Cos’ha a che fare San Rocco, guaritore delle pestilenze, con la Vallagarina? Cinque tappe e settanta chilometri per un cammino "nato dal basso"

"Abbiamo recuperato le vecchie vie di collegamento tra i paesi, senza creare nulla di nuovo. Esplorando strade e sentieri, abbiamo incontrato ben 28 monumenti - tra capitelli, chiese ed edicole - dedicati a San Rocco”: è nato così un itinerario che porta alla scoperta del basso Trentino. Una nuova forma di approccio al territorio che, prima ancora che guardare al turismo, è stata voluta dalla comunità per creare rete tra i suoi abitanti. Ce lo racconta Ulisse Paolini, rappresentante dell'associazione che si occupa della promozione e manutenzione del Cammino di San Rocco

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il Cammino di San Rocco è un percorso di 70 chilometri, diviso in cinque tappe che attraversano i Comuni di Mori, Ronzo-Chienis e Brentonico, nella Vallagarina. Non solo, il Cammino è il risultato di un progetto di comunità durato due anni; che si è concretizzato con l'inaugurazione del Cammino ad agosto 2022.
Ulisse Paolini, rappresentante dell'associazione che si occupa della promozione e manutenzione del Cammino di San Rocco, ci ha raccontato il progetto, come si è sviluppato e i risultati raggiunti a tre anni dalla partenza.

“Il cammino è un doppio anello. Nei primi tre giorni si parte da Mori per attraversare la Valle di Gresta. Poi, alla fine del terzo, si torna a Mori per intraprendere le ultime due tappe nel versante opposto, sull’altopiano di Brentonico. C’è un’enorme varietà di paesaggi. Nella Valle di Gresta, orto biologico del Trentino, si trova un paesaggio rurale tipicamente caratterizzato da terrazzamenti e muretti a secco, con una agricoltura semplice e tradizionale. Sul lato opposto, verso Brentonico, siamo ai piedi di Monta Baldo, caratterizzato da una biodiversità eccezionale; in questa zona merita particolarmente il passaggio in mezzo ai castagneti, soprattutto d’autunno”.
Ulisse - nomen omen, verrebbe da dire - ci racconta il cammino che ha contribuito a creare con un orgoglio che è già di per sé un invito al viaggio.
Si tratta di un cammino di media montagna che permette di conoscere un territorio meno turistico del classico Trentino e vuole anzi valorizzare zone meno conosciute. Gli abitanti della Vallagarina, dopo tre anni dall’inaugurazione, sembrano aver accolto i circa 500 viandanti, che affrontano ogni anno il cammino, con curiosità e apprezzamento verso questa forma di turismo, che in Trentino, pur essendoci, è ancora decisamente secondaria.
“A dire la verità - puntualizza Ulisse - alle spalle del progetto c’è tutto un lavoro di comunità. Non è stato calato dall’alto, né progettato primariamente con obiettivi turistici, ma con l’intenzione soprattutto di fare rete sul territorio. L’idea del cammino è venuta solo di conseguenza a questo lavoro di rete”.
È sempre Ulisse a raccontarmi che il progetto è nato quando Ataf - un’associazione attiva nella promozione dell’interazione sociale - ha vinto un bando per un progetto di comunità nel comune di Mori. Da qui, con l’intenzione di far dialogare cittadini e associazioni, l’idea che ha coinvolto in maniera più trasversale le varie realtà è stata quella di ideare un cammino che toccasse tutte le frazioni di Mori; poi esteso ai comuni di Brentonico e Ronzo-Chienis, in Val di Gresta.
Quello di cui mi parla è un percorso lungo oltre due anni, tra serate informative e coinvolgimento di personale; ma anche raccolta di storie e aneddoti sul campo, molte delle quali venivano tramandate soltanto oralmente. “Insomma, abbiamo provato a dare un senso al cammino che andasse oltre l’escursionismo”.

“Il filo conduttore è stato San Rocco. Per tracciare il percorso abbiamo recuperato le vecchie vie di collegamento tra i paesi, ripristinandole laddove si erano andate a perdere, senza creare nulla di nuovo. Ecco che, esplorando strade e sentieri, abbiamo incontrato ben 28 monumenti - tra capitelli, chiese ed edicole - dedicati a San Rocco”.
Anche se non ci sono attestazioni storiche del suo passaggio in valle, infatti, San Rocco è un santo molto venerato nella zona. Anche in Trentino ci sono testimonianze di un’epidemia di peste diffusasi nella prima metà del 1600. Anzi, proprio la Vallagarina fu a lungo sospettata di essere il focolaio del contagio. San Rocco perciò, canonizzato come il santo guaritore degli appestati e protettore dalla peste, fu spesso invocato dagli abitanti, che eressero in suo nome diversi di questi monumenti.
“Inoltre, lo sviluppo di questo progetto è iniziato a metà 2019 e proseguito fino al 2022, dunque ha attraversato in pieno la fase della pandemia. Ecco allora - conclude Ulisse ridendo - che, a maggior ragione, abbiamo scelto di dedicare a lui questo cammino: anche un po’ per scaramanzia”.
“Il cammino è stato inaugurato proprio il giorno di San Rocco, il 16 agosto del 2022”. Ulisse e gli altri volontari hanno organizzato la manifestazione nella piazza di Mori, dove - mi racconta - hanno pensato di creare una ricostruzione in miniatura del cammino, che la gente poteva attraversare. Ad ogni tappa della miniatura c’erano dei rappresentanti di quella zona che la illustravano, segnalando i punti di interesse storico. “L’idea che volevamo trasmettere era proprio che il cammino non è solo camminare, ma anche incontrare persone, ascoltare storie e contemplare le bellezze della nostra valle”.
“Pensa, per esempio, che nella prima tappa, superato il paese di Nomesino, si incontra una piccola località, Corniano, dove c’è una splendida chiesa romanica dedicata a Sant’Agata, circondata dai campi. La cosa straordinaria è che, per come è stata progettata, nel giorno di Sant’Agata, al suo sorgere, la luce del sole attraversa la chiesa da una parte all’altra attraverso due fenditure a forma di croce. Noi siamo stati ad assistere a questo evento, ed è veramente suggestivo”.

Quello dei cammini è un modello turistico in crescita, da approfondire. Ad essere determinante, ben oltre l’etichetta del “turismo slow”, è il rapporto di scambio che si instaura tra paesani e viandante, ospitante ed ospitato, che in qualche modo sembra mantenere – almeno ad oggi – un equilibrio che altre forme di approccio turistico hanno perduto. Forse è una questione di numeri, che ancora decisamente non competono con quelli del turismo di massa.
Il concetto di “cammino”, per la nostra esperienza, sembra possedere dei valori che meritano di essere conservati. Uno di questi può essere la consapevolezza di affrontare di un percorso che, in ogni caso, porta ad un cambiamento; così in colui che lo attraversa, come nel territorio che si lascia attraversare.













