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Sport | 02 giugno 2025 | 12:00

Un'iniziativa che a qualcuno dei nostri lettori è forse sembrata un po' strana, ma raccontare il ciclismo è anche un modo per parlare di chi si prende cura dei territori montani

Praticare ciclismo, ma anche seguirlo in TV e attraverso il racconto scritto, arricchisce la percezione dei territori montani. Come direbbe Levi, è un’esperienza “remunerativa”, a cui abbiamo voluto dare spazio, voci e riflessioni attraverso il nostro “altro” Giro. Ringraziamo Leonardo Piccione, gli amici di Bidon Magazine ed Fsc Italia per lo stile, la professionalità e l’originalità con cui ci hanno trasmesso storie, emozioni e conoscenze. Ovviamente ringraziamo anche chi ci ha accompagnati in queste tre settimane di grande ciclismo leggendoci

Un ragazzino vestito di rosa salta come un grillo per poi correre dietro alla maglia rosa, quella vera, incitandola fino a finirsi le corde vocali.

 

Un nevaio, inquadrato dall’elicottero, è cosparso da decine, forse centinaia, di biciclette appoggiate in quell’unisco lembo di spazio a disposizione. Sono quelle di chi è arrivato pedalando fin lassù, per godersi da vicino lo spettacolo.

 

C’è chi sventola bandiere di varie nazioni, tra cui spiccano quelle palestinesi, portatrici di un messaggio politico e umanitario assieme. C’è chi fa mostra di sé con travestimenti improbabili, c’è semplicemente applaude e urla bordo strada e chi, da più distante, osserva tutto da una postazione panoramica, quasi ascetica, seduto su un fazzoletto d’erba d’alta quota.

 

Sabato il Giro d’Italia, sul Colle delle Finestre, ha toccato la sua Cima, quella dedicata al Campionissimo che faceva sognare i nostri nonni: Fausto Coppi. “Cima Coppi” significa il punto più alto raggiunto dalla corsa rosa nell’arco delle sue tre settimane, ma spesso anche garanzia di spettacolo sportivo, di battaglie epiche a suon di pedali, come quella che quest’anno ha ribaltato la classifica generale. Ma quel sostantivo, “cima”, ci ricorda anche che il ciclismo, soprattutto quello delle grandi corse a tappe, è uno sport indissolubilmente legato al territorio e all’immaginario della montagna.

 

Non solo, il ciclismo è anche possibile grazie a chi si prende cura di questi luoghi tanto meravigliosi quanto complessi. Non a caso Uncem - Unione nazionale comuni comunità enti montani - proprio sabato, sui suoi canali social, ha scritto che: “Senza Città metropolitana di Torino e senza Comuni il Colle delle Finestre non ci sarebbe”. È indubbiamente vero.

 

Lo scenario straordinario delle Alpi Cozie, le emozioni vissute grazie ai corridori, l’entusiasmo della gente arrivata lassù, la consapevolezza di chi e cosa sta dietro a tutto questo: alla fine della tappa 20 del Giro d’Italia 2025 ci siamo detti, una volta di più e con profonda convinzione, che: “Ciclismo è montagna”.

 

Per questo abbiamo deciso di raccontare il Giro d’Italia dalla prima all’ultima tappa insieme a Leonardo Piccione, agli amici di Bidon Magazine e a Fsc Italia, che ringraziamo ancora una volta per lo stile, la professionalità e l’originalità con cui ci hanno trasmesso storie, emozioni e conoscenze.

 

È stata un’iniziativa giornalistica che sicuramente a qualcuno dei nostri lettori sarà sembrata un po’ strana (soprattutto durante le tappe di pianura!). Una scelta a cui tuttavia abbiamo creduto fortemente perché pensiamo che, nonostante l’impatto e le evidenti contraddizioni di un grande evento di questo genere, tra le righe del Giro si trovino valori che riteniamo profondi e pienamente in linea con il nostro Manifesto.

 

La bicicletta, questo mezzo di trasporto che indubbiamente è una delle più grandi invenzioni dell’umanità, può essere oggi uno dei grandi veicoli per scoprire e vivere la montagna con lentezza e rispetto, pedalando tra valli e paesi, a cospetto delle grandi pareti e immersi in boschi, campi e pascoli: in quell’insieme di natura e cultura che forma il nostro paesaggio.

 

Chi ama la montagna è storicamente più affezionato agli scarponi, allo zaino da portare in spalla, ai chiodi e alle corde. Ma noi pensiamo che anche un sellino, un telaio, una catena, due ruote e altrettanti pedali possano e debbano far parte, nel presente e nel futuro, dello stesso sentimento di amore per le terre alte.

 

Per questo siamo felici di avervi raccontato il Giro d’Italia, giorno dopo giorno, pianure comprese. Si tratta di un evento unico che, ripetendosi ogni anno, ravviva in tutti noi la percezione di vivere in un Paese fatto soprattutto di montagne: territori troppo spesso dimenticati, che al contrario meriterebbero di essere messi al centro del discorso pubblico, delle scelte politiche, dell’immaginario collettivo.

 

Riproponiamo allora la frase di Primo Levi con cui avevamo iniziato questa avventura. Un pensiero che rende nitida, in poche parole, la scelta che abbiamo compiuto, sperando che l’abbiate apprezzata nonostante la sua relativa “stranezza”.

 

“Risalire a piedi o in bicicletta una valle di montagna, una di quelle che abbiamo percorso frettolosamente dozzine di volte in automobile o con i mezzi pubblici, è un’impresa talmente remunerativa, e così poco costosa, da domandarsi perché siano così rari quelli che ci si risolvono. Di solito, si tende all’alta valle, agli alti luoghi del turismo: la valle bassa rimane sconosciuta, eppure proprio qui la natura e le opere dell’uomo portano più distinte e leggibili le impronte del passato”.

 

Il ciclismo è uno sport capace di unire gesto atletico e territorio, attività fisica e desiderio di conoscenza, corse contro il tempo e testimonianze culturali. Inoltre, come evidenziato da Levi, la bicicletta riesce a capovolgere la scala delle ambizioni montane: non sono più le vette a farsi magnete del viaggiatore, bensì le valli, i paesaggi a mezza costa, i valichi. Luoghi in cui “la natura e le opere dell’uomo portano più distinte e leggibili le impronte del passato”, ma anche dove i contorni del rapporto tra comunità montane e territorio si scorgono con maggiore nitidezza.

 

Praticare ciclismo, ma anche seguirlo in TV e attraverso il racconto scritto, arricchisce la percezione dei territori montani. Come direbbe Levi, è un’esperienza “remunerativa”, a cui abbiamo voluto dare spazio, voci e riflessioni attraverso il nostro “altro” Giro.

Alla prossima pedalata!

la rubrica
Un altro Giro

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!

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