumento preposto alla misurazione, non dalla metaforica contrapposizione tra l'atleta e lo strumento stesso. Cronometro diciamo in italiano, con una certa sobrietà rispetto ai più roboanti contre-la-montre francese e contrarreloj spagnolo, che alla lettera significano entrambi «contro l'orologio». O, per metonimia, contro il tempo.

 

È in questa accezione di sfida alla più balorda delle invenzioni umane che le prove a cronometro del ciclismo possono essere interpretate come un coraggioso affronto a un'entità misteriosa; un peculiare esercizio in cui alcune tra le più avanzate e moderne innovazioni tecnologiche vengono messe al servizio di un confronto antico quanto il mondo, quello dell'uomo con i propri i limiti, di cui il cronometro non è che un umile segnapunti.

 

Quel che intendo dire è che, nonostante il monumentale gonfiabile nero piazzato con sprezzo di ogni perbenismo sul rettilineo d'arrivo suggerisca altrimenti, le prove a cronometro non possono certo essere ridotte a una volgare questione di attributi:

La Tirana-Tirana di oggi, seconda tappa del Giro d'Italia 2025, l'ha vinta - per una serie di ragioni poco attinenti alle parti intime, la più elementare essendo il suo riconosciuto status di predestinato di questa specialità - il ciclista ritratto nello screenshot qui sopra. Il più giovane vincitore di una tappa a cronometro nella storia della Corsa rosa si chiama Joshua Tarling, corre nella Ineos, viene dal Galles ed è nato nel 2004.

 

Per dare un'idea più plastica dell'eccezionalità anagrafica dello sbarbatello in questione basti dire che quando Tarling nasceva il campione che oggi ha battuto per un secondo aveva 15 anni ed era già una promessa internazionale dello sport - per quanto lo sport in questione non fosse il ciclismo, ma il salto con gli sci.

 

(Pure lo screenshot della sua reazione alla notizia di non essere stato superato da nessuno dà un'idea plastica dell'eccezionalità anagrafica dello sbarbatello in questione):

Il vecchio Primoz Roglič si è consolato rifilando più secondi del previsto a tutti gli altri big e soprattutto sfilando la leadership della classifica generale (anche in questo caso per un secondo) a un coriaceo Mads Pedersen.

 

«Una bella sorpresa»: così Roglič ha definito una maglia rosa che non cercava, e che non è detto abbia troppa voglia di difendere per 19 giorni. L'ultima volta l'aveva indossata decisamente più a ridosso dell'ultimo traguardo, al termine della tappa numero 20 del Giro d'Italia 2023, anche in quel caso una cronometro.

Altra analogia non richiesta: Roglič è diventato il leader del Giro al secondo giorno di gara, proprio come accadde dodici mesi fa allo sloveno che sarebbe risultato il dominatore di quel Giro, e che anche quest'anno non manca di transitare sui nostri schermi con una certa frequenza:

Avremo modo di valutare se l'assenza del più forte ciclista di questa e di molte altre epoche abbia penalizzato o al contrario reso più combattuto e spassoso il Giro d'Italia che stiamo raccontando. Oggi mi limito a riportare un aneddoto riferito qualche giorno fa da un ciclista gallese un po' più stagionato di Tarling.

 

Per spiegare la diversità di Pogačar, Geraint Thomas ha raccontato nel suo podcast di quando, durante l'ultima Liegi-Bastogne-Liegi, il campione del mondo gli si è avvicinato di soppiatto: «Ha iniziato a pedalare accanto a me e a parlarmi di un nuovo orologio. Ho pensato: stiamo pedalando a 420 watt, vuoi che ne parliamo adesso? Io dovrei pensare solo a respirare!».

 

Contro l'orologio, dicevamo.

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

In una corsa di tre settimane ci sono dei giorni, soprattutto all'inizio, in cui conta soprattutto difendersi, tenere alla larga le iatture, sottrarsi alle disattenzioni e alla malasorte. L'autore del miglior salvataggio visto finora in questo avvio di Giro d'Italia è senza dubbio Richard Carapaz della EF, che nel corso della cronometro di oggi pomeriggio è riuscito a rimediare a un proprio errore di impostazione di una curva in un modo pressoché inspiegabile, oltre che vietato ai deboli di cuore:

Degno di nota, sempre in tema di salvataggi, quello operato nella stessa curva di cui sopra dal fotografo che prima di quella evitata da Carapaz aveva assistito alla scivolata di Luke Plapp, stoppando con un vellutato tocco di destro la bicicletta rotante dell'australiano:

LE FRASI DEL GIORNO

«Con la maglia rosa addosso sembro Peppa Pig in bicicletta.»

Mads Pedersen, spiegando con risibili motivazioni estetiche la brevità del suo periodo rosa

 

«È partito impugnando la bici come se fosse un toro.»

Stefano Rizzato, Raisport, invocando un po' di sana tauromachia

 

«Forse i giudici di gara un cartellino giallo dovrebbero darlo a se stessi.»

Stefano Garzelli, Raisport, in opposizione ai poteri forti

L'INTERVISTA DEL GIORNO

Introduciamo oggi una rubrica che ci trasporterà dentro i bus delle squadre, nelle camere di albergo, ovunque i protagonisti della Corsa rosa abbiano a portata di mano il loro smartphone. Ogni volta che sarà possibile, infatti, "Chat, si gira!" vi proporrà una chiacchierata con un ciclista del Giro d'Italia, realizzata prima della partenza o al termine della tappa.

 

Cominciamo con Francesco Busatto della Intermarché-Wanty, 22 anni, da Mussolente (Vicenza). Ieri, nella prima tappa del suo primo Giro, si è piazzato 4° al termine di una volata che gli ha consegnato il miglior risultato della sua carriera da professionista (oltre che un cartellino giallo della giuria per una manovra spericolata).

 

 

IL POST DEL GIORNO

In questa puntata di Un altro Giro dedicata al tempo e all'età, non potevamo esimerci dal concedere il dovuto spazio all'invecchiamento precoce di natura tricologica cui si è sottoposto Jacopo Mosca della Lidl-Trek per via di una scommessa di squadra legata alla vittoria di ieri del suo compagno Pedersen:

 

 

 

LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. Con il secondo posto di tappa alle spalle di Tarling, Roglič ha già conquistato la maglia rosa. Ha accumulato su tutti i suoi avversari principali più vantaggio di quanto generalmente previsto a questo punto della corsa: 16 secondi su Ayuso, 25 su Tiberi, 27 su Storer, 33 e 36 su Simon e Adam Yates, 37 su Carapaz, oltre 1 minuto su Gee, Bernal e Arensman.

 

Domani, nell'anello di 160 km intorno a Valona, il capitano della RedBull Bora potrebbe decidere di lasciare momentaneamente il simbolo del primato a un attaccante che non consideri troppo pericoloso per la classifica finale. Chissà, forse di nuovo a Peppa Pig - ops, a Pedersen.

Come d'abitudine, per sapere qualcosa in più su quel che vedremo o immagineremo domani sulle strade del Giro meglio consultare montagne e alberi. E una canzone, cominciamo da quella.

LA CANZONE DEL GIORNO DOPO

a cura di Filippo Cauz

 

Domani l'ultima tappa albanese del Giro si spinge verso il sud del Paese, tanto basta per portarci a casa una cosa ottima di questo transito oltreadriatico della Corsa Rosa, ovvero l'occasione per scoprire il canto polifonico (o iso-polifonico) albanese, una delle più straordinarie espressione di canto corale dell'umanità, riconosciuta persino dall'Unesco.

 

Partecipare a un'esibizione iso-polifonica non è poi diverso dall'assistere al passaggio del gruppo del Giro: una cascata colorata, melodica e ordinata, che ti entra prima negli occhi e nelle orecchie, ma che in brevissimo tempo arriva fino al cuore, e lì rimane.

 

LE MONTAGNE DEL GIORNO DOPO

a cura di Luigi Torreggiani

 

L’eterna dicotomia tra mare e montagna verrà spazzata via da una scoperta di cui corridori e spettatori faranno esperienza nella terza tappa del Giro d’Italia 2025: l’esistenza dei Monti Acrocerauni.

 

Posta lungo la riva orientale del Canale d'Otranto, questa catena montuosa larga solo 4-7 chilometri ma lunga 100 è un vero e proprio muro che s’innalza sulle acque. Dalla spiaggia ai 2.044 metri del Monte Çika, il più alto della catena, ci sono solo 5 chilometri in linea d’aria: sulla sua cima, più che sentire gli scarponi ben piantati sulla roccia, sembra di dondolare a piedi nudi su un trampolino calcareo, pronti ad un folle tuffo verso il punto il cui l’Adriatico sfuma nello Ionio.

 

Questa vertigine che caratterizza il versante occidentale del Çika è dovuta a una grande faglia tettonica, in cui molti blocchi di calcare sono scivolati l'uno sull'altro, increspandosi, innalzandosi e creando così, a picco sulla costa, forme quasi dolomitiche. Anche i corridori si incresperanno e s'innalzeranno salendo il versante occidentale del Çika fino a quota 1.030, lungo una ripida salita che a ogni tornante li costringerà (e ci costringerà) a cambiare prospettiva, mare-montagna-mare-montagna, in un balletto a cui siamo in fondo abituati, noi mediterranei.

 

L’Albania, proprio come l’Italia, è un Paese di mare fatto di montagne, dove non possono che albergare spiriti meticci, di acqua e di roccia. Dall’arrivo di tappa posto a Valona la carovana si imbarcherà verso l’Italia, ma anche se cullati dalle onde, i sogni e gli incubi notturni dei corridori saranno già proiettati alle prossime salite: Appennini, Alpi, stiamo arrivando.

LE FORESTE DEL GIORNO DOPO

a cura di FSC Italia

 

La tappa ad anello di domani attraverserà molte aree a sud di Valona, tra cui il bellissimo Parco nazionale di Llogara (in lingua locale Parku Kombëtar i Llogarasë), uno dei luoghi più suggestivi e affascinanti del Paese; un’area naturale che incarna perfettamente il connubio tra bellezza paesaggistica, biodiversità e sostenibilità ambientale. 

 

Con le sue foreste lussureggianti, le valli verdi, i pennoni rocciosi e le spiagge sabbiose della riviera albanese, Llogara è una delle principali attrazioni naturali della regione di Valona, un’area conosciuta per la sua straordinaria ricchezza naturale e storica. Tuttavia, la sua bellezza non è solo un’attrazione turistica, ma rappresenta un esempio di come la gestione forestale responsabile possa svolgere un ruolo cruciale nel preservare e mantenere l'equilibrio ecologico di uno degli ambienti più ricchi di biodiversità dell'Albania.


Il parco, che si estende su poco più di 1.000 ettari, è stato istituito nel nel 1966 per tutelare le foreste e gli ecosistemi del passo omonimo (lo vedremo durante la salita al km 121 della tappa di domani), un valico di alta montagna che si affaccia sulla riviera albanese. Qui le foreste di pini silvestri, faggete e querce dominano incontrastate, mentre lungo le pendici montuose si alternano arbusti e praterie che ospitano numerose specie di piante e fiori, molti dei quali sono endemici o rari, e sono cruciali non solo per il mantenimento della biodiversità, ma anche per la prevenzione dell'erosione del suolo, la regolazione del clima e la protezione delle risorse idriche.

la rubrica
Un altro Giro

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!

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