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Cultura | 30 novembre 2025 | 12:00

"Questo è uno dei momenti più complicati dell'editoria italiana. Per reagire abbiamo aperto uno spazio di collaborazione con i lettori". Storia di una casa editrice roveretana che racconta popoli, montagne e confini

di Angela Tognolini

La casa editrice Keller compie vent'anni. Due decenni di libri curatissimi, apprezzati da lettori e critica, con premi Nobel (l’autrice Herta Müller) e un territorio di riferimento, che va dalla Mitteleuropa all’Europa orientale all’Atlantico. In occasione di questo anniversario, abbiamo fatto al fondatore Roberto Keller alcune domande

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

La casa editrice Keller, nel cui catalogo compaiono numerosi libri ambientati sulle terre alte, compie vent’anni. Era il 2005 quando è stata fondata da Roberto Keller a Rovereto. Due decenni di libri curatissimi, apprezzati da lettori e critica, con premi Nobel (l’autrice Herta Müller) e un territorio di riferimento, che va dalla Mitteleuropa all’Europa orientale all’Atlantico. In occasione di questo anniversario, abbiamo fatto al fondatore alcune domande.

 

 

Come nasce una casa editrice come la Keller, in Trentino?

 

Diciamo che una casa editrice come Keller nasce con più "fatica" in provincia, lontano dai centri pulsanti dell'editoria nazionale di Roma, Milano, Bologna, Torino. Ci sono però anche dei privilegi, come l'essere un po' fuori dai radar, muoversi con più indipendenza e poter costruire un progetto originale. I primi anni sono passati tra pochissimi titoli e scarsissima visibilità. Il premio Nobel a Herta Müller ci ha permesso di farci conoscere, ma poi abbiamo dovuto dimostrare che non si trattava solo di un evento fortunato. È stato quasi un ripartire da zero, con più titoli, ma con la consapevolezza che avremo dovuto "raccogliere" un lettore, un libraio, un giornalista alla volta per farne il nostro pubblico e cercare di non deluderlo. Per questo accanto alla tenacia, abbiamo sempre focalizzato l'attenzione sulla qualità del lavoro per garantire credibilità e fedeltà. Nel tempo si è venuta a formare una rete di relazioni di appassionati, collaboratori, traduttori, editori stranieri e agenti che sono per noi un'autentica risorsa.

 

 

Siete anche un editore di storie di montagna, e quindi siete un osservatorio privilegiato su questo tema. Come si presenta oggi la letteratura di montagna? Di cosa si scrive, di cosa si legge, quali sono i valori aggiunti e invece i rischi delle narrazioni dominanti?

 

Questa è una domanda da jackpot, direi. La montagna è sicuramente una realtà complessa e mi piace vedere che anche i libri rispecchiano questa varietà. Certo abbiamo le biografie dei grandi alpinisti, la narrazione delle avventure in alta quota. Ma sono sempre di più i libri che ci portano a poggiare lo sguardo in un modo attento a un pubblico più largo, sulla natura, la vegetazione, l'antropologia. Poi ci sono le terre intermedie, il destino dei villaggi e paesi a mezza quota segnati da spopolamento, da tecnologia che cambia la quotidianità, da un clima che muta e obbliga a ripensare le economie e i mestieri... In realtà grandi scrittori come Mario Rigoni Stern avevano già tracciato la strada, basta guardare le sue opere: natura, storie "minori" che incrociano i mutamenti della Storia.

 

 

Fin dalla grafica, ciò che traspare dai vostri libri è una forte identità. I lettori sanno cosa troveranno nelle vostre pubblicazioni. Ci descrive il dna della Keller, ciò che vi rende voi stessi?

 

Questa identità è vera, concordo. Non abbiamo scelto una geografia fisica ma un mix di geografie interiori, di temi e di territori reali. Ovviamente il catalogo ha un cuore pulsante che è la Mitteleuropa, ma si muove in varie direzioni esplorando anche scene molto distanti. Io credo che dipenda da una parte dai nostri gusti di lettori, e dall’altra dal fatto che la Keller non ha mai delegato le scelte editoriali a nessuno, non ha mai nemmeno copiato o inseguito il mercato. Tutto viene filtrato e valutato da un unico sguardo. Arrivano proposte da collaboratori di cui ci fidiamo, ma moltissime delle opere che pubblichiamo le cerchiamo noi, in autonomia. In ogni caso la decisione di pubblicare, nella Keller, è una questione direi quasi "personale" e questo secondo me si nota nel catalogo. Poi ci sono altre cose che ci caratterizzano: sicuramente un approccio umile all'editoria e ai libri. Questo segna sia il nostro operare sia il tono della nostra comunicazione: certi di ciò che facciamo, ma consapevoli che il mondo è grande e vario.

 

Un tema particolarmente importante nella vostra produzione è "il confine": una scelta tutt’altro che neutra in un luogo come il Trentino.

 

In realtà la Keller è fortemente innestata in questa terra dove tutte le famiglie hanno avuto bisnonni nati sotto l'Impero asburgico, cresciuti sotto il Regno d'Italia e morti nella Repubblica italiana. Queste appartenenze mutate, queste vite trascinate dalla Storia... Il confine che si muove ne è un emblema. Ne nascono tante domande: può esserci uno sguardo che parte dalle storie di un Novecento drammatico per raccontare appartenenze, identità, mutamenti che accadono lungo le tante linee di divisione e incontro dell'Europa di oggi? Un editore che nasce in una terra di confine secondo me deve fare questo: diventare una opportunità per offrire orizzonti nuovi e diversi, per far capire che ciò che passa attraverso questa terra non possono essere solo merci e oggetti, ma anche storie che vengono da lontano, da mondi simili al nostro o anche diversissimi... storie che passando di qui, nelle pagine dei libri, arricchiscono il significato del termine confine che usiamo per definire la nostra terra e in parte noi stessi.

 

 

E organizzate anche un festival, Geografie sul Pasubio, che quest’anno è arrivato alla sua settima edizione...

 

Sono particolarmente legato al Pasubio: è stato montagna di confine tra Impero e Regno d'Italia e oggi lo è tra una provincia autonoma e il Veneto. Eppure alle basi del massiccio ci sono comuni che hanno vissuto tutti le stesse dinamiche: la guerra, lo spopolamento, la migrazione, la cessione di esistenze alle industrie del fondovalle... Ovviamente siamo consapevoli che andarsene fu un modo per affrancarsi da un'economia di sussistenza e costruire il futuro del Paese. Eppure ha senso per noi che, almeno una volta all'anno, il movimento a "scendere" si inverta e diventi "a salire". Durante il nostro festival, su un confine ormai silente arrivano molte voci italiane e straniere: reporter, viaggiatori, giornalisti, autori per raccontare il mondo di oggi. I prati diventano luogo di incontri e dialoghi. A chi partecipa chiediamo una conquista non solo simbolica con la risalita dei sentieri, l'ascolto attento e l'accettazione di cosa sia la montagna e cosa significhi muoversi con rispetto. Sono molto felice nel vedere che appena lanciamo la nuova edizione, subito tutti i posti vengono prenotati. Abbiamo partecipanti da tutta Italia e dalla Svizzera, che poi passano il tempo con i reporter, cenano con loro in rifugio, condividono i sentieri.

 

 

Quali sono le sfide che volete lanciare in futuro?

 

Questo è uno dei momenti più complicati dell'editoria italiana: contrazione del mercato, riposizionamento dei grandi gruppi editoriali... Lo spazio per l'indipendenza non come forma mentis, ma come forma di impresa che rischia in proprio senza l'ombrello protettivo dei grandi gruppi, si sta riducendo sempre più.

Per reagire abbiamo aperto uno spazio di collaborazione con i lettori e in particolare con i Gruppi di Lettura, per esempio, realizzando delle carte da "gioco" per discutere sui libri. Inoltre stiamo lavorando all'idea di un magazine semestrale. Per il resto abbiamo allargato il numero delle collane con l'arrivo di Mokla (acronimo di Klassiker aus Mittelosteuropa) che propone classici dell'Europa centrale e orientale e con 20K che omaggia i nostri vent'anni con ripubblicazioni di grandi libri del nostro catalogo con una veste grafica speciale e una tiratura limitata.

 

 

In copertina: fotografia di Lucia Baldini

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