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Cultura | 05 gennaio 2026 | 18:00

Conoscere la montagna grazie al Pandoro: un 'dolce' sistema per imparare a leggere i dislivelli sulle carte geografiche ideato da un laboratorio della Sapienza

"Tagliandolo orizzontalmente a stelle concentriche e disponendole giustapposte una sull’altra, potremmo rappresentare in maniera molto schematica il funzionamento delle curve di livello", spiega il professor Riccardo Morri, docente di Didattica della Geografia all’Università La Sapienza di Roma, nonché presidente dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (Aiig). Coinvolgendo aspetti emotivi ed esperienziali nell’insegnamento, il celebre dolce del Natale si rivela un efficace strumento didattico

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Quella delle isoipse, altrimenti dette "curve di livello", è una tecnica introdotta a metà dell’Ottocento per rappresentare il dislivello di un pendio, permettendo di comprendere le differenze di altezza di un rilievo osservando una carta bidimensionale. Non tutti però, compresi gli abituali frequentatori della montagna, ne sanno leggere le informazioni.

 

I futuri docenti di geografia ora hanno uno strumento in più per insegnarlo ai più piccoli: il Pandoro.

 

Sull’originalità dietro l’invenzione del tradizionale dolce natalizio, abbiamo già parlato in un articolo di qualche giorno fa. C’è da credere, però, che né il pasticcere Melegatti, né l’artista che ne disegnò l’iconica forma, avrebbero mai sospettato un suo simile utilizzo.

 

L’idea è del professor Riccardo Morri, docente di Didattica della Geografia all’Università La Sapienza di Roma, nonché presidente dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (Aiig). L’obiettivo è quello di insegnare e far sperimentare agli studenti del primo ciclo scolastico l’uso delle curve di livello.

"È un approccio didattico inventato una decina di anni fa e che adesso abbiamo trasformato in un laboratorio, già messo in pratica all’Università in occasione della Notte europea della Geografia. Io stesso lo insegno agli studenti del mio corso di Didattica della geografia, che saranno poi i futuri docenti di geografia della scuola".

 

Il pandoro, magari con una bella spolverata di zucchero a velo, richiama già di per sé l’immagine della montagna innevata. "Tagliandolo orizzontalmente a stelle concentriche - spiega quindi il professore - e disponendole giustapposte una sull’altra, potremmo rappresentare in maniera molto schematica il funzionamento delle curve di livello, le isoipse".

 

Queste linee sono circolari e chiuse, e collegano tutti i punti con la stessa quota rispetto al livello del mare. La differenza di quota tra un’isoipsa e l’altra è chiamata "equidistanza", e rappresenta il dislivello tra una linea e la successiva. Unite concentricamente l’una all’altra, infatti, le curve di livello rappresentano la pendenza di un certo pendio: più sono vicine, più il versante è inclinato.

 

Sulle carte geografiche prodotte dall’Istituto Geografico Militare Italiano o dagli altri enti geografici nazionali, la tecnica di rappresentazione del rilievo è legata all’uso delle isoipse. La cartografia di uso didattico, invece, punta maggiormente sull’uso delle tinte altimetriche. "Anche lì alla base ci sono dei criteri: non vengono scelte a caso, ci sono studi che sono stati fatti e quindi noi cerchiamo di avvicinare gli studenti a una lettura consapevole".

"Con dei cartocci colorati, poi, introduciamo anche il tema del cromatismo, quindi la restituzione delle diverse fasce altitudinali attraverso l’uso di tinte altimetriche".

 

Se nelle carte a grande scala (aree poco estese con alto livello di dettaglio) si usano le curve di livello; in quelle a piccola scala, si usano colori convenzionali (le "tinte altimetriche") per identificare le fasce altimetriche: verde per le pianure, giallo ocra per le colline e marrone per le montagne.

 

"Il passaggio alle tre dimensioni è quello didatticamente più impegnativo da affrontare, sia per gli studenti che per i docenti della scuola, visto il livello di complessità tecnica dell’argomento. In questa maniera, invece, giocando anche sulla dimensione affettiva e emotiva che definisce il pandoro, si riesce a spiegare concettualmente quello che è il meccanismo di restituzione in ambito cartografico dei rilievi".

 

Rappresentato a due dimensioni in una carta geografica, dunque, la "montagna pandoro" apparirebbe come una serie di stelle concentriche, nel quale il perimetro delle stelle più ampie corrisponde ai livelli di quota più bassi, e, man mano che ci spingiamo verso il centro, l’altitudine sarà sempre maggiore rispetto al livello del mare.

 

"L’utilizzo del pandoro permette proprio di unire insieme queste due dimensioni: quella dell’orizzontalità del disegno e la verticalità della montagna o dei rilievi in generale".

Il sistema delle curve di livello non è una riduzione della complessità, ma un passaggio necessario a rendere rappresentabile la complessità, che altrimenti sarebbe impossibile da restituire. "Questo approccio, in qualche modo anche ludico - aggiunge Morri - permette di puntare l’accento su una dimensione esperienziale della geografia, una frontiera didatticamente all’avanguardia, perché più efficace nel far breccia, toccando ricordi ed emozioni, sulle giovani menti".

 

Di questi temi, il professor Morri si è occupato nel volume Disegnare il mondo. Il linguaggio cartografico nel primo ciclo di istruzione, edito da Carocci. "Prendere confidenza con il linguaggio della geograficità, e quindi con l’uso della cartografia, è un passaggio assai utile per creare un legame con il territorio, un approccio più consapevole ad esso, a dare il senso della montagna".

 

Buona parte del territorio italiano è montuoso ma è anche la porzione meno popolata. Molti lo conoscono per esperienza diretta, ma è fondamentale anche per chi vive in altri contesti riconoscere quelle che sono le caratteristiche principali della rappresentazione dei territori montuosi. "Che uno scelga di vivere in montagna, che diventi un professionista della montagna, un escursionista più o meno abile o un semplice turista, comunque è importante sviluppare una relazione di tipo affettivo con l’ambiente montano: ecco, l’idea 'del Pandoro' ha quest’ambizione".

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